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Gozi: i fondi dei Paesi egoisti al Sud

8 settembre 2017Parole chiave: , ,
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Il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli affari europei, Sandro Gozi ha subito commentato con favore la decisione della Corte di giustizia europea sulla ricollocazione dei migranti richiedenti asilo.

Sottosegretario Gozi, una decisione che ha dato ragione all'Italia?

«Sì, possiamo sicuramente affermare che è stata una vittoria dell'Italia, che conferma la validità delle politiche sull'immigrazione avviate dal governo Renzi e proseguite dal governo Gentiloni».

Politiche spesso polemiche soprattutto con i quattro cosiddetti «Paesi di Viségrad», che hanno presentato ricorso sulla scelta della ricollocazione dei migranti?

«Certamente, abbiamo sostenuto che la solidarietà in tema di immigrazione è un obbligo per tutti iPaesi dell'Ue. Nei momenti di emergenza tutti devono contribuire. Un'affermazione di principio, ora diventata con la sentenza della Corte europea una decisione giuridica di grande importanza politica».

I Paesi dell'est Europa, però, non sembrano al momento disposti a cambiare registro, almeno leggendo le dichiarazioni a caldo di alcuni esponentipolitici.

«Non si può essere europeisti, quando si tratta di ottenere fondi europei per finanziare interventi nei propri Paesi e diventare poi nazionalisti al momento di contribuire alla gestione dei rifugiati con l'obbligo di farsene in parte carico».

Se, anche dopo la decisione della Corte di giustizia, nulla dovesse cambiare, cosa farà l'Italia?

«Siamo stati parte del giudizio, ci siamo costituitia sostegno della pianificazione voluta nel 2015 dalla Commissione europea, in contrapposizione al ricorso di Ungheria e Slovenia. Credo che si debba ottemperare alla decisione, che ci ha consegnato due risultati importanti».

Quali?

«Innanzitutto una vittoria in giudizio, che afferma ragioni di principio in grado di fare anche da premessa ad una concreta revisione delle regole di Dublino sul diritto d'asilo. Poi, dovremo avanzare rapidamente con le procedure di infrazione che la Commissione europea ha finalmente avviato nei confronti di quei Paesi, come Polonia e Ungheria, che dall'inizio non hanno mai voluto accogliere neanche un rifugiato richiedente asilo. Procedura estesa anche alla Repubblica ceca che, da agosto, ha bloccato l'accoglimento dei rifugiati sul proprio territorio».

Una sentenza possibile, anche perché è mutato il clima politico sul problema migranti?

«Sì, questo è innegabile. Negli ultimi mesi molti Paesi europei, come la Francia, hanno compreso che la strada indicata dall'Italia era quella da seguire e ora sostengono la nostra politica, inclusa la necessità di ricollocare i richiedenti d'asilo, redistribuendoli nei diversi territori europei».

Che strumenti ci sono per convincere chi, anche dopo la sentenza, rifiuterà l'accoglimento?


«Anche alla luce della sentenza, ma più in generale nel nuovo contesto, la nostra proposta, già evocata dal governo Renzi e poi da noi formalizzata ad aprile in un documento ufficiale, è che dobbiamo introdurre nuove condizioni politiche e democratiche per accedere ai fondi Ue, che vanno negati ai Paesi che violano lo Stato di diritto, i diritti fondamentali, come l'asilo, e non rispettano iloro obblighi in materia di immigrazione. Cominceremo presto a negoziare i termini del bilancio 2020-2017 e, in quella sede, ci batteremo per imporre riduzioni di fondi a chiviene meno agli obblighi di Stato di diritto e di solidarietà. Su questo, abbiamo avuto il consenso di Germania e Svezia».

E la Commissione europea?


«A giugno ha convenuto che sia necessario porre delle nuove condizioni alla discussione del bilancio, per evitare che i Paesi dell'Ue possano rifiutarsi di accogliere i migranti. Non è accettabile che l'Europa sia assai rigorosa sui controlli del debito pubblico e non lo sia allo stesso modo sulle libertà fondamentali e sui principi di solidarietà in materia di immigrazione».

Il presidente della Repubblica ceca, Milos Zeman, ha già dichiarato di preferire la rinuncia ai fondi europei rispetto all'ingresso deimigranti. Che ne pensa?


«Il presidente Zeman ci ha abituati spesso a dichiarazioni di questo tipo. Sono convinto che la strada da seguire sia proprio la riduzione dei fondi europei a chiviene meno ai suoi obblighi di solidarietà sull'immigrazione».

Quei fondi potrebbero essere destinati alle regioni del sud Italia, non crede?

«Certo, sarebbe preferibile ricevere più fondi europei per lo sviluppo del Mezzogiorno invece di distribuirne a chi assume atteggiamenti di chiusura nei confronti delle libertà e dei principi di solidarietà, che devono essere seguiti da tutti i Paesi membri dell'Ue».

Potrebbe essere una proposta: destinare al Sud i fondi bloccati ai Paesi inadempienti che l'Ue potrebbe redistribuire ad altri.

«Sì, sarebbe una bella proposta. Aspettiamo prima cosa faranno e come si comporteranno i quattro Paesi di Viségrad».

Intervista di Gigi Di Fiore

Dipartimento Politiche Europee

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