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"Integrazione delle reti UE, questa la sfida"

2 aprile 2015Parole chiave: , , ,
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(intervista di Elementi al Sottosegretario Gozi)  


"Bisogna costruire un’Unione europea dell’energia” poiché “non è possibile avere 28 politiche energetiche in Europa, sebbene sia giusto che ogni paese abbia la propria politica di diversificazione energetica. Ma occorre avere delle regole comuni al fine di avere delle politiche, in particolare per il prezzo del carbone, che possano essere particolarmente efficaci per centrare gli obiettivi”. Così, in occasione dell’incontro semestrale con la stampa all’Eliseo, lo scorso febbraio, il Presidente francese François Hollande. Parigi, infatti, come è noto, ospiterà a dicembre la Cop21, appuntamento decisivo per le sorti delle negoziazioni climatiche post Kyoto. Per quanto riguarda i negoziati di Parigi Hollande è fiducioso: "Dobbiamo farcela, si tratta del futuro del Pianeta".

Per avere una visione più di dettaglio e da un punto di vista nazionale, ’Elementi’ ha deciso di parlare con Sandro Gozi, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega agli Affari Europei. Un’Europa, quella che descrive Gozi, che “ha dato prova di concretezza e pragmatismo”, spiega a ’Elementi’, di impegno per dotarsi di “una posizione ambiziosa” che se è stata raggiunta “è anche merito della Presidenza Italiana” dell’ultimo semestre europeo. Sullo sfondo del disegno energetico dell’Ue, però, ricorda il Sottosegretario, resta “l’integrazione delle reti”, che rappresenta “una delle più importanti sfide che abbiamo di fronte”, sia nella prospettiva delle politiche climatiche che di quelle energetiche e di mercato, quota parte di tante inefficienze del sistema energetico italiano
ed europeo. Misure di mercato e industriali, però, che continuino a ritenere “il criterio dell’eco-sostenibilità ambientale” tra quelli “determinanti”, come accade nel caso dell’assegnazione dei fondi ai progetti del piano di investimenti lanciato da Jean-Claude Juncker. Questo perché “investire e creare occupazione sarà più facile nell’ambito della green economy”, quindi puntare ad esempio sui green jobs “è davvero fondamentale”, segnala Gozi. Ma ecco le sue parole nel dialogo con ’Elementi’.

Dovremo arrivare pronti, come Ue, in vista della Conferenza di Parigi dell’anno prossimo: a che punto siamo? L’Ue potrà e saprà mantenere la propria leadership climatica nel mondo? E l’Italia come è messa?L’Europa ha dato prova di concretezza e pragmatismo nel momento in cui è riuscita a trovare un accordo sulle questioni climatiche. Non era scontato, e non è stato facile poiché c’erano diverse resistenze, ma credo che il risultato raggiunto al Consiglio Europeo di ottobre sia più che positivo. La Ue si presenterà ai negoziati di Parigi con una posizione ambiziosa: se ci siamo arrivati è anche merito della Presidenza Italiana che nel corso del semestre appena concluso ha dimostrato grande convinzione nell’affrontare il tema come prioritario.

L’Italia nell’Ue rappresenta un caso di successo per la crescita - anche troppo arrembante nel caso del fotovoltaico - delle rinnovabili. Una soluzione ai nostri ’problemi di crescita’ potrebbe essere una maggiore integrazione a livello europeo delle reti, anche nell’ottica della Energiewende tedesca tanto per fare un esempio, fornendo elettricità verde mentre i tedeschi escono dal carbone e dal nucleare: la vede possibile? Come cresce l’integrazione europea delle reti?
Credo che l’integrazione delle reti sia una delle più importanti sfide che abbiamo di fronte. La ragione è semplice quanto fondamentale: aumentando le interconnessioni a livello europeo, avremo molte più possibilità di essere immuni da eventuali ripercussioni esterne. Questo non significa, naturalmente, ambire ad una totale indipendenza energetica, più realisticamente vuol dire avere la sicurezza che qualsiasi evento di qualsiasi natura possa accadere nei teatri regionali a contatto con l’Unione Europea, non produrrà conseguenze gravi da un punto di vista del reperimento delle risorse.

Nel semestre di presidenza europea l’Italia ha premuto molto sull’accoppiata ’green economy – occupazione’: chi è ’del settore’ è convinto di questo assioma, ma siete riusciti a convincere i nostri partner europei?
Un esempio vale molto più di tante parole: il criterio dell’eco-sostenibilità ambientale è tra quelli determinanti per l’assegnazione dei fondi ai progetti del piano di investimenti lanciato da Jean-Claude Juncker. Significa che investire e creare occupazione sarà più facile nell’ambito della green economy. Insistere sui green jobs è davvero fondamentale: la lezione americana, da questo punto di vista, ci insegna che la Presidenza Obama ha raggiunto alcuni dei suoi migliori risultati proprio lavorando con convinzione sulla creazione di un’economia verde.

Il nostro Paese, sul fronte delle rinnovabili, è stato sinora molto ’attraente’ per gli investitori stranieri, anche in virtù di incentivi piuttosto generosi. Il necessario  intervento sui conti pubblici ha creato però malumori per l’instabilità normativa. Possiamo rassicurare chi voglia investire nel nostro Paese in energia pulita?
Crediamo nelle rinnovabili e crediamo nella necessità di attirare investimenti che possano portare occupazione e crescita economica. Naturalmente, questa volontà deve bilanciarsi con l’esigenza di tenere i conti a posto. Il nostro Paese deve essere credibile sotto ogni aspetto. Ma, fatta salva questa condizione, siamo assolutamente convinti dell’importanza del settore delle rinnovabili.
di Roberto Antonini

Dipartimento Politiche Europee

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