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«Spese per sicurezza fuori dal deficit»

24 marzo 2016Parole chiave: ,
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(intervista di Avvenire al Sottosegretario Gozi)


L'invito degli Usa ai propri cittadini a non viaggiare in Europa? «Il terrorismo non è mica una minaccia europea, è una minaccia globale...», osserva il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi (Pd) scuotendo la testa, in segno di disapprovazione: «Per me, la miglior risposta a chi vorrebbe paralizzarci e chiuderci nelle nostre case la stanno dando da novembre gli abitanti di Parigi, una città colpita al cuore che continua ad avere caffè e locali pieni di gente...».

E chiudere le frontiere interne degli Stati Ue? C'è chi continua a suggerirlo...
Sbagliano. Non è assolutamente la risposta, si rinuncerebbe a un pezzo della nostra libertà di europei, senza guadagnare nulla in tema di sicurezza.

Per quali ragioni?
Intanto non servirebbe, visto che molti attentatori hanno il passaporto europeo. Inoltre costerebbe moltissimo, almeno 100 miliardi di euro secondo uno studio di un think tank francese. Terzo: all'Italia non converrebbe affatto, perché resteremmo da soli, con 8mila km di coste, ad affrontare il problema dei flussi migratori. Bisogna sorvegliare le frontiere, ma quelle giuste, ossia quelle esterne, sigillandole rispetto all'ingresso di terroristi. Perciò, al più tardi entro giugno, dovremo decidere sulla creazione di un corpo di polizia di frontiera europea.

C'è chi, demagogicamente, continua ad assimilare i profughi a potenziali estremisti...
È il miglior regalo a quei "nazisti" dell'Isis, quello di considerare tutti i migranti e i rifugiati politici di fede musulmana come estremisti, spingendoli nelle braccia dei veri terroristi. Serve invece una coesione: noi dobbiamo rigettare tali visioni e, al contempo, i musulmani europei debbono condannare gli
estremismi senza ambiguità e agire di conseguenza.

Sul piano investigativo, la Ue resta divisa...
Ed è un problema. Se si vuole contrastare il terrorismo e, insieme, l'odio populista che poi diventa xenofobia e razzismo, allora bisogna varare una risposta europea alla sfida della sicurezza. La forza non sta nel tenersi strette le informazioni, ma nel condividerle, insieme alla capacità di analisi. Serve una nuova politica Ue della prevenzione e dei controlli, insieme a un'agenzia di intelligence europea che lavori in sinergia con le singole intelligence nazionali.

Quali proposte avanzerà l'Italia nel Consiglio straordinario di oggi?
L'Italia continua a chiedere da tempo misure europee: una vera condivisione delle informazioni d'intelligence, con la creazione di banche dati europee, e la tracciabilità e il controllo dei flussi di denaro, per individuare quelli legati all'Isis. Ancora, come ha ribadito il Guardasigilli Orlando, occorre che la procura europea abbia anche competenze antiterrorismo, ma purtroppo su questo i negoziati si sono bloccati. E lo stesso vale per la direttiva sul Pnr e quella sul terrorismo. In assenza di un diritto penale europeo in materia, noi siamo più lenti rispetto ai movimenti dei terroristi: avanziamo rogatorie su rogatorie mentre loro si spostano in un attimo, sia fisicamente che sul web. La circolazione dei terroristi nella Ue non può essere più veloce di quella di poliziotti, 007 e magistrati...

Eventuali misure straordinarie per la sicurezza (uomini, mezzi, varchi per stazioni e aeroporti) dovrebbero essere escluse dal computo del deficit?
Non c'è ancora una discussione su questo. Se ci sarà, credo che, come per l'ondata migratoria, debba valere anche per il contrasto al terrorismo la clasola di "evento eccezionale". E quindi gli investimenti in sicurezza non dovrebbero essere inclusi nei paletti del Patto di Stabilità.
Vincenzo R. Spagnolo

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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