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«Giusto tener conto del lato psicologico meglio approfondire prima di decidere»

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(intervista del Messaggero al Sottosegretario Gozi)


La parola d'ordine è prudenza. «L'abolizione del reato di clandestinità renderebbe più semplici e più rapide le espulsioni di chi non ha diritto di rimanere in Italia. Certo, affrontare il tema della sicurezza oggi, vuol dire tenere conto di tutti gli aspetti psicologici e di percezione pubblica. E alla luce di questo, il governo prenderà una decisione la prossima settimana».
Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio per le Politiche europee, avverte che prima di decidere se depenalizzare l'immigrazione clandestina, «il governo approfondirà la questione in tutti i suoi aspetti anche legislativi e tecnici, procedimentali e giudiziari. E se vorrà esercitare la delega ricevuta dal Parlamento, tra l'altro dopo un dibattito approfondito sul pacchetto sicurezza, dovrà farlo in questo mese. L'obiettivo è in ogni caso quello di lottare con più efficacia contro tutti gli aspetti di criminalità legati ai flussi migratori».

Il capo del governo slovacco, Robert Fico, non vuole rifugiati musulmani. Che sta succedendo in Europa?
«C'è il rischio di una ferita gravissima ai valori dello Stato dí diritto sui quali l'Europa è stata creata. Un esponente di governo dell'Europa orientale che non è la Slovacchia mi ha detto che sarebbe più facile per loro ricollocare profughi cristiani. Ma la discriminazione religiosa per decidere se lasciare o meno nelle mani dei tagliatori di gole dell'Isis i profughi siriani, ci
porterebbe dritti dritti contro un muro. Spero che quella del premier slovacco resti un'infelice battuta da campagna elettorale. La trappola nella quale vogliono farci cadere le organizzazioni estremistiche e terroristiche islamiche è proprio questa: spingere l'opinione pubblica a fare l'equazione: rifugiato siriano uguale terrorista o violentatore di donne».

Che dire dell'aggressione di massa alle donne a Colonia?
«Non c'entra lo status di rifugiato o la religione. C'entrano la criminalità e vile logica del branco. Ci vuole il pugno duro. Se tra quella gente c'è chi ha chiesto asilo e poi compie quelle ignominie, dimostra di essere indegno di far parte della nostra comunità e va punito e espulso: le Costituzioni e la Carta dei diritti fondamentali della Ue vengono prima anche del Corano. E se c'è qualcuno la cui cultura religiosa considera inferiore la donna e pensa che si possa aggredirla e picchiarla, sbaglia di grosso. Da noi le donne sono uguali agli uomini e se non vogliono non vengono rinchiuse in un burqa».

L'Europa sta diventando un brutto sogno?
«Per troppi anni abbiamo vissuto mitizzando l'Europa degli algoritmi e dei parametri finanziari. Volevamo un'altra Europa? Ebbene, questa è la sfida: rilanciare l'Europa della sicurezza, della libertà e del diritto, o consentirne la disintegrazione. Oggi la lentezza, assenza e miopia dell'Europa possono trasformare il sogno in incubo. Vari governi europei stanno procedendo sull'immigrazione come sonnambuli. Noi la sveglia l'avevamo data il 2 luglio 2014 con le proposte che hanno portato all'accordo basato su tre pilastri: rafforzare i controlli alle frontiere esterne introducendo gli hotspot e nuovi metodi di identificazione, la ricollocazione dei rifugiati tra gli Stati della Ue, e mezzi finanziari per le operazioni di rimpatrio».

Ma tutto questo non è stato fatto...
«L'accordo è stato votato a maggioranza qualificata ed è vincolante per tutti. Il rafforzamento delle frontiere esterne e la ricollocazione di 160mila rifugiati vanno attuati in parallelo. Noi abbiamo fatto la nostra parte per il 50 per cento con gli hotspot, ma la ricollocazione si è fermata allo 0.2 per cento: 456 persone sono sotto procedura e solo 272 già ricollocate. La procedura d'infrazione all'Italia per le identificazioni è giuridicamente traballante e politicamente inopportuna. La Commissione Europea farebbe meglio a usare tutti gli strumenti in suo potere, anche la procedura d'infrazione, per ottenere che tutti gli Stati prendano la loro parte di rifugiati».

A che punto è la preparazione di Roma 2017 per i cinquant'anni dai trattati di Roma?
«Abbiamo un programma di eventi celebrativi e politici. Marzo 2017 sarà un grande momento di rilancio dell'Europa politica e dello Stato di diritto. La prossima settimana sarò a Malta perché lo gestiremo con la presidenza maltese». Marco Ventura

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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