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Italia nell'UE, la relazione della Corte dei Conti

30 gennaio 2013Parole chiave: , ,
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Cresce il contributo dell'Italia all'Unione Europea e arriva a 16 miliardi di euro (+4,9%) mentre ne riceve appena 9,3. Lo rileva la Corte dei Conti nella "Relazione 2012 sui rapporti finanziari con l'UE e sull'utilizzo dei fondi comunitari" che fa il punto anche sull'andamento dei programmi relativi alla politica di coesione socio-economica e sul delicato tema delle irregolarità e delle frodi.

Tra il 2005 e il 2011 l'Italia ha avuto nel complesso un saldo negativo tra i contributi versati all'UE e le risorse ricevute pari a 39,3 miliardi. L'Italia, si legge nella relazione, è il terzo ''contribuente netto'' (vale a dire, i Paesi che hanno mostrato saldi negativi) dopo Germania e Francia e prima di Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio e Svezia. Solo nel 2011 sono stati versati all'UE 16 miliardi, "il massimo storico del settennio 2005-2011", con un saldo negativo pari a 6,7 miliardi.

La contribuzione italiana subisce anche l'effetto - rileva la Corte dei Conti - dell'esito negativo delle procedure di infrazione promosse nei confronti del nostro Paese (per il 2011  è stata rilevata una cifra di 54,1 milioni, quantificata peraltro soltanto rispetto ad alcune procedure).

La Relazione ha preso in esame anche l'andamento dei programmi riconducibili alla politica di coesione socio-economica e, in particolare, gli interventi facenti capo a tre Obiettivi strategici: Convergenza; Competitività regionale ed occupazione; Cooperazione territoriale. Dall'analisi emerge che per tutti gli Obiettivi si registra un miglioramento nei livelli di attuazione rispetto ai ritardi iniziali.

Ad esempio, l'Obiettivo Convergenza che può contare su 43,6 miliardi di euro (suddivisi in parti pressochè uguali tra contributi comunitari e cofinanziamento nazionale) destinati alle Regioni del Sud ed erogati attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) ed il Fondo sociale europeo (FSE), ha registrato una forte accelerazione di una serie di iniziative come l'adozione di un Piano di Azione Coesione che rimodula e riconcentra gli interventi stessi. Ma nonostante questo restano "ancora seri interrogativi sulla capacità delle nostre Amministrazioni, centrali e regionali, di riuscire ad utilizzare tutte le risorse allocate".

Si tratta di 15,8 miliardi di euro per l'Obiettivo Competitività regionale ed occupazione, destinato alle altre Regioni, e di 2,6 miliardi di euro per i programmi a partecipazione italiana per l'Obiettivo Cooperazione territoriale europea (che raggruppa la cooperazione transfrontaliera, transnazionale ed interregionale).

La Corte dei Conti auspica quindi "l'impegno di tutti i soggetti interessati affinché si pervenga, alla fine del ciclo di programmazione, al massimo utilizzo delle somme stanziate".

Un capitolo è dedicato anche al tema delle irregolarità e delle frodi a danno del bilancio comunitario. La relazione "sottolinea che, nell'anno 2011, si è registrato un rilevante incremento complessivo degli importi da recuperare (382,6 milioni, di cui il 94,4% ascrivibili ai Fondi strutturali ed il 5,6% ai Fondi agricoli)".

Al centro dell'attenzione della Corte soprattutto i programmi regionali che incidono per il 94,7% sugli importi complessivi di irregolarità e frodi. Sono soprattutto le Regioni meridionali a incidere pesantemente con il 92,9%: la Sicilia con 153,5 milioni di euro, a seguire Calabria (91,5 milioni di euro),  Puglia (76,2 milioni di euro) e Campania (14,3 milioni di euro). Ma - rileva la Corte dei Conti - il fenomeno colpisce anche altre regioni come la Liguria (9,8 milioni di euro), il Lazio (4,2 milioni di euro), il Piemonte (2,4 milioni di euro). Altre regioni hanno invece importi al di sotto del milione di euro.

Spiega la Corte dei Conti come il fenomeno delle irregolarità e delle frodi "desta allarme, anche in considerazione del fatto che, tra i sistemi utilizzati, è frequente la mancata realizzazione delle attività finanziate, soprattutto nel settore dei contributi pubblici. Tale condotta, oltre ad essere strumentale all'illecita distrazione dei fondi concessi, danneggia le finalità specifiche dei contributi, che attengono alla riqualificazione professionale dei lavoratori ed allo sviluppo delle attività imprenditoriali, e vanifica l’obiettivo di incentivare la crescita nei settori e nelle aree interessate".


Per saperne di più:
Leggi la Relazione della Corte dei Conti

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