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La civiltà e la barbarie, il destino dell'Europa

13 gennaio 2016Parole chiave: , ,
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(articolo sull'Unità del Sottosegretario Gozi)


Ancora sangue, ancora vittime innocenti, ancora orrore in un luogo di cultura e di religione frequentato da inermi turisti, molti dei quali tedeschi. Il terribile boato in piazza Sultanahmet, a Istanbul, vicino alla Moschea Blu e a quella di Santa Sofia, ci ricorda dolorosamente con quanta urgenza non solo la Turchia ma tutta l'Europa e il mondo civile devono affrontare le sfide per contrastare il terribile disegno jihadista e far prevalere la civiltà sulla barbarie, la vita sulla morte, la dignità sulla sopraffazione, le nostre libertà fondamentali contro la loro folle violenza.

Sfide e obiettivi che per l'Europa si inseriscono in un più complessivo progetto di ripensamento della nostra Unione se vogliamo veramente rilanciarla. Di questa impellente necessità, ancor più sentita viste le drammatiche notizie che giungevano dalla Turchia, abbiamo discusso pubblicamente ieri a Malta, all'iniziativa dal titolo "Da Roma a Lisbona e oltre", in occasione dell'avvio delle tre nuove presidenze di turno dell'Ue. Paesi Bassi, Slovacchia e Malta guideranno il Consiglio dell'Unione europea nei prossimi 18 mesi. Saranno mesi cruciali. Se l'Europa resta ferma rischia di disintegrarsi. Noi invece vogliamo riformarla e per farlo riteniamo che sia necessario utilizzare pienamente questo anno e mezzo per dibattere, confrontarci e verificare quali siano le reali condizioni politiche per un rilancio del processo politico europeo nel 2017, quando cadrà l'anniversario di uno degli atti fondativi europei.

Il 25 marzo 2017 non possiamo celebrare i sessant'anni del Trattato di Roma dandoci pacche sulle spalle e accontentandoci dello status quo. Perché lo status quo vuol dire divisioni tra europei, difficoltà nel rispondere alle sfide dell'instabilità regionale, delle migrazioni e della integrazione, tentazioni ricorrenti di ricostruire i muri del passato, discussioni - surreali con quello che succede attorno a noi - sullo 0,1% dei bilanci pubblici...  Aumenta l'euroscetticismo; ma è l'aumento della delusione e dell'indifferenza a preoccuparci molto di più.

No, non possiamo più rimandare; se, come tanti hanno affermato, il 2017 deve essere l'anno del rilancio, dobbiamo preparare il terreno nell'anno che abbiamo davanti a noi, unendo tutte le forze. Per noi, Roma 2017 è innanzitutto un impegno politico che dobbiamo assumere. Al Vertice del dicembre scorso, i leader europei si sono impegnati ad affrontare la riforma della zona euro "al più tardi entro la fine del 2017". Nel frattempo, nelle prossime settimane entreremo nel vivo del negoziato con il Regno Unito in vista del referendum che dovrebbe tenersi nel corso del 2016. Dobbiamo approfondire contatti e dibattiti tra noi. Innanzitutto quindi con i tre paesi che eserciteranno la Presidenza. E ovviamente con i Paesi che condividono una memoria comune e una lunga esperienza europea. Ma anche con tutti quelli che come noi pensano che sia necessario rilanciare l'Europa. Speriamo che il nostro invito venga raccolto da tutti gli Stati membri. Con alcuni registriamo già oggi delle interessanti sintonie, che speriamo di sviluppare. Aspettiamo di vedere che governo uscirà in Spagna e ci auguriamo che la Francia, che condivide la nostra visione, decida di passare all'azione.

Il confronto, che porteremo avanti con bilaterali e con incontri come quello di ieri, servirà a vedere quali siano le diverse possibilità in campo per riorganizzare la nostro Unione. Vogliamo proseguire il nostro cammino verso un'Unione sempre più stretta? Vogliamo realizzare un'Unione politica e democratica attorno alla zona euro? Quali rapporti tenere con il Regno Unito, che vuole compiere una scelta diversa, e con i paesi che non vogliamo procedere allo stesso ritmo verso quell'Europa più politica e democratica auspicata dall'Italia? Un'Europa a due cerchi - uno più ampio, delle libertà fondamentali e del mercato unico ed uno più denso, dell'Unione politica ed economica della Zona euro potrebbe forse essere la via per rilanciare l'Unione su basi diverse, più flessibili e più rispettose delle legittime scelte di tutti. In parallelo, dobbiamo proseguire il nostro impegno per la tutela dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali nell'Unione e per la lotta contro il terrorismo islamista.

La recente attualità europea dimostra ogni giorno di più la necessità politica di proseguire nel 2016 il processo sullo Stato di diritto avviato sotto Presidenza italiana, a cominciare dalla questione dell'immigrazione in Europa, passando per il rafforzamento dell'irrinunciabile binomio sicurezza dei diritti - diritto alla sicurezza. Nel corso del nostro semestre, come ha ricordato il Presidente Renzi, "Abbiamo cercato di dare un'anima all'Europa. Per noi l'Europa è libertà". E se è vero che Europa significa innanzitutto diritti, libertà fondamentali e sicurezza, allora dobbiamo partire da quei diritti e da quelle libertà per rilanciarla.
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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