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Il successo di Podemos dovuto all'Europa dell'austerity. Rischio Grexit è più politico che finanziario

25 maggio 2015Parole chiave: , ,
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I successi dei movimenti euroscettici o eurocritici come Podemos sono il risultato di un'Europa che ha fatto delle scelte troppo costose dal punto di vista sociale nel recente passato, senza darsi ancora degli strumenti ben definiti di giustizia economico-sociale. Paghiamo ancora le conseguenze della crisi economico-sociale che ha colpito l'Europa e i ritardi di una UE ancora incompleta.

Il successo di Podemos deve spingerci ancora di più a proseguire nel cambiamento dell'Europa che abbiamo iniziato con la nuova Commissione Juncker, con l'accento maggiore sulla necessità di un'Europa più giusta dal punto di vista sociale e dei diritti rispetto all'austerity.

In Spagna, inoltre, c'è una crisi dei partiti tradizionali, legata anche al sistema elettorale che rende il risultato più incerto. Le scelte che abbiamo compiuto in Italia con la nuova legge elettorale assicurano invece la stabilità e una chiara maggioranza, che in altri Paesi è sempre più a rischio.

Sul voto in Liguria la Spagna non c'entra niente. La scelta alle elezioni regionali liguri è tra Paita e Berlusconi, attraverso Toti. E visto il disastro del ventennio berlusconiano non mi sembra che Toti sia una scelta molto eccitante per i liguri. Sono convinto che Paita ce la farà e invito i liguri ad impegnarsi per sconfiggere anche l'astensionismo che è sempre una rinuncia alla democrazia e alla propria possibilità di scelta. Sono convinto che Paita rappresenti la nuova generazione che, insieme al governo Renzi a Roma, può innescare per tanti aspetti il cambiamento necessario anche in Liguria.

Per quanto concerne il nuovo rischio che incombe sulla Grecia questa volta lo ritengo più politico che finanziario. Fortunatamente l'Europa oggi ha degli strumenti per gestire le crisi che nel 2010-2011 non aveva, come il Meccanismo europeo di stabilità e quelli messi in campo dalla Bce.

L'Italia, d'altro canto, non è più un Paese sull'orlo del precipizio come nel 2011. I nostri conti sono a posto, le riforme le facciamo, come ha riconosciuto anche la Commissione europea. Il punto è che per l'Italia l'euro è una scelta irreversibile, uno strumento per politiche più favorevoli alla crescita e all’occupazione.

Vogliamo approfondire l'unione monetaria, completarla, avere delle politiche economiche e sociali comuni, non vogliamo perdere pezzi. La questione greca oggi è molto più politica e ci deve veder impegnati in questi giorni a risolvere i rischi politici, più che finanziari.

Dipartimento Politiche Europee

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