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«Rischio-caos, in Europa sperano nel sì»

28 ottobre 2016Parole chiave: ,
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(Intervista di Avvenire al Sottosegretario Sandro Gozi)


Ognuno ha il proprio compito nella campagna referendaria. Quello di Sandro Gozi è catalizzare il voto degli italiani sparsi in Europa e oltreoceano. Appena tornato da un lungo tour nelle capitali del Vecchio Continente, è atteso ora a Boston, Washington, Francoforte, Berlino e Berna. «Ovunque vado la prima cosa che mi chiedono è una previsione sul referendum. C'è massimo rispetto della scelta dei cittadini, ma davvero tutti sperano che non si interrompa il processo di cambiamento in atto nel Paese», commenta il sottosegretario agli Affari europei.

Davvero lei registra una "paura del No" lungo l'Europa?
Chiunque è interessato a investire in Italia ci dice che dobbiamo andare avanti a rendere questo Paese più semplice e chiaro, a decidere una volta per tutte cosa fa lo Stato e cosa fanno le Regioni, a riformare la pubblica amministrazione e la giustizia civile, a combattere la corruzione. Fuori dai nostri confini, il "No" sarebbe letto come la prova che l'Italia fa finta di cambiare per poi restare immobile e uguale a se stessa. La nostra riforma costituzionale, vista dalla Germania, dal Belgio, dalla Francia, dall'Inghilterra, dagli Usa rappresenta niente più di un ammodernamento all'insegna della trasparenze e dell'efficienza. Dove già sono in vigore sistemi parlamentari simili a quello che abbiamo disegnato noi, nemmeno capiscono certe polemiche sul presunto pericolo democratico.

Davvero il voto degli italiani all'estero potrà risultare decisivo?
Se l'affluenza dei nostri connazionali sarà alta il loro voto potrà davvero incidere sul risultato finale. Lavoriamo pancia a terra per convincerli a partecipare.

Cosa dice ai nostri connazionali per convincerli?
Cerco di far capire che fallito questo tentativo non ce ne sarà un altro. Che il fronte del No è il fronte del caos, delle illusioni, dell'instabilità, dei 63 governi in 70 anni. Cerco di spiegare che Brunetta, De Mita e D'Alema si illudono quando pensano di tornare in gioco con la sconfitta del Sì. In realtà con l'instabilità che segue l'eventuale vittoria del No trionfa solo una persona, Beppe Grillo, che ha come fine politico la confusione e non il bene comune.

Ci sono però anche preoccupazioni di merito...
Infatti stiamo producendo uno sforzo per spiegare che i valori e lo spirito fondante della Carta, nel quale anche il mondo cattolico si riconosce, non viene toccato di una virgola. Siamo chiamati a discernere, a una scelta ponderata, a un'assuzione collettiva di responsabilità per il bene comune. Interveniamo sulla macchina per farla funzionare meglio e per favorire la nascita di una nuova cultura politica, ciò di cui c'è bisogno per uscire dalle secche.

Cosa c'entra la riforma della Carta con la cultura politica nel Paese?
E' un tema che non molti hanno toccato, ma che per me è importante. Un effetto della riforma sarà la fine della necessità di creare coalizioni colabrodo ed eterogenee per governare. Pensi a quante volte sinistra e destra hanno dovuto imbarcare le ali estreme per avere la maggioranza. E pensi, ad esempio, a quante volte proprio queste ali estreme abbiano posto veti su temi essenziali per cattolici e non: la famiglia, l'istruzione, l'inclusione dei poveri. Se vince il Sì, l'Italia sarà definitivamente un Paese de-ideologizzato, che si porrà di fronte a temi che interessano le persone e l'intera società senza le zavorre del passato. E con le riforme fatte avremo molta più forza per cambiare anche l'Ue e spingerla a lasciarsi definitivamente alle spalle l'era dell'austerità fine a se stessa.

La domanda nasce spontanea: se l'Europa implicitamente spera nella vittoria del Sì, perché allora mette i bastoni tra le ruote a Renzi sulla manovra?
Dimostreremo, credo agevolmente, che la nostra legge di bilancio è scritta non solo nell'interesse dell'Italia ma anche nell'interesse dell'Europa. Qui non è in discussione il calo del deficit e del debito, ma il ritmo e la modalità con cui ciò deve avvenire senza ledere le due priorità assolute dell'intera Ue: sviluppo economico e sociale, sostegno alle fasce deboli e messa in sicurezza del nostro Paese da disastri naturali come questo terremoto. L'impianto della manovra non cambierà. E l'effetto congiunto tra questa legge di bilancio e la vittoria del Sì al referendum potrà davvero dare quello choc positivo che serve all'Europa per tornare se stessa.
Marco Iasevoli

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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