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"Juncker? Ha il passo del gambero"

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(intervista di Avvenire al Sottosegretario Gozi)


Non cerchiamo lo scontro con Bruxelles, ma non ci piace il fatto che la Commissione Juncker, che era partita bene proponendosi come una commissione "politica", abbia preso a tentennare, assumendo l'andatura del gambero, un passo avanti e due indietro... Sul nodo dei salvataggi bancari, sull'immigrazione e da ultimo sulla questione Ilva abbiamo visto atteggiamenti che non ci piacciono... Vorremmo ricordare che senza l'Italia non c'è Europa, tanto più senza l'Italia del governo Renzi, che sta compiendo un lavoro che giova all'intera Unione...».

Dalle parole del sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, si evince l'imminenza di un "chiarimento politico", come si diceva una volta, fra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente Jean-Claude Juncker: «Bisogna mettersi attorno a un tavolo e discutere di quale rapporto politico la Commissione europea voglia avere con l'Italia. Io ne ho già parlato nei giorni scorsi col vicepresidente Frans Timmermans. E in febbraio dovrebbe venire a Roma il presidente Juncker. Sarà l'occasione per reimpostare quel rapporto... Una volta fatto, sarà più semplice affrontare, una ad una, alcune questioni importanti...».

Come la spinosa vicenda della banche, in cui lei ha definito poco saggio il no della Commissione Ue al sostegno italiano attraverso il Fondo interbancario. Sul punto, il governo farà ricorso alla Corte di giustizia europea?
La possibilità di un ricorso contro un atto della Commissione è prevista. Ma non abbiamo ancora deciso se presentarlo. Stiamo valutando...

Lei ha chiesto «chiarezza» rispetto a decisioni prese nei confronti di altri Stati. C'è un'Europa di figli e figliastri?
È bene che la Commissione faccia una comparazione tra il modo in cui ha affrontato le vicende delle banche tedesche e portoghesi e quelle italiane. Si è scelto un approccio legalistico, consentendo alcune cose a chi, prima delle nuove regole, aveva dato aiuti e non consentendole poi all'Italia. La Commissione ha scelto l'interpretazione più rigida, secondo me sbagliando perché se ne potevano dare altre...

E la procedura d'infrazione sull'Ilva? Come intende agire il governo italiano?
Abbiamo un dialogo già avviato con la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Da un lato la Commissione ci chiede di rispondere alle infrazioni in materia ambientale, accelerando gli interventi. Ma dall'altro ci segnala che c'è un rischio di "aiuti di Stato". Delle due l'una, perché se il governo italiano interviene con i suoi strumenti per fare le bonifiche ambientali, poi quell'azione non può essere considerata come un aiuto di Stato...

E quali sono gli altri "passi del gambero"?
Prendiamo l'immigrazione. La Commissione Juncker aveva adottato l'agenda italiana sull'immigrazione presentandola all'Europa fra aprile e maggio. Ora però si è dimenticata di ciò che l'Italia ha fatto per soccorrere i migranti - sia nei salvataggi in mare che nelle proposte per superare gli obsoleti regolamenti di Dublino -e apre una procedura d'infrazione sulle impronte digitali. Per non parlare della redistribuzione dei migranti e dei rimpatri, che ancora stentano a decollare. O del versante economico...

Cioè?
La Commissione Juncker era partita bene sul piano d'investimenti e sulla flessibilità, fissando regole che premiavano gli interventi a livello nazionale. Ma ora abbiamo bisogno di sapere se quell'interpretazione varrà per l'intera legislatura, senza metterla in discussione ogni settimana. Noi prendiamo sul serio l'impegno per la crescita e non intendiamo ogni sette giorni stare a negoziare lo 0,1 in più o in meno...

Suona come un ultimatum...
No, è una richiesta di confronto. Bisognerebbe ricordare a Bruxelles che nel 2011 l'Italia era una parte del problema, in Europa, mentre oggi è parte della soluzione... La Commissione dovrebbe prendere atto di questo e impostare il rapporto con l'Italia in maniera più politica e positiva, perché quest'Unione Europea lenta e inerte ha ancora più bisogno dell'azione di traino del governo Renzi, che si muove per cambiare in meglio le cose...

Il traino della Germania non occorre più? E il rapporto fra Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel si è davvero incrinato?
È un rapporto di reciproco rispetto fra due personalità politiche che dimostrano forza nel loro Paese e sulla scena europea. Sono sicuro che il rapporto personale fra i due sia rimasto buono. Certo, ora sulla scena politica europea c'è un nuovo leader, Renzi appunto, che propone una visione diversa da quella degli ultimi anni, nell'interesse dell'Europa. Una visione della quale il premier discuterà con il cancelliere Merkel in un incontro previsto all'inizio del 2016.

L'Italia spingerà dunque per un'Europa diversa?
Sì. Noi diciamo no a una Ue dei rinvii e della cautela eccessiva che diventa ipocrisia. E nel prossimo anno lavoreremo affinché, in vista del 2017 - 60esimo anniversario del Trattato di Roma- si rilanci un'Europa finalmente politica, capace di liberarsi da quella spirale viziosa fra tecnocrazia, legalismo e populismo che sta deludendo e allontanando tanti cittadini che nell'Europa ci credevano...
Vincenzo R. Spagnolo

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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