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La sinistra unita è la marcia per far correre l'Europa

6 dicembre 2015Parole chiave: ,
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(articolo sull'Unità del Sottosegretario Gozi)

Più politica e più sinistra per rilanciare l'Europa. Per questo, dobbiamo superare linee di divisione politica del tutto obsolete. E dobbiamo avere il coraggio di assumerci la responsabilità di governare e la saggezza di rischiare. Ci vogliono leadership politiche forti e, più forte legittimazione popolare, attraverso referendum per dare ai cittadini il diritto dì scegliere sulle nuove grandi riforme, a partire da quelle costituzionali, con referendum nazionali, come faremo in Italia nel 2016, ed europei, da organizzare in futuro su scala continentale. Su questo, guardando anche a nuovi governi come quello di Alexis Tsipras in Grecia o quello di Antonino Costa in Portogallo, possiamo fare insieme battaglie importanti. Nell'incontro con Nikos Pappas, ministro di stato greco, promosso su iniziativa di Goffredo Bettini dal gruppo S&D e da Campo Democratico, ne abbiamo avuto la conferma.

In questi anni, l'Unione è stata prigioniera di un circolo vizioso tra tecnocrazia e populismo: ecco perché oggi riaffermare il primato della politica e il coraggio del governo è assolutamente decisivo. Riaffermare il primato della politica, per approfondire quella discontinuità con l'austerità dell'era Barroso che giustamente lo stesso Junker rivendica. Ma che rimane una discontinuità ancora insufficiente soprattutto a causa dell'inconsistenza politica di partiti e forze transnazionali, che noi debbiamo creare, svuotando il PSE dai suoi inutili formalismi e pratiche burocratiche per riempirlo di politiche e di progetti.

Ad esempio, sono convinto che i leader socialisti e democratici dovrebbero cominciare a dialogare regolarmente anche con Tsipras, soprattutto prima delle riunioni del Consiglio europeo, perché dobbiamo impegnarci tutti per ribaltare rapporti di forza oggi ancora favorevoli al PPE, ma con una nuova tendenza che vede vincere guarda caso...- i partiti di sinistra nei paesi già sottoposti al programma della vecchia troika.

Leadership governative forti, come quella di Matteo Renzi, che coincidano con la guida del partito, perché per riformare l'Europa abbiamo bisogno di una fortissima spinta sia dei governi che dei partiti. Il nostro coraggio di governare è anche la risposta a chi, a sinistra, sembra invece preferire nuove divisioni, preludio di vecchie sconfitte e delusioni. In un'Europa dove si affermano i nazionalisti e i neo-nazisti, dove il Front National continua a crescere, dove si aggirano i Salvini, i Grillo e altri Jobbik dello stesso genere, pensare che i principali bersagli di chi vuole costruire nuove forze di sinistra siano il Partito Democratico, il Parti Socialiste o Syriza è semplicemente suicida. È una logica ormai vecchia e perdente. No, fuggire dalle proprie responsabilità, tirarsi fuori, proponendo di uscire dall'euro, non è la nostra risposta. E non è neppure la risposta di Syriza e di Tsipras. Noi vogliano impegnarci dentro, e a fondo, per cambiare le politiche economiche europee e costruire l'Unione che ancora ci manca.

Rilanciare l'Europa richiede allora coraggio e visione politica. Senza le nostalgie del «bel tempo che fu» .... Perché oggi la vera divisione politica è tra governi "conservatori", che vorrebbero cioè mantenere l'Unione così com'è, e governi "riformatori", che vogliono cambiare l'Unione. Tra i riformatori, per fare alcuni esempi, abbiamo ora certamente anche la Grecia di Tsipras e il Portogallo di Costa, paesi non fondatori che vogliono essere "rifondatori". E anche la Francia di Hollande, con cui dobbiamo proseguire il dialogo avviato a Parigi su nuove politiche europee a partire dalla governane della zona €, dopo il Vertice sulla Grecia di luglio. Sapendo che possiamo realizzare anche convergenze politiche inedite, come la sacrosanta scelta di democratici, socialisti, liberali, verdi e sinistra unitaria di invocare un controllo parlamentare europeo sull'attuazione dell'ultimo Memorandum tra UE e Grecia. Non possiamo certo aspettare il 2017, anno in cui celebreremo i 60 anni del Trattato di Roma, per fare del 2017 l'anno del rilancio europea.

Se siamo seri, se vogliamo veramente far tutto il possibile affinché ciò accada, dobbiamo lavorarci adesso, dialogare e verificare la volontà politica di costruire, in particolare nella zona euro, un governo veramente democratico e sociale, una nuova politica economica, per attuare le scelte dei leader politici e dei parlamenti e non delle tecnocrazie eco-finanziare, come invece è accaduto negli ultimi anni. Partendo dalla politica, non dalla diplomazia, perché l'Europa è politica interna. Partendo da sinistra, perché abbiamo bisogno di un rilancio politico. Partendo dalla Carta dei diritti fondamentali UE, cari ai nostri cittadini e non dai parametri finanziari nelle mani delle burocrazie.

E al contempo rivolgendoci a tutti i governi e i partiti che condividono i nostri obiettivi. Si, questa volta «un'altra Europa è possibile». Disinneschiamo il pilota automatico e inseriamo la marcia della politica.
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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