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Adesso apriamo il cantiere Europa

25 giugno 2016Parole chiave: , ,
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(articolo sull'Unità del Sottosegretario Gozi)


Il 23 giugno diventerà un giorno storico nella storia dell'Europa. Purtroppo, non come avremmo voluto. La Brexit apre scenari inediti: seguiranno dei passi formali e dei negoziati, che dovremo condurre con trasparenza e chiarezza, e con dei tempi rapidi. Ma è in momenti come questi che la politica deve rialzare la testa e dimostrare che la storia europea è più forte di chi vuole distruggerla.

Perché l'Europa è casa nostra: l'abbiamo fondata, fatta crescere, e continueremo a difenderla. In Europa viviamo in pace da 70 anni, Sono troppo vaste le sfide transnazionali che ci attendono per poter pensare di fare a meno della Ue: le migrazioni, la sicurezza, la giustizia sociale e la creazione di nuovi posti di lavoro, l'ambiente. Dovremo, ad esempio, occuparci molto di più di tutela dello Stato di diritto: una priorità che il governo italiano sostiene da tempo, e che è sempre più attuale nell'Europa complesa e difficile di oggi. Vinceremo queste battaglie solo se sapremo essere uniti, non se ci chiuderemo nei nostri sterili egoismi.

L'Italia continuerà a difendere l'Unione Europea dai nazionalismi, ma continuerà a battersi, come ha fatto in questi ultimi due anni, affinché la Ue cambi. Dobbiamo chiederci infatti perché così tanti cittadini la sentono distante, irrilevante, persino nemica. Se guardiamo all'esito del referendum britannico, scopriamo che è proprio tra le classi sociali più povere e meno istruite che ha prevalso la Brexit. Quelle che hanno sentito più di altre la crisi, che sono impaurite dagli effetti della globalizzazione, che non sentono risposte per i propri bisogni. Bene: dobbiamo tornare a parlare alla testa dei cittadini europei, ma soprattutto al cuore. Se l'Europa sarà ancora percepita come l'alchimia di una ristretta élite, verranno altri referendum e altre sconfitte per chi ha a cuore la causa europea.

Per questi motivi, il percorso che ci porterà ai 60 anni dei Trattati di Roma acquisisce enorme significato: sarà ancora più importante discutere, dialogare con i cittadini, far capire che l'Europa scorre nelle nostre vene molto più di quanto possa sembrarci.

C'è un altro aspetto che salta agli occhi dal voto di ieri. La Gran Bretagna non ha votato solo contro l'Europa: ha votato contro il suo futuro. Ha votato contro i suoi figli, che continuano a credere nell'Unione Europea, perché sono sinceramente europei, viaggiano, studiano e lavorano in un mondo senza frontiere. E sanno che senza l'Europa, la Gran Bretagna sarà più sola e più povera: non a caso, tre giovani su quattro sotto ai 25 anni hanno sostenuto «Remain». Chi li ripagherà di tutte le opportunità perdute? Chi spiegherà loro che il futuro non è così roseo come i sostenitori del «Leave» hanno fatto credere per mesi e mesi?

Ora che la Brexit è realtà, dobbiamo chiederci come costruire l'Europa di domani. Lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti, perché hanno il diritto di vivere in una terra di libertà e speranza. Per salvare l'Europa dobbiamo trasformare l'Europa: il governo italiano è pronto a lavorare, oggi più che mai, con tutti coloro che hanno a cuore una comunità che è la nostra storia e il nostro destino.
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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