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"Conti peggiori per tutti: flessibilità necessaria"

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(intervista di Repubblica al Sottosegretario Gozi)

«La situazione è più negativa del previsto non solo per l'Italia, ma per tutta l'Unione. Anche in Francia i numeri sono peggiorati per cui non si può parlare di eccezione italiana e d'altra parte l'Italia non chiede eccezioni. Il punto è che ci troviamo di fronte a una situazione nuova, più negativa, determinata da fattori che non si possono ignorare». Il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, conferma che l'Italia chiederà maggiore flessibilità a Bruxelles per impostare una manovra espansiva in risposta al calo del Pil.

Quali sono i fattori che l'Italia cercherà di far valere nelle trattative con la Ue?
«La Brexit, il terrorismo e la crisi dei migranti. Inoltre c'è un nuovo contesto geopolitico che ha determinato un peggioramento della situazione a livello globale».

Sul fronte interno che provvedimenti prenderete per rispondere al calo del Pil?
«Si confermano le nostre priorità, lavorare sulle riforme e sugli investimenti per recuperare produttività, riduzione della pressione fiscale e lotta alla disoccupazione».

Per ora, grazie alla flessibilità già accordata, dalla Ue l'Italia nel 2017 deve ridurre il deficit all'1,8%. Cifra incompatibile con queste misure: quanto margine di manovra in più chiederete a Bruxelles?
«La flessibilità esiste e la vogliamo nel rispetto delle regole vigenti. Per il resto oggi, come indicato dal Tesoro, è prematuro fare previsioni sugli obiettivi di deficit e debito perché dobbiamo aspettare il quadro macro di fine settembre. Certo è che confermiamo la nostra strategia in favore della crescita».

Però se l'Italia non rinuncia a nessuna delle misure rischia di finire sotto procedura per deficit e debito. Sarebbe sostenibile?
«Secondo noi la riforma del bilancio varata a luglio, la revisione della spesa, la responsabilizzazione delle amministrazioni e le privatizzazioni ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi prefissati e mantenere gli impegni».

Intanto si lavora sul rilancio dell'Unione dopo la Brexit. Il 22 a Ventotene Renzi, Merkel e Hollande prepareranno il summit a 27 di metà settembre a Bratislava. Quali sono le priorità italiane?
«Innanzitutto rafforzare la politica degli investimenti allungando fino al 2019 il piano Juncker e dandogli una dimensione transfrontaliera in modo da incidere davvero sulla crescita con grandi progetti legati digitale o infrastrutture. Quindi rafforzare la lotta alla disoccupazione giovanile. Poi Erasmus e il servizio civile Ue».

E sul fronte non strettamente economico?
«La proposta dei ministri Pinotti e Gentiloni su una Schengen della sicurezza con i paesi che ci stanno è fondamentale. E' poi vitale che a Bratislava e nei successivi vertici di ottobre e dicembre i leader diano una risposta concreta alla Brexit proprio su crescita, giovani, sicurezza, migranti e nuova politica dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali altrimenti quando a marzo a Roma rilanceremo l'Ue in occasione dei 60 anni dei trattati di Roma nessuno ci crederà. Sono temi sui quali lavoriamo anche noi responsabili agli Affari europei dei governi socialisti e democratici, continueremo a farlo ad Atene anche insieme Syriza e quindi a Parigi. Siamo convinti della necessità di lavorare per dare una spinta più politica della sinistra europea».

Alberto D’Argenio

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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