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Più Europa con l’agenda sull'immigrazione e con le politiche per la crescita e la lotta alla disoccupazione

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Intervenendo oggi in Commissione Politiche UE alla Camera ho riferito della disponibilità del Governo italiano a rielaborare i criteri e le modalità della redistribuzione dei migranti nei vari Paesi UE, se questo può aiutare a convincere alcuni governi a sostenere le proposte della Commissione. Penso, ad esempio, al livello di disoccupazione e ai numeri dei rifugiati già accolti negli anni precedenti.

Siamo disposti a lavorare su questi criteri, ma riteniamo anche che occorra rafforzare le misure che vengono messe a disposizione di Paesi come Italia e Grecia per quanto riguarda l'identificazione. 
L'Agenda UE sulla migrazione va nella giusta direzione ma è un pacchetto che deve stare tutto insieme. Non siamo disposti a un approccio à la carte, per cui ad alcuni governi può piacere qualcosa e rifiutare altro. Riteniamo che il pacchetto debba andare avanti nel suo insieme perché solo insieme è equilibrato, anche se le resistenze sono moltissime.

Inoltre, nel contesto dell'attuazione dell'Agenda UE sulla migrazione, Frontex dovrà organizzare direttamente alcuni rimpatri. È evidente che se si ha un approccio europeo alla gestione delle frontiere, all'identificazione e all'accoglienza, è giusto che si abbia un approccio europeo anche ai rimpatri.

Secondo le cifre delle Commissione UE, meno del 40% dei rimpatri effettivi sono eseguiti. Da questo punto di vista, se vogliamo avere un approccio equilibrato al tema dell'immigrazione, dobbiamo parlare di accoglienza, identificazione e rimpatri. Gli immigrati irregolari che non hanno diritto a rimanere nell'UE devono essere rimpatriati, mentre i rifugiati politici devono essere identificati e redistribuiti in maniera equa tra tutti i Paesi dell'UE.

Per quanto concerne il tema della crescita e della lotta alla disoccupazione, occorre affermare con determinazione che la tempesta finanziaria è finita ed oggi occorre riequilibrare un approccio di politica macroeconomica che è evidentemente troppo sbilanciato dal lato dell'austerità, del rigore e dei vincoli finanziari.

Se c’è un Paese che può dimostrare che questo approccio è sbilanciato è proprio l'Italia che ha applicato alla lettera le ricette indicate e concordate negli anni precedenti, ma con risultati che non sono stati esattamente quelli sperati. Con l'applicazione, unicamente, di quelle ricette il debito pubblico è continuato ad aumentare, perché la crescita non è stata negli anni precedenti quella che come italiani avremmo voluto e il livello di disoccupazione è ancora molto elevato.

L'approccio di regole che vengono applicate in maniera identica a realtà economiche e sociali diverse sono di una UE che non ha funzionato. Dobbiamo passare da un'Europa di regole tecnocratiche a un'Europa delle politiche, che si assume la responsabilità di prendere decisioni diverse di fronte a situazioni diverse.

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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