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«Infrazioni europee? Saremo virtuosi come la Germania»

11 novembre 2015Parole chiave: ,
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(intervista del Messaggero al Sottosegretario Gozi) 


Mai più all'Italia il record delle procedure d'infrazione. Per il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, è una promessa. «L'obiettivo», racconta al Messaggero appena uscito dalla riunione mensile del Comitato interministeriale per gli Affari europei (Ciae) è arrivare a livelli fisiologici per uno stato federale-regionale, una media di 70 procedure, parente alle 68 della Germania». Quando è arrivato, a marzo 2014, Gozi ha trovato 121 dossier aperti da Bruxelles e 150 milioni di multe da pagare nel 2015 per sentenze ereditate. Ad ottobre le procedure d'infrazione erano ridotte a 97, dopo una punta di 89 toccata a fine 2014, «il minimo degli ultimi 20 anni».

Le multe putroppo sono ancora lì, ma dopo «i primi frutti» di una strategia nuova sull'asse con Bruxelles, sta per partire la fase due, quella decisiva. Due le linee «per fare più e meglio»: un dialogo «più centralizzato con la Commissione, priorità del governo, ma anche una svolta nel flusso con il Parlamento». Del resto, la rotta «fa parte della strategia di credibilità in Europa. Abbiamo innescato una tendenza positiva alla riduzione, grazie anche alla collaborazione di Camera e Senato».

Nonostante il trend in calo l'Italia ha ancora un triste primato. Come si arriva alla svolta?
«Un pezzo è stato fatto, ma molta strada c'è ancora da fare anche per colpa delle sentenze del passato. Intanto a breve dovremmo vedere la chiusura di ben 18 procedure. E nel prossimo Cdm dovremmo trovare soluzione per altre due capitoli».

Data l'eredità non c'è rischio ingorgo, tra aperture, chiusure e blocco delle sentenze?
«L'obiettivo un trend di riduzione:. alti e bassi sono fisiologici. Ora disponiamo di 4 leggi all'anno per agire, rispetto all'unico strumento che c'era prima: due leggi delega Ue per il recepimento delle norme e due leggi Ue, i cosiddetti "estintori" per chiuder i dossier e rispondere alle sentenze. Intanto, però, ho anche scritto alla Commissione Ue per chiedere tempi più brevi per chiudere le procedure».

Ma come incidere sulle resistenze delle amministrazioni?
«Le resistenze culturali sono notevoli, ma stiamo avendo i primi frutti. Grazie anche alla Legge 234 che ha riorganizzata la partecipazione dell'Italia ai processi Ue, e al lavoro del Ciae. Poi accelereremo la risoluzioni di divergenze tra amministrazioni e superaremo gli intoppi sulle coperture finanziarie, una priorità».

Eppure nel Dipartimento Politiche Ue mancano ancora due figure chiave...
«Abbiamo ereditato una struttura indebolita e disorganizzata. Quindi serviva una rivoluzione. Riorganizzato il rapporto tra livello politico e amministrazione, proprio in questi giorni è stata coperta la figura di Coordinatore informative parlamentari. Il Capo struttura di Missione sarà trovato invece entro l'anno. E a ínízío del 2016 sarà creata una nuova direzione aiuti di Stato.

I dossier-priorità?
«Ilva, concessioni idroelettriche e interrompibilità in Sardegna».

Che fare se il 70% del contenzioso è colpa delle Regioni?
«Per la prima volta abbiamo usato il potere sostitutivo nei confronti delle Regioni. Lo faremo ancora».
Roberta Amoruso

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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