Vai direttamente ai contenuti

EN FR

Modulo ricerca nel sito

sei in: Home | Sottosegretario | Post di Gozi | Berlino rispetti tutte...

Berlino rispetti tutte le regole, UE punti su crescita o rischia disgregazione

  • Segnala presso:
  • Delicious
  • Diggit
  • Facebook
  • Google
  • OKNOtizie
  • Technorati
  • My Yahoo

L'Europa deve cambiare ricetta se non vuole soccombere ai populismi distruttivi e la Germania, che dell'UE è un pilastro, deve rispettare tutte le regole, anche quelle che non gradisce, per far ripartire la crescita. La critica all'immobilismo europeo è una delle parole d'ordine della politica europea dell'Italia.

Il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble ricorda spesso le regole che gli piacciono e dimentica quelle che non gli piacciono: ma le regole si applicano tutte, anche quelle sugli squilibri commerciali.

L'UE chiede a Berlino di cambiare una certa politica economica e commerciale, di fare di più per la domanda interna perchè è miope continuare a puntare solo sulle esportazioni senza fare investimenti. In quest'ottica, il ritorno alla politica tedesca del socialdemocratico Martin Schulz, dopo l'esperienza al Parlamento di Strasburgo, può portare in Germania un'idea di politica europea più sensibile e pronta al cambiamento, soprattutto sui temi economici e sociali.

L'Italia, da parte sua, fa da tempo la sua parte ed il governo Renzi ha avuto il coraggio di suonare la sveglia all'Europa, che invece si addormenta regolarmente, per proporre soluzioni alternative ai populismi sui temi della sicurezza e dell'economia, sull'abbandono delle politiche di austerità e la ripresa degli investimenti.

Il rigorismo sui conti va superato e l'Italia l'anno prossimo avvierà un confronto su questo, in particolare dicendo no all'inserimento del 'Fiscal compact' nei Trattati.

Un altro no è indirizzato a chi innalza i muri con i soldi di tutti e a chi lascia il sud dell'Europa da solo a gestire il problema migratorio.

Ricordiamoci i motivi che hanno portato il governo a porre il veto sulla revisione del bilancio comunitario fino al 2020, attraverso una riserva formale. Per il bilancio successivo, a Roma si sta lavorando anche ad una proposta che preveda sanzioni ai Paesi membri che violano le materie di solidarietà, Stato di diritto e diritto d'asilo con la riduzione dei fondi di sviluppo.

Perchè non si può avere l'Europa di Bratislava, in cui non compare nemmeno la parola 'Africa' e prevale la logica di chiudersi. Rilanciare l'Europa significa anche pensare ad una nuova politica sullo stato di diritto. Su questo fronte, l'Italia vuole introdurre un sistema di revisione periodica di tutti gli Stati membri sullo stato di diritto, perché passiamo ai "raggi X" i candidati che vogliono entrare e poi nel momento in cui diventano Stato membro, sono scatole nere dove nessuno più guarda. E quando si parla di libertà delle minoranze, dei giudici, dei giornalisti, l'Europa non solo è distratta ma non ne parla proprio. Al contrario, o l'Europa riparte dai valori fondamentali o non riparte.

Propongo, poi, delle primarie per il nuovo candidato Presidente della Commissione e liste transazionali per gli europarlamentari che dovranno sostituire i 73 britannici dopo la Brexit. Un'Europa più democratica, infatti, passa anche dalla nascita di veri partiti europei.

Sono queste le principali considerazioni che ho fatto oggi nel corso di un Forum all'ANSA.

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

2009 © Tutti i diritti riservati