Vai direttamente ai contenuti

EN FR

Modulo ricerca nel sito

sei in: Home | Comunicazione | Rassegna stampa | Gozi: "Vogliamo conservare...

Gozi: "Vogliamo conservare o innovare?"

21 agosto 2016Parole chiave: , ,
  • Segnala presso:
  • Delicious
  • Diggit
  • Facebook
  • Google
  • OKNOtizie
  • Technorati
  • My Yahoo
(Intervista di Affaritaliani.it al Sottosegretario Gozi)


Che ne pensa del referendum? Gli italiani hanno compreso la "portata storica" della cosa?
A proposito del referendum, le cose sono molto importanti e molto semplici allo stesso tempo. Molto semplici perché la questione è diretta: i cittadini italiani sono soddisfatti di come la democrazia italiana e le istituzioni funzionano oggi o no? Sono soddisfatti del fatto che Camera e Senato facciano le stesse cose o no? Sono soddisfatti di come lo Stato e le Regioni gestiscono i loro rapporti o no? Allora se sono veramente soddisfatti dovranno votare no. Viceversa, se ritengono, come noi crediamo, che la democrazia italiana debba lavorare in maniera più efficace e più trasparente, fare leggi migliori, avere rapporti più chiari tra Stato e Regioni, ridurre i costi della politica, che i cittadini debbano avere più possibilità di far sentire la propria voce con referendum e iniziative di legge popolari, allora dovranno votare si. Questo è nella sua semplicità il vero tema del referendum: vogliamo conservare o innovare?
Bene quindi ha fatto Renzi a spersonalizzare perché il tema non è il presente o il futuro di Renzi o di altre personalità  italiane,  ma il futuro dell'Italia e della democrazia italiana.


L'Europa del dopo Brexit come si inserisce nell'attuale contesto referendario italiano?
Ha molto senso collegare Europa e referendum perché se l'Italia è capace di riformare se stessa, avrà molta più forza e voce in capitolo per riformare l'Europa, e c'è un fortissimo bisogno di riformare l'Europa. L'Europa deve essere molto più concreta e tempestiva, vogliamo  una politica espansiva per la crescita, dare più spazio agli Stati per fare investimenti e tornare a parlare ai giovani, ai ventenni di oggi. L'Europa dell'Erasmus, ad esempio, grande storia di successo, deve essere aumentata al cubo.
Poi, noi oggi siamo sotto aggressione da parte di quelli che io definisco i nazisti islamici, ci sono nuove minacce ed è ogni giorno poi chiaro a tutti come anche l'Europa debba fare molto di più per la difesa la e sicurezza,  assumendosi anche  responsabilità maggiori in Medioriente e in Africa. Le risposte devono essere concrete ed immediate. Serve un'Europa più politica e meno tecnocratica, che torni ai valori fondamentali.

Che ne pensa del dibattito sulla doppia moneta sollevato dal Nobel Stiglitz?
Più che una doppia moneta io credo che all'Europa serva una vera politica economica comune da affiancare all'euro. Non solo un insieme di regole ma anche e  soprattutto una politica economica comune.

Come si riforma il Pd?
Più i dirigenti democratici perdono tempo a fare polemiche inutili all'interno meno il Pd sarà ascoltato all'esterno. La prima cosa da fare è lavorare tutti assieme per la vittoria del si al referendum; le polemiche ad uso interno non fanno altro che il male del partito e della politica in generale. Per chi vuole costruire un'alternativa a Renzi, ci sono le primarie nel 2017. Quello sarà il momento in cui confrontarsi. Senza dubbio, dobbiamo ancora completare  la costruzione del Partito Democratico che avevamo promesso al Lingotto e poi alle primarie vinte da Renzi. La ditta non aveva funzionato. E tutti noi dobbiamo impegnarci molto di più per il partito. Sui territori ad esempio c'è ancora moltissimo da fare, in tante zone il Pd che abbiamo promesso ancora non esiste. Attorno,  alla leadership politica forte di Renzi dobbiamo favorire una grande partecipazione permanente degli iscritti e degli elettori.
Va bene il doppio ruolo di segretario di partito e presidente del Consiglio, e va confermato: però va riattivata anche la base democratica. Dobbiamo ridarle entusiasmo e capacità di incidere sui grandi processi politici. Penso a consultazioni degli iscritti regolari  e referendum sui grandi temi della società, guardando anche al bisogno di costruire una nuova politica transnazionale europea da sinistra.
Poi, e non è una novità per me dirlo, dobbiamo  sbaraccare le correnti, negargli una rappresentanza promozionale negli organi del partito, dal nazionale ai territori. La leadership del partito deve poter contare su donne e uomini scelti sulla base del merito, della lealtà e del coraggio nel difendere e promuovere la linea politica nazionale.  E una leadership forte deve confrontarsi in maniera permanente con iscritti e simpatizzanti.

Che ne pensa del Movimento Cinquestelle?
Ogni giorno sui colli di Roma va in onda la tragicommedia dell'incapacità di governo dei grillini; si sta vedendo quanto sia grande il divario tra le parole della campagna elettorale e la realtà del lavoro della giunta. Se poi guardo alle loro performance in politica estera c'è da mettersi le mani nei capelli; penso ad esempio al loro recente viaggio in Israele.

Parisi e il nuovo centrodestra?
Per quanto riguarda il nuovo centrodestra di Parisi gli faccio un in bocca al lupo anche se per ora mi pare che abbia collezionato più no che sì. Certamente Parisi è una persona seria, ma mi sembra stia incontrando molti ostacoli proprio nel suo stesso campo.

E Salvini?
Dai Giochi Olimpici ai commenti a Mattarella continua a perdere occasioni agostane per tacere. 

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

2009 © Tutti i diritti riservati