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"Multe a chi rifiuta i profughi"

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(Intervista del Sottosegretario Sandro Gozi a Il Mattino)


A Ventotene Renzi, Merkel e Hollande rilanciano la collaborazione, parole soavi per Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari europei, che trentenne ha iniziato a lavorare alla Commissione europea, è il padre di un nuovo processo di verifica del rispetto dello stato di diritto nel Vecchio continente e che da ex ragazzo Erasmus ha gradito che nell'ex carcere che ospitò Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nascerà su iniziativa di Matteo Renzi un centro di ricerca per giovani studenti.
«Perché l'Europa, nata durante la dittatura, fu costruita dai giovani di allora per i giovani del futuro».

Nell'Europa a due velocità che sta nascendo, noi che da parte stiamo?
«Non vedo Europe a due velocità. Sono in corso incontri preparatori in prospettiva del vertice di Bratislava. Ieri a Ventotene,
come a Berlino dopo la vittoria della Brexit al referendum inglese, i leader dei tre Paesi storici dell'Europa si sono visti per parlare del futuro dell'Unione. Soprattutto abbiamo tre leader che si assumono responsabilità particolari in un momento particolare».

Si profila un direttorio?
«No. Già oggi l'Europa è molta differenziata: per la moneta, in termini di immigrazione o in base all'adesione a Schengen. Renzi, Merkel e Hollande si vedono in una logica inclusiva: tutti coloro che lo vogliono devono partecipare al rilancio europeo, ma contemporaneamente chi non vuole o non può assumersi le stesse responsabilità, non può nemmeno bloccare le riforme in atto».

Ricorda quando al vertice di Nizza del 2011 Merkel e Sarkozy ridevano dell'Italia?
«Sbagliavano. E sbagliava chi in Italia sembrava esserne soddisfatto. Ciò detto oggi non siamo più il grande malato d'Europa dell'era Berlusconi né il sorvegliato speciale degli anni di Monti. Se oggi i leader euro pei vengono in Italia invitati da Matteo Renzi, è perché ci siamo conquistati una forte credibilità grazie alle riforme e alla volontà di proseguire questo percorso. Anche in questa chiave la vittoria del sì al referendum costituzionale di novembre ci darà molta forza in un'Europa nella quale l'Italia è tornata a far sentire la sua leadership».
Dobbiamo aspettarci, come per la Brexit, Juncker che fa campagna per il sì?
Non ho detto questo ed escludo un pronunciamento per votare in un modo o nell'altro. E vero però che i nostri partner tifano di fatto per il sì: hanno tutto l'interesse ad avere un'Italia che continui a essere protagonista del rilancio europeo. Molti dei temi più innovativi oggi al centro dell'agenda, come un nuovo diritto d'asilo comune o il corpo di polizia europeo per il pattugliamento delle coste, sono stati lanciati nello scetticismo generale durante il nostro semestre di presidenza europea».

Sull'immigrazione l'Europa si è mossa in maniera imbarazzante.
«Non soltanto sui ricollocamenti dei migranti sbarcati in Italia e Grecia abbiamo avuto risultati deludenti e negativi. Durante
la presidenza slovacca s'inizierà a discutere della revisione del regolamento di Dublino, ma soprattutto i Ventotto dovranno dare certezza sui tempi della ridistribuzione, prendendosi ognuno le proprie responsabilità. Noi l'abbiamo fatto, tanto da aver accelerato anche le procedure di identificazione e le domande dei richiedenti asilo».

Finora la Ue ha "solo" scritto lettere contro i Paesi che non accettano i migranti.
«Da un lato, è palese che non c'è stata una sufficiente ridistribuzione dei migranti. Dall'altro, ci sono strumenti politici e giuridici per intervenire. E’ una mia valutazione, ma credo che ci siano sufficienti condizioni per aprire procedure d'infrazione per i Paesi, che non hanno rispettato i loro impegni. Ma è una decisione che spetta alla Commissione europea».

Che cosa è mancato finora?
"Un'assunzione di responsabilità politica. I suoi cittadini si attendevano che l'Europa fosse più presente in ambiti molto sentiti come la sicurezza, la spinta alla crescita economica o la lotta alla disoccupazione. E sono queste assenze, questi ritardi, queste timidezze che hanno nutrito i populisti. Sui grandi temi gli Stati nazionali, da soli, non ce la fanno».

Quando vedremo, concretamente, le prime misure?
«Se fosse per noi, anche da ieri. Entro la fine dell'anno, credo, sarà operativo il corpo di polizia europea e della guardia costiera delle frontiere esterne. Entro l'autunno vanno negoziati i patti per l'immigrazione con i Paesi africani: ma occorre responsabilizzarli sui rimpatri di chi non ha diritto all'accoglienza».

Intanto la Merkel plaude al "vostro" Migration compact e fa ammenda su Frontex.
«E ormai da un anno che Berlino ha cambiato posizione sui temi dell'integrazione. Con la Germania e con la Svezia l'Italia è in prima linea nelle modifiche al regolamento di Dublino, Sul Migration Compact e il pattugliamento comune delle frontiere
esterne».

La Merkel cambierà idea anche sulla flessibilità finanziaria da concedere all'Italia?
Il negoziatore su questi temi è la Commissione europea. Sono previste già oggi delle regole che permettono maggiore flessibilità in base agli investimenti e alle riforme fatte. A Ventotene la Cancelliera ha semplicemente ricordato tutto questo».

La trattativa però sembra in salita.
«Ho letto dichiarazioni su alcuni elementi di questa discussione. Ma non mi risulta che nessuno di quelli che siano espressi stiano partecipando al alcun negoziato in sede europea. Anche perché non c'è, attualmente, alcuna trattativa».
Francesco Pacifico


Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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