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«Il nemico della UE non è l'Italia ma chi vuole le frontiere chiuse»

21 gennaio 2016Parole chiave: , , ,
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(intervista dell'Unità al Sottosegretario Gozi) 


L'apertura di un'indagine su aiuti di Stato all'Ilva non è l'ennesimo atto ostile della Commissione contro l'Italia, ma un atto dovuto che non pregiudica il risultato finale. È questo il giudizio del sottosegretario per gli Affari europei, Sandro Gozi, che valutapositivamente i segnali di riconciliazione arrivati ieri dall'esecutivo comunitario. 

L'avvio di un'indagine dell'Antitrust europeo sull'Ilva è da interpretare come un nuovo segnale di divisione tra Roma e Bruxelles?
«No. Innanzitutto l'apertura dell'avvio dell'indagine formale non pregiudica in alcun modo il risultato finale. E l'avvio di una nuova fase nel negoziato in corso. Ed è un atto dovuto perché c'è stata una serie di denunce da parte di concorrenti dell'Ilva e in questi casi la Commissione deve procedere, altrimenti potrebbe essere anche accusata di inadempimento di fronte alla Corte di Giustizia. Le dichiarazioni della commissaria Margaret Vestager, con cui sono in contatto da maggio e con cui ho un dialogo costante e positivo, confermano la posizione del governo. È molto importante che non ci sia più contrapposizione tra la questione ambientale e le norme di concorrenza. La stessa commissaria Vestager indica chiaramente che c'è un'assoluta urgenza ambientale e che il lavoro di bonifica è una priorità. Sugli aspetti sui quali invece la Commissione ritiene di dover approfondire continueremo a presentare le posizioni del governo italiano. Già a fine mese ci sarà un incontro tra i servizi tecnici italiani e quelli della Commissione europea. Probabilmente vedrò la commissaria dopo questa riunione a livello tecnico. Non ci sono stati aiuti di Stato, quello che facciamo è rivolto a rispondere a esigenze ambientali e sanitarie, che sono per noi prioritarie e sulle quali invece da anni c'è una procedura di infrazione aperta, da molto prima del governo Renzi».

Il fatto che qualcuno nello staff del presidente della Commissione Juncker si sia lamentato della mancanza di interlocutori nel governo italiano l'ha considerato come un attacco personale?
«Noi abbiamo sempre detto in questi giorni che non c'è nessuna questione personale. Noi abbiamo sempre posto dei temi politici e abbiamo sempre cercato di alzare il livello del dibattito politico. Credo che alle fonti anonime dei giorni scorsi ha risposto in maniera molto chiara il presidente della Commissione europea Juncker che ha affermato che non c'è nessun problema personale tra i commissari e i membri del governo italiano».

Fino a quando l'Italia bloccherà l'applicazione dell'accordo Ue-Turchia?
«Il negoziato va avanti, l'Italia ha indicato il punto principale e cioè che riteniamo che bisogna guardare innanzitutto al bilancio comunitario. Non abbiamo mai detto che non vogliamo rispettare l'accordo. Abbiamo sempre detto che occorre una forte cooperazione tra Ue e Turchia per la gestione dei rifugiati politici. Abbiamo anche dato l'accordo al fondo per la Turchia. Noi vorremmo che si utilizzasse tutto il bilancio comunitario. Ma se ci sono contributi nazionali non devono essere computati come debito pubblico e devono essere sottoposti a verifiche molto stringenti per assicurarsi che siano veramente utilizzati per l'accoglienza e l'integrazione dei rifugiati politici».

Anche dopo le dichiarazioni riconcilianti di Junker continuerà lo scontro tra governo italiano e Commissione?
«Innanzitutto bene Juncker con le sue dichiarazioni. Noi abbiamo sempre posto temi politici e siamo sempre aperti al dialogo politico. Riteniamo che i temi che vogliamo portare nel dibattito  europeo facciano bene all'Europa. Abbiamo un Continente in cui ci sono cittadini che hanno paura, che sono delusi o che sono indifferenti all'Europa. Questo è stato il messaggio che ci venne anche dalle elezioni europee del 2014. Gli avversari dell'Europa non sono chi come noi chiede di passare a una vera politica della crescita. I problemi vengono da chi vuole chiudere le frontiere, da chi vuole smantellare Schengen, da chi vuole alimentare la paura verso i migranti. Noi continueremo a essere costruttivi. Bisogna fare progressi rapidi sull'Agenda per le Migrazioni, noi abbiamo appena aperto il terzo hotspot a Pozzallo e stiamo facendo la nostra parte. Bisognerà far decollare la redistribuzione dei rifugiati che non è mai veramente partita e procedere verso il rafforzamento della frontiera esterna. Poi serve un sistema comune di asilo, il superamento di Dublino, passi avanti su economia circolare, unione dell'energia e agenda digitale, mentre sull'applicazione delle regole di flessibilità c'è bisogno di avere certezza».
M.Mon.

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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