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"Nuovi equilibri in Europa. Eliminare i vincoli venuti dopo il 3% di Maastricht"

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(intervista del Sole 24 Ore al Sottosegretario Gozi)


«Vogliamo salvare l'Europa dagli estremismi che vogliono distruggerla, ma vogliamo anche salvare l'Europa dai suoi errori e per questo dobbiamo cambiarla. Su questo c'è un totale accordo di Renzi e di Gentiloni con Macron, non da oggi, e non penso che il tema sia quello di fare un braccio di ferro per sottrarsi a un nuovo asse franco-tedesco. Serve invece un gruppo di Paesi dinamici capaci di dare una risposta al bisogno profondo di riformare l'Europa e il primo piano su cui agire è creare l'Europa sociale e della lotta alla disoccupazione giovanile, l'Europa della crescita, l'Unione degli investimenti. Penso che una buona partenza per un nuovo compromesso e un nuovo punto di equilibrio - dopo il voto tedesco - sia tornare a Maastricht, a quel solo vincolo del 3% di deficit eliminando tutti gli altri che si sono venuti stratificando come camicie di forza della crescita europea dopo Maastricht. Penso che questo sarebbe un buon modo di avviare il percorso per un nuovo compromesso europeo». 


Sandro Gozi, sottosegretario alle Politiche europee, conosce Macron da molti anni e lo aveva citato nel suo libro "Generazione Erasmus al potere" già nell'aprile 2016 come uno dei politici europei che avrebbero cambiato l'Europa. Con lui ha condiviso diverse proposte per una riforma della Ue. 

«Penso - dice Gozi - alla proposta di aumentare i fondi per l'Erasmus o a quella di eleggere al posto dei 73 deputati europei della Gran Bretagna deputati transnazionali portatori di cultura e idee alternative per l'Europa senza una connotazione strettamente nazionale o territoriale. Sono solo due delle proposte che puntano, come dice Macron, a rafforzare l'Europa degli europei». 

Sottosegretario Gozi, su quali priorità di riforma dell'Europa è possibile una convergenza con Macron? 
Le politiche della crescita, che passano anzitutto attraverso un rilancio degli investimenti, nazionali ed europei. Macron prevede un programma nazionale di 50 miliardi, ma dobbiamo creare anche un bilancio della zona Euro per rilanciare gli investimenti. E c'è bisogno di un Ministro delle Finanze europeo che agisca sotto controllo parlamentare per dare una forte legittimazione democratica a queste politiche. Dobbiamo dare radici più solide alla costruzione europea, anche per difendere il tetto sotto attacco di questa costruzione, l'euro. Poi ovviamente dobbiamo procedere con decisione per attuare la dichiarazione di Roma,soprattutto per l'Europa della difesa e della sicurezza. E siamo convinti che dalla Francia - non solo da Macron ma anche da altri amici che certamente lavoreranno con lui per creare una maggioranza parlamentare, da Bayrou a Valls - avremo attenzione anche sulle politiche dell'immigrazione, sul Mediterraneo, sugli accordi con l'Africa. Tutti temi su cui all'Italia è stato riconosciuto il ruolo di prima linea. 

I prossimi mesi saranno decisivi perl'Europa e la Francia si presenta forte di una nuova stabilità politica e istituzionale. L'Italia pagherà l'instabilità politica prima e dopo il voto ? 
Il governo Gentiloni è pronto a fare subito la propria parte su tutte le priorità europee di cui stiamo parlando, con proposte concrete e posizioni che in molti casi stiamo già facendo da tre anni. II vero problema dell'Italia oggi è evitare l'instabilità politica dopo il voto. Serve una buona legge elettorale che garantisca la governabilità, lo sappiamo. Perché ora che con Macron si sta realizzando un contesto politico più favorevole al cambiamento, l'Italia non può perdere questa occasione storica di essere nella locomotiva che riformerà l'Europa: deve fare la propria parte non solo nel prossimo anno, ma nei prossimi sei anni. Noi al tavolo ci siamo e dobbiamo rimanerci.
Giorgio Santilli
Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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