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«Migranti, equa distribuzione anche senza l'ok di Londra»

26 aprile 2015Parole chiave: ,
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(intervista del Messaggero al Sottosegretario Gozi)  


Quote nazionali, equa redistribuzione dei richiedenti asilo, protezione temporanea, mutuo riconoscimento. Questi gli obiettivi a cui lavora il governo italiano per attutire l'impatto dell'esodo migratorio. E il vertice Ue straordinario di giovedì voluto da Matteo Renzi «segna una svolta». Parola del sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi.

Londra non accetterà nuovi immigrati. Come covincerla?
«Il premier Cameron è stato molto attento a non utilizzare nessuno degli strumenti a disposizione. La direttiva sulla protezione temporanea del 2001 i britannici non vogliono attivarla, credo anche per via del dibattito interno. Quando la campagna elettorale sarà finita, Londra potrà esercitare l'opting out, tirarsi fuori ma almeno non impedire all'Europa di andare in una certa direzione in tema di affari interni e immigrazione».

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, parlando con Il Messaggero ha ipotizzato permessi provvisori riconosciuti dai partner europei...
«In effetti basta la maggioranza qualificata per chiedere l'attivazione della direttiva sulla protezione europea, ossia la distribuzione temporanea di coloro che hanno avuto protezione. Ma è solo su base volontaria che gli Stati decidono quanti rifugiati accogliere. Quindi è metà della soluzione».

Secondo i Trattati di Dublino, gli immigrati fanno domanda agli Stati nei quali hanno messo piede, E se a raccogliere i rifugiati è una nave?
«E una questione giuridicamente complessa e ambigua. L'Italia interpreta le convenzioni del mare nel senso di equiparare la nave alla terraferma. Altri paesi distinguono secondo la situazione. Ma se si è in alto mare, in acque internazionali, e si soccorrono dei profughi, la bandiera della nave dovrebbe essere quella del paese di primo approdo, a cui chiedere l'asilo».

Quindi se ti recupera una fregata inglese sei in Gran Bretagna. Vanno riformati i Trattati di Dublino?
«Paradossalmente, per agire subito, non sarebbe strettamente necessario, anche se Dublino è del tutto obsoleto. Le regole anche dell'ultima versione, Dublino 3, comprendono clausole come quelle di sovranità e umanitaria, in base alle quali gli Stati possono prendersi carico di rifugiati entrati in uno Stato diverso. Dobbiamo invece lavorare subito al principio del mutuo riconoscimento e a un'applicazione più intelligente e solidale delle regole di Dublino».

Che cosa le fa pensare che sia possibile?
«Finora sono stati soprattutto i conservatori europei a opporsi. Ma vedo che anche nel Ppe, su spinta tedesca, si è cominciato a capire che i paesi nordici ci rimettono se la distribuzione è ineguale: la Germania ha accolto 200mila rifugiati, la Svezia concede lo status dí rifugiati a tutti coloro che fuggono dalla Siria. Da parte nostra, stiamo adeguando il nostro sistema di asilo per arrivare a standard minimi di garanzia delle procedure soprattutto di identificazione. A quel punto si dovrà superare la rigidità di Dublino e ammettere il mutuo riconoscimento in ogni Stato dell'Unione».

C'è chi dice che giovedì a Bruxelles non abbiamo ottenuto nulla...
«Falso. C'è stata un risposta immediata a una pressione delle opinioni pubbliche europee. A parte i populisti alla Salvini, Le Pen e i neonazisti ungheresi, ormai tutti sono convinti che è scandaloso che la Ue non affronti l'emergenza. Quindi ecco le risorse di Triton triplicate, e le misure contro i trafficanti di esseri umani. Sono maturi i tempi per costruire una politica di immigrazione legale a livello europeo con un sistema di quote nazionali».

E per una missione europea contro gli scafisti?
«Finalmente sì. Ho sempre detto che la lotta contro la pirateria nell'Oceano Indiano era un modello per la Ue. Là c'è l'accordo della Somalia, mentre qui non abbiamo quello della Libia, ma è possibile giuridicamente una missione di politica estera e di difesa europea. Un altro successo del vertice voluto da Renzi».
Marco Ventura

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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