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«Atene alleato chiave per un'Europa più democratica»

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(intervista dell'Unità al Sottosegretario Gozi)


Per l'Italia la Grecia è un alleato chiave in Europa per ottenere una governane economica più democratica e per lanciare la macroregione adriatico-ionica. A spiegarlo a l'Unità è il sottosegretario responsabile per gli Affari europei, Sandro Gozi, che ieri si è recato ad Atene per rilanciare il partenariato italo-greco a partire dalla notte del 13 luglio, quando al summit di Bruxelles l'Italia, insieme a Francia e Cipro, è stata uno dei pochi Paesi a battersi per scongiurare l'uscita della Grecia dall'eurozona.

Dopo le polemiche con Tsipras per il rifiuto delle riforme oggi l'Italia ritrova un alleato?
«Oggi seguiamo con grande interesse il quadro politico greco che si è molto chiarito. Finalmente c'è un percorso di riforme per il quale ci siamo battuti assieme a francesi e ciprioti e su cui il Parlamento e il Governo greco stanno lavorando seriamente. Quindi certamente noi vogliamo proseguire questo dialogo bilaterale perché per noi è fondamentale che l'unione economicae monetariasi rafforzi e si approfondisca. È la ragione per cui ci siamo impegnati a luglio contro qualsiasi ipotesi di Grexit come veniva ipotizzata all'epoca. Questo vuol dire anche essere disponibili a scambiare le nostre esperienze e buone prassi come quella della lotta alle frodi contro il bilancio comunitario, su cui il mio dipartimento di politiche europee ha fatto grandi passi avanti, e di lotta contro la corruzione con l'avvio dell'autorità anticorruzione e con il lavoro che sta facendo Cantone».

Un partenariato con Atene significa anche più forza nella lotta contro l'austerità?
«Una Grecia che è sulla via della stabilizzazione può svolgere anche un ruolo positivo per le grandi priorità che abbiamo a livello europeo e che sono principalmente due: innanzitutto quella di costruire un governo dell'euro che sia più democratico e trasparente, e che sia più caratterizzato da forti iniziative sociali. Per questo ho presentato l'iniziativa dell'Italia per un sussidio europeo per la lotta alla disoccupazione. Un'idea presentata da Poletti durante il semestre di presidenza italiana dell'Ue e poi ripresa da Renzi e Padoan. Poi occorre completare l'unione bancaria, ma occorre anche ripensare il controllo democratico dell'euro e il ruolo del Parlamento europeo. Noi vorremmo che il Parlamento europeo svolgesse un ruolo importante non solo sul governo dell'euro ma anche sulla verifica del rispetto da parte di Atene degli impegni assunti con il memorandum di luglio. Sarebbe importante per la Grecia, ma sarebbe importante come indicazione di come dobbiamo cominciare agestire le nostre grandi questioni di interesse comune nella zona euro, e cioè con un maggiore controllo democratico. In secondo luogo siamo convinti che bisogna preparare un forte rilancio dell'integrazione europea verso una vera unione politica. È quello che chiamiamo "Roma 2017". I sessant'anni del Trattato di Roma devono essere un momento di celebrazione ma devono essere anche un periodo di rilancio politico, anche perché il 2017 è un anno in cui ci saranno dei cambiamenti politici importanti come adesempio le elezioni in Francia, le elezioni in Germania e ci sarà stato il referendum britannico».

Cos'è la macro regione adriatico-ionica?
«Si tratta di un'iniziativa lanciata durante il semestre di presidenza italiana dell'Ue ed è una forma di cooperazione tra Stati membri e regioni che si affacciano sull'Adriatico e lo Ionio. Sono coinvolte 13 regioni italiane, 4 Stati dell'Unione europea (Italia, Grecia, Slovenia e Croazia), e 4 Stati candidati all'adesione all'Ue (Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro e Albania). Si tratta di 70 milioni di cittadini e c'è un grande potenziale per sfruttare al meglio i fondi comunitari e realizzare progetti che possono essere finanziati anche dal Piano Juncker. Ad esempio l'Egitto ha allargato il canale di Suez e ci saranno sempre più arrivi di merci e navi nel Mediterraneo. Se noi sviluppassimo un sistemaportuale integrato ed efficace potremmo deviare nell'Adriatico i traffici che vengono dall'Asia e questo vuol dire portare nel centro dell'Europa, risparmiando tremila chilometri, che sono i chilometri che devono fare oggi le merci per arrivare ad Amburgo, Rotterdam e Amsterdam».
Marco Mongiello

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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