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Gozi rilancia i Trattati di Roma: "Allarghiamo la democrazia, Presidente UE eletto dai cittadini"

20 marzo 2017Parole chiave: , ,
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(intervista del Sottosegretario Gozi a Giorno-Carlino-Nazione)

Parliamo di Europa tra passato e futuro con Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli affari europei ed esponente del Partito democratico.

A suo parere il percorso dell'Europa può considerarsi in linea con la strada tracciata dai Trattati di Roma? «Quei Trattati sono stati il più grande progetto politico realizzato nel ventesimo secolo. Dopo due guerre mondiali, abbiamo avuto sessant'anni di pace e prosperità. Siamo passati dalla generazione Auschwitz alla generazione Erasmus. L'obiettivo è stato raggiunto, ma l'Europa poteva e doveva essere qualcosa di più. C'è ancora molto da fare».

Ignazio Visco ha parlata di rishio paralisi politica mai così elevato.
«Non è un rischio, paralisi e immobilismo sono il nostro presente. Dopo la Brexit e l'elezione di Donald Trump, l'Europa si è riaddormentata. II 25 marzo vogliamo rimetterla in cammino, altrimenti la disintegrazione cominciata proprio con la Brexit continuerà .

Qual è il problema?
«Il problema è la risposta troppo timida a due crisi: quella economica e quella dei migranti. Fino al 2008, l'Europa piaceva a tutti perché era vista come una positiva condivisione degli utili. Poi ci si è accorti che è necessario condividere anche rischi e perdite: e il conto non lo vuole pagare nessuno, anche se il pranzo era buono...».

Gli Stati hanno badato prima di tutto a se stessi, lei dice.
«C'è stata poca democrazia. In questioni come sicurezza, immigrazione, diritti fondamentali, sociale hanno deciso molto i singoli governi e poco l'Europa in quanto tale».

Si esce dall'impasse riformando le istituzioni?
«La sfida è costruire una politica transnazionale con partiti transnazionali. Dobbiamo eleggere i parlamentari europei in liste, uniche, uguali nei diversi paesi. E' l'unico modo per dare vita e forza alla democrazia europea che oggi è più formale che reale».

E come si vince questa sfida?
«Una proposta: usiamo i 73 seggi dei britannici per eleggere deputati in liste transazionali. Parlo di liste che i partiti europei proporrebbero in tutto il continente e che rappresenterebbero non il territorio, ma una visione dell'Unione. Il capolista o la capolista, in caso di vittoria, dovrebbe diventare il presidente dell'Europa riunendo le cariche che oggi appartengono a Juncker e Tusk. Avremmo meno presidenti in cerca d'autore e più legame tra il voto dei cittadini e le scelte».

Ritiene che si debba lavorare anche nella costruzione di un ïdentità europea?
«Quella c'è già. Ma potrebbe servire lavorare sulla cultura per rinsaldare il legame tra i popoli».

Euroscetticismo e nazionalismo sono un problema?
«Sì, perché sono il prodotto dell'Europa della paura. Paura del terrorismo, economica, dei cambiamenti geopolitici, del futuro: tutte reali, ma a essere sbagliate sono le risposte. Quelle giuste possono arrivare solo dal contesto adatto, cioè quello europeo».

Quale dei cinque scenari ipotizzati dalla Commissione si manifesterà da qui al 2025?
«Difficile dirlo, la certezza è che serve un'Europa migliore. II governo Renzi chiese a Juncker di fare in modo che il Libro bianco uscisse prima del 25 marzo perché vogliamo promuovere un'agenda di Roma per dare vita a un progetto di rilancio. Serve la volontà politica E un gruppo di paesi deve prendere la testa di questo progetto».

Comincerà una nuova era?
«Vogliamo che sia così, lavorando intorno a grandi obiettivi: l'Europa della difesa, l'unione sociale, un vero governo dell'immigrazione e un'Europa dei giovani che moltiplichi le opportunità Erasmus. E deve cambiare il modo in cui governiamo l'euro, più focalizzato su crescita e investimenti».

Il discorso Costituzione è accantonato?
«Ora non ci sono le condizioni politiche per cambiare i trattati. Ma di sicuro, se torniamo a chiuderci nei confini, problemi come quelli ambientali, della sicurezza e del lavoro troveranno risposte peggiori di quelle che darebbe un'Europa più aperta e solidale».
Giuseppe Catapano

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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