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Perché le primarie anche per la nuova UE

8 febbraio 2016Parole chiave: ,
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(articolo sull'Unità del Sottosegretario Gozi)


L'irruzione della politica nell'Unione europea è un evento tanto "programmato" quanto dirompente e inaspettato. Programmato: basta leggere il trattato di Lisbona, che pone le basi per una "politicizzazione" della Commissione e dei rapporti tra le istituzioni comuni e i cittadini. Anche per questo vogliamo organizzare delle primarie transnazionali dei democratici e dei socialisti per selezionare il nostro prossimo candidato alla Presidenza della Commissione nel 2019. Dirompente: perché obbliga a superare il finto unanimismo tecnocratico e ad affrontare confronti politici alla luce del sole. Inaspettato: perché nell'ultimo decennio l'Europa si era abituata ad essere piuttosto diversa da quanto è scritto nei trattati. Egemonia di un paese e di alcuni "creditori" attraverso scelte ideologico-finanziarie, indebolimento dei vecchi assi renani, emergere di nuovi gruppi a Visegrad e dintorni. Un crescente dominio dei rapporti di forza soprattutto finanziari, la fine dell'eguaglianza tra Stati, la valenza dogmatica delle regole tecniche e dei parametri finanziari.

Nulla a che fare con l'Europa di Altiero Spinelli, che è invece l'Europa che abbiamo sognato, che vogliamo e per cui ci battiamo ogni giorno. Riaffermare il primato della politica in Europa, come fa Matteo Renzi, significa prendere sul serio la nostra Unione, i suoi obiettivi comuni e il voto dei cittadini alle elezioni europee del 2014. Significa prendere sul serio la scelta politica del presidente della Commissione Juncker, gli impegni che la Commissione si è assunta prima di essere eletta dal Parlamento europeo (da socialisti, democratici, liberali e popolari) le priorità politiche - a cominciare da crescita, occupazione e rispetto dello Stato di diritto nell'Unione - negoziati tra Consiglio europeo, Parlamento,e Commissione e che impegnano politicamente tutti noi davanti a mezzo miliardo di europei.


Oggi è evidente a (quasi) tutti che la politica europea è politica interna. Certo, è molto difficile realizzare un'Europa politica senza forze e partiti politici europei. Lo sfasamento, le incomprensioni e anche le critiche di alcuni sono anche causate da questa assenza, che noi vogliamo superare. Ecco perché con la leadership di Matteo Renzi siamo impegnati a costruire, innanzitutto con tutte le forze democratiche, socialiste e socialdemocratiche, una vera alternativa politica transnazionale al fronte dell'austerità, che sta perdendo pezzi elezione dopo elezione.

Un'austerità che ci siamo portati nel cuore e nella testa prima ancora che nel portafoglio nell'ultimo decennio. E che quindi va superata innanzitutto, con una nuova politica economica e sociale che, per essere seria, efficace e, per dirla in brussellese, «conforme ai trattati» (cioè coerente con quanto solennemente promesso agli europei), deve per forza essere il frutto di un'iniziativa politica transnazionale.

Noi vogliamo farlo da sinistra, e per questo abbiamo intensificato contatti e iniziative con i partiti e i gruppi politici nostri alleati in Europa. Ieri e oggi, a Roma, ci confrontiamo con i leader dei gruppi parlamentari socialisti e democratici dei 28, e nei prossimi 2 mesi i leader del PSE promuoveranno importanti iniziative politiche e pubbliche per impegnarsi a realizzare quell'alternativa. Alternativa possibile, perché sempre di più, a partire dai paesi che hanno subito con più durezza le conseguenze politiche, economiche e sociali dell'austerità, i cittadini votano affinché essa si realizzi: Grecia, Svezia, Portogallo, forse Spagna ... Tsipras; Loefven, Costa, forse Sanchez...

Gli equilibri di forza stanno cambiando nell'Unione e attorno al tavolo i cui siedono i leader ai Vertici del Justus Lupsius a Bruxelles, noi dobbiamo ora dimostrare la forza di cambiare l'Unione. Ciò non significa rinunciare a costruire alleanze su temi importanti anche con paesi guidati da forze politiche diverse. La lotta contro la burocrazia, la politica di competitività e l'innovazione digitale, la semplificazione, «un'Europa grande con le cose grandi e piccola con le cose piccole» (per dirla con le parole dello stesso Juncker), l'impegno per lo Stato di diritto e le libeftà fondamentali nell'UE, ad esempio, sono temi su Cui troviamo oggi molte convergenze anche con altri governi e che rappresentano le grandi priorità proprio della Presidenza di turno olandese.

Nuove alleanze politiche sono necessarie anche per costruire un nuovo modo di governare l'Unione europea. Qualunque sia il risultato del referendum britannico, che noi ovviamente auspichiamo positivo per la permanenza di Londra nell'UE, il negoziato in corso e le decisioni che prenderemo cambieranno l'Unione. In questa dinamica, dobbiamo impegnarci per approfondire l'integrazione politica e democratica, a partire innanzitutto dalla zona euro.

A chi ci chiede, come Eugenio Scalfari ieri su la Repubblica, se vogliamo o meno un "ministro del tesoro europeo" rispondiamo che abbiamo già dato una risposta positiva: ma deve essere scelto
democraticamente, non cooptato, deve agire sotto il controllo del parlamento europeo e dialogare coni parlamenti nazionali, deve semplificare e non frammentare ancora di più l'azione esecutiva europea. Insomma, anche su questo, facciamo prevalere legittimità democratica, trasparenza, efficienza e semplificazione.

Non possiamo infatti riformare l'Unione guardando lo specchietto retrovisore. Ma guardando avanti, per intraprendere un nuovo cammino europeo che vogliamo più politico, più democratico, in fondo più giusto per tutti.
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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