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Gozi: normali rilievi, alla fine ci sarà intesa

31 ottobre 2017Parole chiave: ,
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(intervista di Avvenire al Sottosegretario Gozi)


"L'Italia ha riguadagnato credibilità in Europa. Alla fine vedrete, ci sarà piena intesa fra governo e Commissione». Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza con delega agli Affari europei chiarisce e ricorda: «la lettera di chiarimenti inviata da Buxelles è del tutto fisiologica prima di una legge di Bilancio. Non a caso è stata inviata anche a Francia, Belgio, Spagna».

Ma non c'è una diversità di vedute, sulla Ue, fra Gentiloni e Renzi?
Non direi. Da una parte c'è l'esigenza di approvare la Manovra nel rispetto dell'intesa con Bruxelles. Avendo vinto, ricordo - col governo Renzi - una battaglia, di cui hanno usufruito anche gli altri Paesi, che consente all'Italia margini in più per circa 20 miliardi per le riforme e le misure perla crescita, l'occupazione e contro la povertà. Dall'altro c'è l'esigenza di guardare avanti a un'Europa che va riformata, nell'arco della prossima legislatura. Con un nuovo partenariato tra Italia e Ue per fare le riforme e ridurre il debito. Con un orizzonte che vada oltre questa gabbia dell'0.1 in più o in meno a ogni trimestre. E per lavorare su programmi economici sui 3-5 anni. Ed è questa la prospettiva cui sta lavorando Renzi. Solo con la crescita si potrà conseguire l'obiettivo della riduzione del debito. E per salvare l'Europa dai populisti bisogna riformarla. Anzi, Macron parla chiaramente di rifondazione dell'Europa. E noi siamo d'accordo.

Asse Renzi-Macron?
Sto personalmente lavorando a un incontro per fine novembre, a Parigi. C'è forte intesa fra loro. Macron ha ripreso molte idee di Renzi e del suo governo. Cito due esempi: il bonus cultura, e le liste transnazionali per assegnare i 73 seggi lasciati scoperti dalla Brexit C'è l'esigenza di rivedere insieme il ruolo dei progressisti europei, che perdono ovunque. Dobbiamo ridisegnare un nuovo riformismo e costruire nuove alleanze europee.

Come vede invece l'attuale dicotomia Renzi-Gentiloni?
Parlerei di ripartizione dei compiti. C'è un segretario già in campagna elettorale che oltre a rivendicare il lavoro fatto prepara anche la prossima legislatura, con proposte innovative. Faccio solo alcuni esempi sull'Europa e sulla flessibilità c'è una battaglia da potenziare e rilanciare; c'è l'ambiente e lo sviluppo sostenibile, il servizio civile obbligatorio per un mese. Sono tutti temi su cui Renzi sta lavorando e deve poterlo fare a mani libere. Il ruolo di Gentiloni è invece, per usare le sue parole, la conclusione "ordinata" della legislatura. In un contesto difficile e con numeri fragili al Senato, c'è bisogno di chi gestisca per un periodo la situazione.

Per un periodo, lei dice. Ma c'è chi lo ridene una risorsa anche per il dopo.
Noi ci presentiamo alle elezioni per vincere, guidati da un leader scelto da due milioni di persone. Non si può fare il toto-nomi ora. È il momento del toto-idee, questo.

Ma Pietrarsa non ha rimarcato plasticamente una distanza fra i due?
Io ho visto un abbraccio politico. Gentiloni ha ribadito il suo riconoscersi nella leadership di Renzi, e Renzi, alla luce della nuova legge elettorale, ha convenuto con Gentiloni sulla necessità di costruire un'ampia coalizione. Nel frattempo ci sono lavori in corso: c'è una legge di Bilancio da approvare. Ci sono importanti appuntamenti, come il Consiglio europeo di dicembre in cui si comincerà a discutere di riforma della zona euro, e quello di febbraio in cui parlerà del bilancio e delle istituzioni di domani. E poi c'è il tentativo da fare sullo ius culturae.

Una battaglia che potrebbe servire a ricompattare un'area vasta, ora divisa.
Sono convinto che serva innanzitutto alla comunità italiana, per vivere meglio insieme nelle scuole fra alunni che si sentono già tutti italiani. Un segno di coraggio e di coerenza per chi si candida a guidare il Paese in coerenza con i propri valori. Non è mai il momento giusto, se manca il coraggio. La ritengo una battaglia aggregante, non divisiva. Dobbiamo riuscire a spiegarlo meglio, chiarendo che non c'entrano niente quelli che arrivano sui barconi.

Renzi apre alla coalizione, ma per ora riceve solo dei "no, grazie".
A Pietrarsa ha fatto una scelta strategica importante. Nessuno si aspettava che un minuto dopo ci fosse un'adesione immediata. Un'alleanza va costruita sugli obiettivi politici comuni.

Anche per lei dai Radicali non è andata benissimo.
Sono rimasto sorpreso dalla risposta di Riccardo Magi: nessuno chiede di fare il cespuglietto a nessuno. Decideranno gli elettori. Mi è parsa una risposta frettolosa e non ragionata. Bonino mi ha detto che l'ho ispirata ma non convinta. Ma su tanti temi, dall'Europa all'ambiente, ho visto poi che la pensiamo allo stesso modo, ivi inclusa la critica alle responsabilità del consiglio europeo e dei governi dell'Ue, che va rilanciata su basi democratiche e federali. Invece di cercare con la lente d'ingrandimento le differenze, auspico che si accenda il faro sulle possibili convergenze per costruire, anche in Italia, come in Europa, nuove alleanze europeiste e riformiste radicalmente alternative a lepenisti e populisti come Salvini o Di Maio.
Angelo Picariello

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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