Vai direttamente ai contenuti

EN FR

Modulo ricerca nel sito

sei in: Home | Comunicazione | Rassegna stampa | Gozi: nuove regole...

Gozi: nuove regole per cambiare la UE o si disintegrerà

11 gennaio 2016Parole chiave: ,
  • Segnala presso:
  • Delicious
  • Diggit
  • Facebook
  • Google
  • OKNOtizie
  • Technorati
  • My Yahoo

(intervista di Repubblica al Sottosegretario Gozi)


«Se l'Europa resta ferma si disintegra, per questo, nel 2017, il governo italiano vuole cambiarne le regole». Il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, racconta come Palazzo Chigi oltre a scontrarsi con Bruxelles sui vari dossier lavori anche ad una riforma dell'Unione che dà maggiore profondità alla campagna europea di Renzi.

Che road map immagina il governo?
«Il punto d'arrivo è Roma 2017 quando, a marzo, festeggeremo i 60 anni appunto del Trattato di Roma. In quell'occasione vogliamo lanciare un processo che porti alla riforma dell'Unione».

Ambizioso in questa Europa litigiosa.
«Stiamo riformando l'Italia e vogliamo riformare anche l'Europa. Così come nel 2007 a Berlino in occasione dei 50 anni della nascita della comunità i leader approvarono una dichiarazione che dopo due anni portò al Trattato di Lisbona, noi vogliamo fare la stessa cosa dopo 10 anni di crisi. Il lavoro parte domani a Malta, con un incontro con i governi che deterranno le prossime presidenze di turno dell'Ue. Inoltre Paolo Gentiloni il 19 riunirà i colleghi dei paesi fondatori. Infine ad aprile riceveremo sempre Malta, Olanda e Slovacchia. Intanto sondiamo in bilaterale gli altri governi».

Al momento chi ci sta?
«Aspettando di vedere che governo uscirà in Spagna, per ora Belgio, Olanda, Malta, Lussemburgo, Portogallo e Grecia».

Mancano Francia e Germania.
«No, la Francia concorda con la nostra analisi ma ora è il momento di condividere anche l'azione. Con la Germania, invece, dobbiamo trovare un'intesa sui tempi visto che Berlino tende a rinviare mentre noi vogliamo arrivare a inizio 2017 pronti per partire. Se l'Europa resta prigioniera dello status quo, con l'eurozona in difficoltà e Schengen che traballa, rischia la disintegrazione e il trionfo dei populisti».

Che Europa immaginate?
«E' illusorio pensare che oggi tutti i governi vogliano andare avanti allo stesso modo nello stesso momento. Quindi dobbiamo rilanciare l'idea di un'Europa differenziata, con due cerchi all'interno di una grande Unione continentale».

Chi sarebbe nel primo e chi nel secondo?
«Ci sarebbe un cerchio più ampio che comprenderebbe tutti i paesi e si fonderebbe sul mercato unico e le sue 4 libertà fondamentali, a partire da Schengen. Un secondo più stretto, il cuore dell'Unione, sarebbe composto da una zona euro riformata e approfondita. Bisogna legittimarne democraticamente le istituzioni e quindi il futuro ministro del Tesoro Ue dovrà essere votato dal Parlamento e agire sotto il suo controllo. Quindi occorre una vera Unione economica con una sua politica sociale altrimenti restiamo all'applicazione di regole troppo rigide. E per questo servirà un bilancio della zona euro con cui fare investimenti e crescita. Vogliamo anche una rappresentanza unica dell'euro all'estero».

Dunque volete cambiare i trattati.
«Sì, certo».
Alberto D'argenio

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

2009 © Tutti i diritti riservati