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Non dobbiamo far vincere il terrore

16 novembre 2015Parole chiave: ,
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(articolo sull'Unità del Sottosegretario Gozi)


Boulevard Voltaire 49. Non è l'indirizzo del Bataclan, che si trova al 50 dello stesso Boulevard. È dove ho passato uno dei tanti anni vissuti a Parigi. Dove ho vissuto liberamente, come giovane europeo, senza paura. Anch'io, come Valeria Solesin, studiavo alla Sorbona: Valeria ci ha lasciato, vittima della violenza terroristica, e mancherà a tutta l'Italia e a tutta l'Europa. Non avrei mai pensato che 20 anni dopo in quelle vie che percorrevo ogni giorno da studente sarebbero passati dei mostri che attaccano la nostra libertà, odiano le nostre conquiste di civiltà, vogliono seminare la paura per paralizzare le nostre società. Sono disumani e la loro barbarie non ha alcuna giustificazione. La loro sfida durerà per molto tempo: ecco perché la nostra risposta deve essere politica, rispondere al pericolo immediato ma guardare soprattutto al nostro futuro comune. Riaffermare i nostri valori, la nostra libertà è la nostra prima risposta: non dobbiamo rinunciare al nostro quotidiano e alla nostra vita "normale".

Mai cedere alla paura. Mai cambiare la propria vita. Siamo attaccati da un mostro transnazionale: i macellai sono europei - francesi, belgi.... - e non europei. Cellule sparse nelle capitali europee, organizzate, addestrate e manovrate da centrali extraeuropee. Di fronte a questa minaccia senza precedenti alla nostra sicurezza, dobbiamo rispondere con ancora più cooperazione e ancora più solidarietà tra europei. Nell'ultimo anno tanto è stato fatto in Europa per cooperare di più e per prevenire pericoli e attentati. Progressi importanti ma che ancora non bastano. Dobbiamo costruire con molta più rapidità ed efficacia l'Europa della sicurezza.

Schengen non significa solo libertà. Significa anche polizia delle frontiere esterne, integrazione dei servizi di intelligence, vera politica della sicurezza comune. Dobbiamo fare della politica di sicurezza e di difesa il nuovo grande cantiere europeo perché solo come europei possiamo rispondere alla minaccia. Basta vendere fumo e illusioni con false soluzioni, come i muri o il filo spinato nel cuore della nostra Unione. Non perdiamo tempo in sterili guerriglie di propaganda ad uso domestico. Per questo, la reazione di chi pensa di rimangiarsi l'accordo europeo sull'immigrazione e di rifiutare i controlli alle frontiere comuni, come ha annunciato il nuovo ministro degli affari europei polacco, Konrad Szymanski, è profondamente sbagliata.

La sicurezza richiede solidarietà, apertura e unità tra noi: uniamoci per vincere l'attacco globale che ci hanno sferrato. Si, certo: è un'impresa enorme, proprio come quella che avevano di fronte negli anni '50 i fondatori della nostra Unione, dopo aver vissuto la seconda guerra mondiale e la Shoa. Spazziamo via lo scetticismo politico, le resitenze burocratiche, gli egoismi nazionali. Solo come europei possiamo veramente dare il nostro contributo, assieme a americani e russi, impegnando turchi, iraniani, sauditi e tutti gli altri attori regionali per vincere questa nuova guerra mondiale - come l'ha definita Papa Francesco - diffusa, capillare, interna, fatta di reti transnazionali e di lupi solitari.

Alla riunione "London 11" di sabato scorso, a Vienna, sono state prese decisioni importanti per la transizione politica in Siria, con lo spirito giusto, con russi e americani dalla stessa parte. Dal G20 viene un messaggio forte contro il terrorismo. I1 29 novembre al Vertice di Bruxelles, europei e turchi dovranno rafforzare la loro cooperazione per gestire la crisi dei rifugiati e per combattere contro il terrorismo, che colpisce sia il governo che l'opposizione turchi. Il nostro nemico è l'ISIS e tutti coloro che lo combattono sono nostri alleati in questa guerra che in due giorni ha fatto oltre 230 morti tra Beirut e Parigi. Dobbiamo lavorare incessantemente su questa direzione.

La guerra dal Medio Oriente è arrivata da noi, ora dobbiamo imporre la pace in Medio Oriente: mostriamo fermezza e facciamo un patto politico globale contro il terrorismo. Un terrorismo che vuole disgregare le nostre comunità, composte anche da persone di fede musulmana. Da loro ora deve arrivare la reazione più decisa e più forte: perché attaccano le comunità che li hanno accolti, in cui sono integrati, a cui ora devono parole e azioni di chiarezza e di coraggio contro i barbari che usano la loro religione per dare sfogo all'odio e alla follia. Musulmani d'Italia e d'Europa: condannate i barbari senza se e senza ma. I nemici li abbiamo innanzitutto dentro le nostre società, all'interno delle nostre frontiere. Prima hanno voluto massacrare la libertà di espressione: Charlie Hebdo. E c'è chi ha cercato addirittura delle attenuanti poiché le vignette "erano provocazioni"... È stato detto...anche in Italia....errore terribile, posizione inaccettabile. No, il diritto alla sicurezza non deve mai mettere in pericolo la sicurezza dei nostri diritti, di tutti i nostri. diritti. Poi i barbari si sono spostati: sette minuti a piedi per andare da Charlie Hebdo al Bataclan. E questa volta hanno brutalizzato i luoghi della gioventù, dello stare insieme, del sentirsi comunità: ascoltando un concerto, andando al ristorante, guardando una partita di calcio.

Nessuna esitazione, sorelle e fratelli musulmani: le nostre libertà costituzionali sono anche le vostre, a partire dalla libertà di religione, per arrivare al diritto di non credere e alla netta e definitiva separazione tra religione e politica. A quelli che non lo capiscono dobbiamo spiegare che questo principio non è trattabile, che sono loro a doversi adattare ai principi di libertà e ai valori della Costituzione, non il contrario. Dobbiamo fare tutti di più e molto meglio con le politiche dell'integrazione. E spingere anche i musulmani di tutto il resto del mondo a farlo.

È vero: il terrorismo non si combatte mettendo tutti sullo stesso piano. Insieme allora, non
confondiamo fede religiosa e odio terrorista: garantiamo a tutti la libertà di pregare, in chiesa, nella sinagoga, o nella moschea. Molti di voi hanno urlato "Not in my name": non fermatevi, gridatelo ancora di più, fatelo in tutto il mondo. Combattiamo insieme i nazisti islamici. Combattiamo insieme il ritorno dell'antisemitisimo, in Europa e in Italia. Costruiamo un Islam italiano ed europeo, assolutamente rispettoso dei nostri valori, a partire dalla laicità. Come scrisse Rudyard KiDling, "tutti quelli come noi siamo Noi, e tutti gli altri sono Loro".
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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