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Nel nome di Jo Cox vinca l'Unione

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(articolo sull'Unità del Sottosegretario Gozi)


Oggi il Regno Unito è chiamato a fare una scelta storica. Oggi i cittadini inglesi potranno scegliere se rimanere o meno in Europa. A loro la decisione, loro al bivio. Ma anche noi italiani, noi europei tutti siamo ad un bivio. Perché quello di oggi sarà uno spartiacque che inevitabilmente investirà tutti. In un senso o nell'altro. Da un lato o dall'altro della Manica.

Con la vittoria del Bremain, possiamo e dobbiamo trasformare la rabbia populista e strumentale che è emersa in maniera palese contro Bruxelles durante la campagna referendaria in una forza per cambiare l'Unione europea. L'Unione è uno strumento per avere più diritti, più benessere, più crescita; per contare di più come europei nel Mondo. Dobbiamo salvarla, per trasformare le nostre debolezze individuali in una forza comune. Per salvarla, dobbiamo rapidamente cambiarla.

Troppo spesso, l'Unione fa troppo e troppo poco allo stesso tempo. Mentre noi vogliamo un'Unione migliore laddove necessario per vincere le sfide comuni. E per questo, la presenza del Regno Unito è una grande ricchezza. Ecco perché l'uscita dall'Unione dei britannici sarebbe negativa per noi continentali e catastrofica per loro oltre Manica. È una via senza ritorno: o dentro o fuori. È una scelta che riguarda molte generazioni, e soprattutto i giovani britannici. Dentro, per continuare assieme a noi ed altri a cambiare l'Unione e migliorare le sue politiche. Fuori, in un nuovo isolamento tutt'altro che splendido, perché anche un paese con la storia del Regno Unito, «disunito dall'Europa», sarebbe condannato all'irrilevanza. Perché uscire dell'Unione europea significherebbe anche e soprattutto questo.

I nostri amici britannici si troverebbero in una terra incognita, soli e isolati, con piccole risposte nazional-nazionaliste di fronte a grandi problemi transazionali. Dentro o fuori, quindi. Anche perché tutto possiamo permetterci tranne dí prolungare l'incertezza ín cui ci troviamo da febbraio.

Al Vertice europeo dovremo avviare una nuova fase di rilancio politico europeo che dovrà conoscere un momento fondamentale a Roma il 25 marzo 2017, quando celebreremo i 60 anni del trattato di Roma. Attuando l'accordo se i britannici decideranno di rimanere: sia per la parte che riguarda il Regno Unito, sia per quella che riguarda gli Stati che, nero su bianco, in quello stesso accordo hanno indicato che continuano a volere una «Unione sempre più stretta». Avviando il processo che dovrà portare al recesso del Regno Unito, qualora decidessero di lasciare l'Unione e, in parallelo, rafforzando l'integrazione tra tutti coloro che lo vorranno a partire da immigrazione, giovani, sicurezza e diritti fondamentali, nuove politiche e nuovo governo della zona euro.

Sono due scenari diversi, ovviamente: ma nei due casi dovremo meglio organizzare e governare un'Europa sempre più differenziata. Noi speriamo di poter contare sui britannici per queste nuove sfide. Votare «Remain» significa lottare contro ogni populismo, contro le facili strumentalizzazioni, a favore di tutto quello che è stato fatto in questi decenni per costruire una casa comune europea. Votare no alla Brexit significa sentirsi europei e dare un segno tangibile a questa appartenenza. E gli inglesi non devono certo farlo perché a chiederlo siamo noi italiani o i tanti paesi del Vecchio continente che ogni giorno fanno appelli, invitano alla riflessione, illuminano i loro monumenti con la bandiera UK come ieri da Firenze a Madrid.

Sono importanti segnali di amicizia, è un modo per dire che siamo una comunità, è un segno concreto però ricordare chi ha pagato con la vita per le sue idee, come Jo Cox. Tuttavia, britannici lo devono fare per loro, perché cittadini di una nazione che ha dà sempre guardato oltre. Oltre confine, oltre il presente, oltre i conflitti e le disuguaglianze. Perché la Gran Bretagna è sempre stata un passo avanti, soprattutto nelle grande sfide mondiali. E noi vorremmo che lo fosse anche col voto oggi.
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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