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Eurolibri: Comunicare in Europa


Eurolibri - Comunicare in EuropaComunitario? un aggettivo diventato obsoleto con il Trattato di Lisbona che ne stabilisce la sostituzione con l'espressione "dell'Unione". Ma per derivati come "extracomunitario" come comportarsi? se il sintagma preposizionale dell'Unione" non può essere usato, a quale aggettivo ricorrere? europeo, unionico, unionese, unioniano, unionale. Sono solo quattro delle molteplici soluzioni proposte che hanno alimentato un dibattito in realtà tuttora in corso. Disquisizione troppo accademica? Probabilmente, ma la scelta di un termine è decisiva perché incide sulla comprensibilità dei testi e sulla coerenza linguistica.
 
Questa è solo una delle questioni affrontate dal volume "Comunicare in Europa. Lessici istituzionali e terminologie specialistiche" uscito per EDUCatt edizioni, progetto nato per iniziativa dell'Associazione Italiana per la Terminologia che ha lanciato un'ampia riflessione partita in occasione del convegno annuale dell'associazione del 2012 raccogliendo riflessioni dai più diversi ambiti disciplinari. Ben 16 i contributi contenuti nel volume di studiosi di diversa provenienza, linguisti, informatici, scienziati della documentazione, della statistica e della traduzione. L'approfondimento dedicato al termine comunitario, ad esempio, è di Michele Cortelazzo, docente di Linguistica italiana all'Università di Padova e presidente del Comitato Scientifico della Rete per l'Eccellenza dell'Italiano istituzionale (REI).
 
Ad aprire il libro la prefazione di Maria Teresa Zanola e l'introduzione su 'Comunicare in Europa' di Daniela Vellutino, le due curatrici dell'opera.
 
"L'italiano istituzionale - ci spiega Vellutino, docente di Comunicazione pubblica e linguaggi istituzionali all'Università di Salerno - è una varietà linguistica sempre più rilevante perché oltre ad essere la lingua usata dalle Pubbliche Amministrazioni per comunicare tra loro e con le istituzioni dell'Unione Europea, viene utilizzata ogni giorno anche da milioni d'italiani di ogni età e cultura per comprendere e dialogare con le PA, per essere cittadini e cittadine del nostro Stato e dell'Europa. Ma se osserviamo la rappresentazione più recente dell'italiano contemporaneo mentre trova spazio l'italiano aziendale, l'italiano standard scolastico e quello giornalistico, l'italiano istituzionale non è presente ed ha invece bisogno di affermarsi maggiormente per essere un valido strumento per comunicare in Europa".
 
Il lessico istituzionale è "ad alta densità terminologica" perché legato al diritto, all'economia, all'amministrazione. Il volume ne è una dimostrazione perché propone contributi che vanno dalla formazione della terminologia per i disciplinari dei prodotti lattiero-caseari all'uso dell'inglese scientifico nell'area della salute; dallo sviluppo di un glossario per la divulgazione del sapere nel fotovoltaico a come sviluppare risorse linguistiche in formato open data per un dominio di conoscenza specifico quale la gestione dei rifiuti urbani.

Intrecci di competenze e specializzazioni che favoriscono la nascita della nuova figura di "terminologo", un esperto capace di individuare le relazioni tra concetti e termini che hanno differenti denominazioni e di sistematizzare il patrimonio lessicale della complessa documentazione di un dominio, abile inoltre nel connettere il termine agli equivalenti traducenti in altre lingue e nel trasformare il termine in una risorsa digitale.
 
La ricchezza del patrimonio lessicale dell’Unione Europea è testimoniata dalla IATE, la banca dati terminologica multilingue che contiene 8,5 milioni di termini in 24 lingue, che deve essere in continuo aggiornamento perché alimentata dalle terminologie specialistiche contenute nei documenti istituzionali dell'Unione e dalle terminologie provenienti dai documenti nazionali e dei governi locali che sono prodotti frequentemente.
 
"Sono almeno due i problemi che l'italiano istituzionale incontra", sottolinea Vellutino. "Innanzitutto, la velocità di cambiamento del lessico determinata dal fatto che molti termini istituzionali variano al variare delle norme e, poi, la velocità di diffusione degli anglicismi per gli strumenti che abbiamo a disposizione, cosicché molti termini istituzionali non hanno il tempo di essere tradotti in italiano e si diffondono nella lingua d'origine. Inoltre, la comunicazione delle istituzioni spesso non fa una riflessione sul proprio linguaggio, non produce glossari, come invece la normativa italiana prevede stabilendone anche la pubblicazione sui siti istituzionali. I glossari permettono invece un controllo terminologico, favoriscono la creazione di repertori lessicali certificati e, quindi, la possibilità di sviluppare un vocabolario controllato dell'istituzione utile per l’indicizzazione. Serve per far conoscere le terminologie e far avanzare il web semantico".

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