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Gozi: la crisi va risolta a livello UE

14 settembre 2015Parole chiave: , ,
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(Intervista di QN al Sottosegretario Gozi)


«Una lezione per la Germania». Secondo Sandro Gozi, sottosegretario con delega agli Affari europei, la chiusura dei confini ha costretto i tedeschi ad aprire gli occhi. «Anche loro hanno capito che da soli, senza Europa, non ce la possono fare».

Onorevole Gozi, dopo nemmeno una settimana la Germania dell'accoglienza ha chiuso le frontiere. Una figuraccia planetaria?
«No, i tedeschi hanno applicato le regole di Schengen, che prevedono una sospensione della libera circolazione temporanea e limitata in casi eccezionali».

Quello di ieri al confine con l'Austria lo era?
«Sì, ora speriamo che la situazione possa tornare presto alla normalità. Resta il dato di fatto che bisogna costruire una politica europea sull'immigrazione o rischiamo di perdere quello che abbiamo creato finora, come la libera circolazione. Bisogna andare avanti con il piano Juncker, già a partire dalla riunione dei ministri degli Interni di domani (oggi per chi legge, ndr) a Bruxelles. Non si può chiedere a pochi Paesi di farsi carico di gestire da soli la pressione, tutti gli Stati membri devono partecipare in maniera equa».

La chiusura delle frontiere potrebbe essere una mossa politica per mettere pressione sui parfner Ue propri alla vigilia del vertice?
«È stata una scelta necessaria in una regione limitata. Certo, ora si deve sfruttare il fatto che, dopo un anno mezzo, la Germania sia sulle nostre posizioni. A quei Paesi come Ungheria o Polonia che si oppongono bisogna ricordare dei fondi che ricevono e di come abbiano beneficiato dell'aiuto della Ue quando dovevano uscire dal comunismo. La solidarietà non può essere a senso unico».

Juncker e la Merkel dicono che per mantenere i confini aperti c'è bisogno di più Europa e solidarieta. Come mai si sono svegliati solo adesso?
«La crisi del migranti ha aperto loro gli occhi. Ora più che chiederci i motivi del ritardo, dobbiamo varare politiche comuni che superino i veti nazionali. Un metodo che dovrebbe valere anche in materia economica o ambientale».

Berlino, annunciando l'apertura dee confini ai rifugiati, si aspettava che non arrivasse nessuno?
«Quello che è successo dimostra che neppure la Germania da sola riesce a rispondere alla crisi. E una lezione importante. Berlino per la prima volta si è accorta di aver bisogno dell'Europa».

Roma e Atene hanno chiesto 200 milioni di euro per creare nuovi centri di identificazione. Con i confini tedeschi minacciati crede che ora che si troveranno magicamente i fondi?
«Una parte di questi fondi era già prevista dal piano Juncker. Quello che si chiede a Italia e Grecia è un lavoro importante per tutta l'Europa, ma ora credo che sarà più facile ottenere i mezzi necessari».

Le zone d'attesa per i migranti chieste da Berlino possono servire?
«Siamo pronti a fare la nostra parte, ma qualsiasi passo dovrà essere accompagnato da una ridistribuzione equa dei rifugiati».

Se anche l'Austria dovesse chiudere i confini, sarebbe una vittoria per l'Ungheria di Orban?
«No, Budapest ha drammaticamente perso. Il muro non è servito a nulla. Orban vuole imporre una crisi a livello continentale, ma la sua è una logica nazionalistica inaccettabile».

L'Europa dovrebbe sanzionare l'Ungheria?
«Tutti gli Stati Ue sono chiamati a rispettare i diritti fondamentali. Se Budapest dovesse inasprire ancora le sue misure e venissero riscontrate violazioni, la Ue dovrebbe farsene carico, ma per ora non è successo».
Luca Bolognini

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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