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Negoziato e riforme

7 luglio 2015Parole chiave: ,
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(articolo di Sandro Gozi su l'Unità)


Per uscire dall'impasse greco serve una "terza via" europea che vada oltre i nuovi nazionalismi e la miope tecnocrazia. Una "terza via" basata su una maggiore responsabilità nazionale e su una più forte solidarietà europea per costruire una vera democrazia transnazionale e una politica della crescita continentale. Il referendum di Atene va infatti a colmare parzialmente un vuoto che si è creato in Europa: il deficit di democrazia con cui è nata l'Europa, costruita troppo dai governi e troppo poco dai popoli. Però la risposta non possono essere tanti referendum nazionali: perché ieri erano gli irlandesi, oggi i greci, domani magari i tedeschi. Così si sfascia tutto. La soluzione è costruire l'Europa insieme ai popoli europei, con un voto contemporaneo in tutti i paesi interessati.

Ora la palla è nel campo di Tsipras: ha invitato a votare no, ha vinto, sta a lui presentare una proposta, che però vale per 10 milioni di greci e non per i 328 milioni di cittadini della zona euro. Da oggi deve ripartire il dialogo: non sarà certo facile, ma noi ci impegneremo ancora di più per superare quel dialogo tra sordi che si era instaurato in vari momenti del negoziato.

Impegnarsi di più vuol dire spingere per un accordo che unisca le riforme nazionali greche, necessarie per far ripartire il paese, a misure concrete di solidarietà europea per investimenti a favore della crescita e dell'occupaziorie. Un esempio? Il pacchetto di 35 miliardi proposto dalla Commissione UE a fine giugno per aiutare il rilancio dell'economia greca. Dobbiamo soprattutto ridiscutere il governo dell'Euro, che deve diventare più democratico e trasparente: c'è da sviluppare una politica economica comune, con investimenti finanziati attraverso un bilancio della zona Euro; un presidente permanente che risponda del suo operato al Parlamento Europeo e dialoghi con i parlamenti nazionali; una politica industriale europea e in prospettiva, magari dopo il 2017, una nuova revisione dei Trattati da sottoporre al voto di tutti gli europei.

Solo una vera democrazia sovranazionale potrà salvare l'Europa e gli Stati europei dalla morsa micidiale di tecnocrazia e populismo. Senza un'Europa federale e democratica, perderemo sia l'Europa che gli Stati, e saremo condannati a subire le decisioni delle altre potenze globali, dall'America all'Asia.

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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