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Valls, il vero vincitore

14 dicembre 2015Parole chiave: ,
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(articolo sull'Unità del Sottosegretario Gozi)


No, la Francia non si getta nelle braccia di Marine Le Pen. E neppure in quelle della giovane Marion Marechal-Lepen. Entrambe sono state nettamente sconfitte. Il vero vincitore politico è Manuel Valls. Perché la grande maggioranza dei francesi ha deciso ancora una volta che i valori della République non vanno rottamati. Il risultato del primo turno del Front National è dovuto al contesto più difficile dal dopoguerra ad oggi: disoccupazione, impoverimento della classe media, crisi migratoria, terrorismo islamico, inadeguatezza europea. Quel messaggio brutale del primo turno, quel tuono politico rimane, ed è impossibile continuare come prima in Francia.

L'altro grande sconfitto, assieme a Marine Le Pen, si chiama Nicolas Sarkozy. Ha continuamente rincorso Marine Le Pen sul suo stesso terreno. Ha sdoganato i temi e i toni della paura, della demonizzazione del diverso, dell'antieuropeismo, a partire dagli attacchi a Schengen. Una strategia perdente innanzitutto all'interno del suo stesso partito. Ben tre candidati dí peso, Valerie Pecresse, Christian Estrosi e Xavier Bertand, suoi ex ministri ora eletti presidenti, hanno rifiutato di fare eventi elettorali con lui proprio perché in disaccordo con la sua deriva estremista. Probabile che il percorso di Sarkozy verso le primarie dei Républicains non sarà più in discesa come lui stesso pensava; e che forti critiche nei suoi confronti non tarderanno a farsi sentire nel suo campo.

Certo, Sarkozy - a differenza di Forza Italia con Matteo Salvini - non è arrivato a fare alleanze nè tantomeno a riconoscere la leadership delle destre a un'estremista come Marine Le Pen, alleata europea della Lega Nord. Ma la sua subalternità al discorso Lepenista, le sue ambiguità rispetto alla politica di odio, rifiuto, chiusura e discriminazione non hanno pagato. La destra francese rischia anzi di pagare cara questa sua porosità rispetto alle idee più odiose dell'estrema destra.

Dappertutto, anche nel Grande Est francese (dove il candidato socialista Jean-Pierre Massenet aveva mantenuto la sua candidatura disattendo le indicazioni del Partito Socialista) la strategia antifrontista fortemente voluta da Valls ha pagato. I socialisti sono, riusciti a vincere in circa la metà delle regioni e la loro rinuncia a correre al secondo turno ín Nord pas de Calais-ChampagneArdenne-Picardie e in Provence Alpes-ate d'Azur ha impedito la vittoria delle due Le Pen.

La strategia di Valls, con il ritiro delle liste, ha dimostrato che la sinistra è disposta ad anteporre gli interessi della democrazia e della Repubblica agli interessi di partito. Sarkozy no, lui ha vissuto di tatticismi sino alla fine, nonostante le diverse proposte dei suoi alleati centristi e le critiche alla sua linea "né-né" - né Partito Socialista né Front National - anche di personalità della destra come Jean-Pierre Raffarin e Nathalie Kosciusko-Morizet. Il risultato della destra è deludente: di solito, alle regionali, chi è all'opposizione vince nettamente. I Républicains hanno sostanzialmente pareggiato nei numeri e Sarkozy ha perso politicamente.

La ritrovata unità a sinistra, che avevamo invocato una settimana fa, ha poi permesso al Partito Socialista di smentire le peggiori aspettative della sera del primo turno. Un'evidenza che dovrà far riflettere chi in Italia, a sinistra, ha fatto della sua battaglia proprio contro il Partito Democratico la sua (unica?) ragione di sopravvivenza.

Per la sinistra francese, la lezione è comunque dura. L'astensionismo rimane molto alto. E la gauche deve fare i conti con la modernità, con la nuova realtà politica francese ed europea del 2015. Deve diventare protagonista anziché continuare a subire la ricomposizione del panorama politico in corso in Francia come nel resto d'Europa, Italia compresa. Non dobbiamo certamente rinunciare ai grandi valori della sinistra: giustizia sociale, solidarietà, pari opportunità, merito e inclusione. Ma dobbiamo capire chi oggi subisce veramente le maggiori ingiustizie sociali, chi sono i primi esclusi, chi sono gli ultimi ad avere l'opportunità di dimostrare ciò che valgono. E rispondere con riforme coraggiose per darle a tutti queste opportunità.

Dobbiamo poi assumere pienamente un altro dato politico molto evidente guardando la Francia, ma anche l'Italia. Ci sono nuove divisioni politiche sempre più nette, che si aggiungono alla tradizionale divisione destra-sinistra e che stanno trasformando i contesti politici nazionali.

La prima è la reazione ai cambiamenti del Mondo. Le Pen e Salvini propongono di agire sulla paura e di reagire con la chiusura: rinchiudiamoci in frontiere nazionali, demonizziamo la diversità, criminalizziamo il rifugiato politico, liberiamoci dell'establishment. La seconda è la distruzione dell'Europa: basta con le libertà europee, basta con l'euro, basta Con Schengen. Sopratutto no allo sviluppo di una politica transnazionale e di forti istituzioni sovranazionali più democratiche e più legittime.

Manuel Valls da tempo in Francia si batte per una modernizzazione della gauche, ancora frammentata, legata a riflessi condizionati del novecento, incapace di parlare ad un elettorato più vasto di quello tradizionale che in parte oggi è attratto proprio dagli estremisti della Le Pen. Lento nel riformare sè stesso, il Partito Socialista ha anche rallentato l'azione riformatrice del governo francese. Lento nel superare lo shock del successo del No nel referendum del 2005 sulla Costituzione europea (a causa delle sue divisioni interne) a distanza di 10 anni le sue incertezze incidono ancora troppo sull'azione europea della Francia. Lento nel suo rinnovamento interno, non ha ancora realizzato quel profondo ricambio di classe dirigente indispensabile per ridare credibilità e slancio alla sua azione.

L'antipolitica lepenista si nutre proprio di queste debolezze: non cambia nulla, sono tutti uguali, sono sempre gli stessi. Ieri alla Leopolda, Matteo Renzi ha così risposto anche alle elezioni francesi. Dobbiamo procedere ancora più spediti sulla politica del cambiamento, dell'Italia e dell'Europa. Abbiamo iniziato a farlo, molto resta ancora da fare, ma la via è tracciata. Una nuova classe dirigente è alla guida del Paese. Abbiamo una grande fiducia nell'Italia. E siamo convinti che l'Europa debba ritrovare sè stessa: politica, valori e stato di diritto; non tecnocrazia ecofinanziaria, parametri e output gap. È questa la nostra e-lezione francese.
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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