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Gozi: «Perdere la Grecia? La UE non può permetterselo, eurozona cadrebbe a pezzi»

25 giugno 2015Parole chiave: , ,
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(intervista di Avvenire al Sottosegretario Gozi)  


«L'Eurozona non può assolutamente permettersi di perdere la Grecia...». Per cultura e convinzione politica, il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi è un profondo e sincero sostenitore dell'Unione. A suo parere, il travagliato tira e molla fra Atene, Bruxelles e le istituzioni monetarie, avrà una conclusione positiva. Per quale ragione? «Perché - risponde -, mi si passi il gioco di parole, se l'Europa perde pezzi, rischia di finire essa stessa in pezzi».

Il sottosegretario è ancora nell'Aula di Montecitorio, dove nel pomeriggio il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha illustrato il punto di vista dell'Italia sui nodi al centro del Consiglio europeo in corso oggi e domani a Bruxelles, a partire proprio dal caso Grecia e dalla questione rovente dell'accoglienza dei profughi in arrivo dal Mediterraneo.

Partiamo da qui. La proposta della Commissione Ue sulle "quote obbligatorie" è davvero tramontata?
Vedremo come si chiuderà il Consiglio europeo, per valutare le decisioni prese. L'attuale bozza che parla di redistribuzione dei richiedenti asilo fra i Ventotto, seppur non uguale alla proposta originaria sulle quote avanzata dalla Commissione Ue, sarebbe comunque un primo esito importante. Specie se si considera che, anche sotto la spinta del governo italiano, ci si è arrivati in due mesi e non in due anmi, come di solito accade a livello europeo...

I 40mila richiedenti asilo di cui si parla verrebbero redistribuiti nella Ue in 2 anni. Non è un tempo troppo ampio?
Da gennaio in Italia sono già arrivati 60mila migranti... Il problema è serio. Ma alle migliaia di arrivi settimanali non si risponde solo con la ripartizione dei richiedenti asilo.

E come, allora?
Con una più rapida ed efficiente azione d'identificazione e d'esame delle richieste d'asilo. E, di conseguenza, un'altrettanto efficiente politica dei rimpatri di chi non ha diritto a soggiornare in Europa. Finalmente la Ue mostra di volersi impegnare con risorse e propri esperti nel sostenere le politiche di rimpatrio dei singoli Stati, nel dare un mandato in tal senso a Frontex e nell'incentivare accordi di riammissione europei coi Paesi d'origine e transito dei migranti. È un passo in avanti inedito. Ripartizione, rimpatri e altre azioni vanno bene solo se stanno insieme, perché solo così il pacchetto sarà efficace per governare i flussi migratori e non subirli in modo disordinato.

Come si fa a parlare di "solidarietà" europea di fronte ai migranti assiepati a Ventimiglia?
Purtroppo le tensioni a Ventimiglia, o a Calais in Francia, sono il prezzo che l'Europa paga per l'annosa assenza di politiche. È tempo che tutti i governi europei capiscano la lezione.

E se non la capissero?
Quel caos sarebbe la normalità, se seguissimo i consigli alla Matteo Salvini o alla Marine Le Pen, che continuano anacronisticamente a invocare l'abolizione di Schengen e il ritorno all'innalzamento di muri alle frontiere.

Muri non più metaforici, se si pensa all'Ungheria.
Già. Per togliere tali argomenti a chi li avanza, urge governare i flussi migratori, non subirli. Ora siamo all'ultimo miglio per portare a casa un negoziato complesso. Non è l'accordo decisivo, ripeto, ma è un primo passo importante.

Cambiare il regolamento di Dublino resta un miraggio?
Non per l'Italia. Per noi quel regolamento è obsoleto e inadeguato. Con l'accordo che stiamo chiudendo, si porranno le prime basi per superarlo, ma serviranno altro tempo e altri negoziati.

Nel frattempo, l'unità monetaria barcolla per le tensioni del caso Grecia. Come andrà la trattativa?
Finora, io credo che l'atteggiamento con cui la Grecia ha affrontato il negoziato abbia sollevato problemi e irritato diversi partner. Fino a pochi giorni fa non aveva mai presentato proposte specifiche. Ora occorre che s'impegni per avviare almeno la prima fase delle riforme.

Su quali punti?
Il governo italiano sta facendo riforme importanti e crediamo che possa farle anche la Grecia. Noi riteniamo che rivedere il sistema delle pensioni e dei prepensionamenti, il tema della lotta all'evasione fiscale e quello dell'Iva siano punti su cui Atene dovrà essere convincente.

Basterà a chiudere l'accordo?
Siamo tutti impegnati in queste ore affinché il negoziato abbia un esito positivo. Ma perché avvenga, la Grecia dovrà fare la sua parte.
Vincenzo R. Spagnolo

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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