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Gozi: "Sbagliato isolarsi, la priorità è collaborare sulle frontiere esterne"

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(intervista de La Stampa al Sottosegretario Gozi)


«Chi si illude di potersi isolare dal mondo sbaglia: l'unico modo per star meglio in questo mondo difficile è agire insieme», predica il sottosegretario con delega alle Politiche europee, Sandro Gozi.

Però Germania, Francia e altri Paesi chiedono controlli alle frontiere ancora per sei mesi: brutto segnale?
«Quando questi Paesi ne faranno richiesta formale, vedremo quali sono i motivi per cui lo fanno, che devono essere rischi reali e non ipotesi. Io credo però che dobbiamo tutti concentrare i nostri sforzi politici sulle frontiere giuste».

Cosa intende dire?
«Non quelle interne, ma quelle esterne all'UE. Dobbiamo dare vita rapidamente alla Polizia di frontiera europea: in Consiglio abbiamo raggiunto l'accordo, auspichiamo la fine del negoziato entro giugno. E poi un vero diritto di asilo europeo. E, come risposta politica più ampia, dobbiamo spingere i Paesi d'origine e transito ad assumere una responsabilità congiunta sui flussi».

A proposito di diritto d'asilo: si parla di una riforma di Dublino che prevede ridistribuzione solo in caso di flussi «sproporzionati», e chi rifiuta dovrà pagare. È una buona ipotesi?
«Sarebbe sicuramente un passo avanti nella giusta direzione. Anche se noi siamo più ambiziosi e puntiamo a un sistema permanente di ridistribuzione dei richiedenti asilo fra gli Stati membri».

Con altri sei mesi di controlli rischiamo il funerale di Schengen?
«Le risposte di chiusura nazionale sono politicamente perdenti: non risolvono il problema alla radice, e illudono l'opinione pubblica. Salvare Schengen vuol dire salvare l'Europa: continuo a non capire come, rinunciando a Schengen e quindi alla nostra libertà, aumenteremmo la sicurezza».

Il ministro tedesco dell'Interno De Maizière dice di guardare «con preoccupazione» agli sviluppi ai confini esterni della UE: si riferisce anche a noi?
«L'Italia sta facendo ampiamente il suo dovere: siamo al 100 per cento delle identificazioni dei nuovi arrivi e abbiamo raddoppiato le commissioni territoriali che esaminano le richieste di asilo».

Ma anche l'Austria minaccia controlli al Brennero...
«Non c'è alcun bisogno che vengano organizzati controlli particolari al Brennero. Non sarebbero né legittimi, né proporzionali, parole che riprendo dal regolamento di Schengen. Ma l'Austria ha già chiarito che non sta chiudendo i confini».

Tuttavia, sottosegretario, che sia la crisi dei migranti o l'economia, in Europa sembriamo sempre sotto osservazione...
«Le cose stanno cambiando. Le racconto un aneddoto: all'inizio del governo Renzi andai in Europa a proporre un nuovo piano d'investimenti. Un collega tedesco mi rispose "Voi italiani chiedete sempre nuovi soldi, poi non sapete usarli". La risposta a quella frase la stiamo dando nei fatti».

Cioè?
«Il 35 per cento del piano Juncker per gli investimenti è finito in Italia, un miliardo e 700 milioni di euro per mobilitare investimenti fino a 12 miliardi».

Ma il collega tedesco diceva che non sappiamo spenderli, non che non li riceviamo...
«E noi lo stiamo smentendo: con questo governo, a giugno arriveremo a spendere il 100 per cento dei fondi europei erogati tra 2007 e 2013. Non solo: negli ultimi due anni siamo il Paese che ha più ridotto le procedure d'infrazione, da 119 siamo passati a 80. E anche le frodi, diminuite del 20 per cento: negli ultimi sei mesi abbiamo prevenuto 200 casi, evitando di perdere 40 milioni. Stiamo smontando i pregiudizi contro l'Italia: adesso 15 Paesi mi hanno chiesto un incontro per studiare il modello italiano di prevenzione delle frodi».
Francesca Schianchi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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