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«Il Labour sconfitto perché si è arroccato sulla sinistra»

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(intervista del Messaggero al Sottosegretario Gozi)  
 

Una lezione per l'Italia. E più chiarezza nel futuro dell'Europa. La prima lezione inglese riguarda la sinistra. «Il programma economico del Labour non è stato convincente», dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Europa, Sandro Gozi. «Una forza di sinistra vince le elezioni se sfonda al centro. Ed Miliband non è riuscito a mobilitare tutto l'elettorato di sinistra, anche per la straripante vittoria dei nazionalisti scozzesi, né a convincere gli elettori centristi come era riuscito a Tony Blair».

Il gioco di Renzi è sfondare al centro senza perdere la sinistra?
«Sì, questi sono i punti di forza di Renzi e quando dice di ispirarsi a Blair e Clinton non si riferisce alle questioni economiche, gli anni '90 sono finiti, ma alla capacità di ottenere consensi in un elettorato non tradizionalmente di sinistra. Il Partito Democratico era nato per questo...».

Miliband aveva strappato la guida del Labour grazie ai sindacati.
«Appunto. Con i sindacati si può vincere in casa, nel partito. Non bastano a vincere le elezioni».

Miliband ha perso perché non abbastanza renziano?
«In un certo senso. Un'altra bella lezione della politica britannica è che chi perde si dimette: Miliband, Farage, Clegg. I rapporti col governo Cameron sono comunque ottimi. Nella Ue ci sono temi prioritari sui quali Italia e Regno Unito sono in linea: la lotta alla burocrazia europea, l'Unione dell'energia, l'innovazione tecnologica, il mercato unico digitale, il negoziato di libero scambio con gli USA che va concluso al più presto».

Cameron mitigherà ora gli accenti non proprio europeisti?
«Mi auguro di sì. Due sono gli elementi di chiarezza: governerà per 5 anni e nel 2017 si terrà il referendum sull'Europa. Cameron deve dirci cosa intende per rinegoziazione del rapporto con la Ue. Per fare cosa? E come? Finora è stato vago. C'è qui un'opportunità. L'Europa dovrà allargarsi oltre i 28. Ma ci saranno diversi modi di starci dentro. Per l'Italia, doppio lavoro: approfondire l'unione politica e economica nella zona Euro con un governo dell'Euro più democratico e sociale, e immaginare un cerchio più ampio con il completamento del mercato unico. Renzi può assumere un ruolo di leadership. Livelli di Unione più stretti non necessariamente coinvolgono tutti».

Sull'immigrazione Cameron è netto: il Regno Unito chiude la porta.
«Su questo potrebbe chiamarsi fuori. Non possiamo obbligare i britannici a accettare la nostra idea di immigrazione e di sistema europeo del diritto d'asilo con oneri condivisi. Ma neanche accettare che il veto britannico blocchi tutto. Che la Gran Bretagna resti nella Ue è interesse di tutti. L'Ukip, che voleva uscirne, ha perso. Sembrava che l'Europa dovesse cadere sotto i colpi dei partiti populisti, dalla Grecia alla Francia e alla Gran Bretagna. Invece arretrano. Vedo margini maggiori per un atteggiamento costruttivo di Cameron».

Siamo al 9 maggio, giornata dell'Expo dedicata all'Europa. Lei ci sarà con Federica Mogheríni e Martin Schulz.
«Eppur si muove. L'Europa, intendo. A 65 anni dalla Dichiarazione di Schuman (avvio del processo d'integrazione, ndr), nei governi europei ritroviamo una generazione Erasmus che non ha sofferto sulla propria pelle gli orrori di due guerre mondiali e della Shoah. All'Expo diremo che può aprirsi un nuovo ciclo politico, completando la costruzione europea non dico in 65 giorni ma neppure 65 anni. Magari in 650 giorni!».
Marco Ventura

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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