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Gozi: «Il dialogo c'è, ma senza ipocrisie»

19 gennaio 2016Parole chiave:
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(intervista di Avvenire al Sottosegretario Gozi)


E' pur vero che una "luna di miele" non c'era mai stata, visto che il primo botta e risposta fra Matteo Renzi («No ai burocrati europei») e Jean-Claude Juncker («Sono capo di 20 commissari politici, non tecnocrati») risale al novembre 2014. E che da allora gli scambi bruschi (su flessibilità, immigrazione, banche...) non sono mancati. Ma l'attuale gelo da parte europea è, a sentire il governo italiano, sorprendente: «Non abbiamo tempo per polemiche e personalizzazioni il tempo va usato per le sfide enormi alle quali l'Unione deve dare risposte concrete: dal terrorismo all'immigrazione, dalla crescita economica alla lotta alla disoccupazione .....», osserva il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi. In procinto di rientrare da Bruxelles, prova a mantenere l'abituale aplomb, ma si capisce che le frecciate indirizzate al governo Renzi abbiano suscitato in lui e nell'esecutivo sorpresa e fastidio.

Cos'è che non funziona, nel rapporto con la Commissione Ue, al punto da originare dichiarazioni caustiche come quelle odierne?
Premesso che, a mio giudizio, si tratta di dichiarazioni non ufficiali e quantomeno inusuali, rilasciate da fonti anonime, osservo che se l'intenzione era quella di riavviare il dialogo, allora ben vengano.

Il dialogo fra Bruxelles e Roma si è interrotto? C'è chi lamenta l'assenza di sherpa italiani sui dossier scottanti...
Non è vero e non servirebbe neppure puntualizzarlo. L'interlocutore della Commissione è il governo, che lavora in squadra. E il dialogo c'era prima, c'è adesso e ci sarà in futuro, anche su quei dossier problematici citati dalle fonti anonime: penso alla questione dell'Ilva o al nodo dell'immigrazione, su cui il dialogo coi commissari responsabili, Vestager e Avramopoulos, è costante. Anche sulla questione banche, il dialogo c'è sempre stato, sia col commissario che a livello di funzionari. Forse a Bruxelles non ne sono tutti informati, ma noi non vediamo quale sia il problema...

A sentirla, pare che non ci sia alcun gelo fra Roma e Bruxelles...
Tutt'altro. C'è un dialogo costante, ripeto, ma franco e senza ipocrisie o timori reverenziali. Il nostro governo ha tutto il diritto di far sentire la sua voce...

C'è un caso Mogherini? Nel governo ci si aspetta davvero che l'Alto rappresentante Ue difenda di più, in seno alla Commissione, le posizioni italiane?
Noi non abbiamo problemi personali con nessuno membro della Commissione Juncker. La questione non è di persone, ma di politiche. Dall'inizio il governo Renzi ha reso esplicita la propria visione della politica Ue. Quando la Commissione andrà in direzione delle priorità individuate insieme la sosterremo, mentre continueremo ad essere critici in caso di lentezze o inerzie...

Il possibile avvicendamento dell'ambasciatore Sannino, rappresentante dell'Italia davanti alla Ue, è motivato dalle frizioni su alcuni dossier?
Anche qui non c'è alcun caso Sannino. È un ottimo ambasciatore e non debbo certo dirlo io. Ma è tempo di rotazione in alcune ambasciate chiave, fra cui Bruxelles, e in questi movimenti è coinvolto anche Sannino...

Il punto di maggior tensione, nel quadro europeo, resta l'immigrazione. Eppure è la sfida su cui si gioca la tenuta dell'Ue...
Lo ribadisco: non è tempo di diatribe, ma di risposte politiche. Di fronte a un'Europa in cui vediamo tornare i muri e in cui la sospensione di Schenghen rischia di diventare la regola, si è perso tempo per fare ciò che l'Italia proponeva fin dall'avvento di questo governo, ossia rafforzare Schengen e riformare le regole di Dublino per passare all'asilo europeo comune. Al presidente Juncker diciamo ancora una volta: non sprechiamo il tempo in personalizzazioni inutili, ma impegnamoci insieme affinché il nuovo corso dell'Unione avvenga veramente.
Vincenzo R. Spagnolo

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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