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Sul referendum costituzionale, le ragioni concrete sono tutte dalla parte del sì

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Per quanto riguarda il prossimo referendum costituzionale ritengo sia  bene ribadire, come faccio oggi su Il Dubbio, che la nostra posizione ufficiale è per il e tutti devono lavorare per questo risultato.  
 
Naturalmente bene ha fatto il presidente Renzi a chiarire che la durata del governo non è comunque legata al successo referendario, perché la personalizzazione del dibattito non giova a far capire agli italiani la portata innovatrice di questa riforma costituzionale. 
 
Il senso è quello di far capire che a ottobre non si voterà pro o contro una personalità politica o il suo governo, ma su come far funzionare meglio la democrazia.
 
Il testo del DDL Boschi licenziato dall'Aula è il meglio che si poteva realizzare in questo contesto politico e contiene tutto ciò di cui si è parlato negli ultimi trent'anni. Soprattutto, ha il merito di rispondere alle debolezze dell'attuale politica. 
 
Mi riferisco soprattutto alla riduzione dei costi e al miglioramento del sistema di produzione delle leggi, con l'obiettivo di rendere la democrazia italiana più competitiva, trasparente ed efficace, anche in ottica europea e globale. Il testo contiene tutte le proposte storiche del centro-sinistra, come il superamento del bicameralismo perfetto e il Senato delle Regioni, che erano tra le proposte dell'Ulivo nel 1996.
 
Questa riforma non nasce in provetta a Palazzo Chigi ma dopo un lungo dibattito in Parlamento e deve essere chiaro che la posizione ufficiale del Partito Democratico è quella del : a rigor di logica, proprio i parlamentari del Partito Democratico non dovrebbero far parte dei comitati per il No, soprattutto per coerenza, visto che hanno votato questa riforma in Parlamento.
 
Noi però dibattiamo con tutti e non cacciamo nessuno. Anzi, io sono convinto che la discussione faccia molto bene alle ragioni del sì: più si dibatte il merito della riforma, più diventa chiaro che non esistono ragioni concrete per votare no.

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