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«Necessario alzare il tiro sulla nuova governance»

16 marzo 2015Parole chiave: ,
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(intervista del Sole 24 Ore al Sottosegretario Gozi) 


La crisi si allontana? Un'ottima notizia, ma ora occorre passare «dall'Europa delle regole all'Europa delle politiche». È il vero tema in cima all'agenda del Vecchio Continente perché il rischio c'è, inutile negarlo. Il rischio è che l'uscita dalla crisi «nel contesto di una costruzione incompleta finisca per rallentare il percorso delle riforme, invece di accelerarle».

Sandro Gozí, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, ragiona sugli effetti visibili e indiscutibili del quantitative easing lanciato dalla Bce, a partire dal calo dello spread. Come governo - osserva - «siamo convinti che in Europa il cambiamento è cominciato grazie al triangolo virtuoso costituito dal QE, dalla politica di investimenti, entro cui si collocano il piano Juncker e la nuova flessibilità di bilancio della Commissione, e le riforme strutturali nazionali». In questo triangolo la «nuova Europa è partita sul binario giusto». Il punto è che tutto ciò non basta. E il tema di «cosa fare nel momento in cui la crisi si allontana». È il momento in cui deve entrare in gioco la politica. «Come presidenza del Consiglio, insieme al ministero dell'Economia e al ministero degli Esteri, stiamo lavorando su questi tempi per presentare proposte e contributi del governo italiano al rapporto dei quattro presidenti che verrà presentato in giugno».

La premessa è che l'Italia e l'Europa non devono replicare gli errori del passato, quando non si è fatto tesoro dei «good times» per mettere in campo le necessarie riforme strutturali. Poi è arrivata la crisi. L'Europa «ha evitato che la piena del fiume travolgesse il ponte, ma ha lasciato il ponte così com'era». Con il semestre a guida italiana si è riusciti a imporre il tema della crescita, degli investimenti e dell'occupazione come prioritario. «Di certo il governo non intende rallentare il percorso delle riforme». E in sede europea punta a stimolare il dibattito sulla nuova governance dell'Unione, un dibattito - osserva Gozi - «su cui occorre alzare il tiro, anche se non tutti paiono pronti». E allora ragioniamo per fasi e sui tempi.

Il primo tempo della partita che si sta giocando tra Bruxelles e le capitali europee passa attraverso la pronta soluzione della crisi greca. Poi si può passare alla fase uno e verificare da qui ai prossimi mesi «quali siano le questioni da porre sul tappeto e da affrontare nel triennio 2015-2017, sulla base del rapporto dei quattro presidenti». Il tutto partendo da una constatazione: l'euro «è uno strumento, non un fine in sé. Occorre passare dalla logica dell'aggiustamento a quella della strategia politica, partendo da un interrogativo: come si supera l'attuale frammentazione nel governo dell'unione monetaria?» La crisi greca lo dimostra. Il vero tema è come dare più capacità all'eurozona di rispondere agli shock asimmetrici. Questione che si collega al tema della condivisione delle politiche. «Va senz'altro bene il principio della sorveglianza multilaterale. Non va bene che sia organizzato solo sul sistema delle regole».

Soffermiamoci sul cosiddetto semestre europeo, primo embrione di coordinamento ex ante delle politiche economiche: la dimensione sociale «è totalmente assente». Nel semestre europeo «occorre fornire una risposta concreta a come l'Unione europea possa incoraggiare, attraverso politiche mirate, i processi nazionali di riforma, uscendo da una logica quasi esclusivamente sanzionatoria». Si tratta di ragionare sulla riproposizione di un sistema di stabilizzatori automatici, in caso di shock asimmetrici, su parametri di salario minimo garantito, su strumenti concreti di solidarietà a livello europeo. «L'assenza della questione sociale non ci ha fatto porre la domanda se tutte le ricette messe in campo
fossero sostenibili». È l'occasione per dare un senso all'economia sociale di mercato. Di pari passo, occorre affrontare l'altra grande questione legata a una più forte legittimazione democratica delle istituzioni europee. Chi deve vigilare sui processi di riforma, sulle politiche di coordinamento economiche e di bilancio? «Per noi è il Parlamento europeo, e la Commissione a livello politico».

La seconda fase può essere individuata temporalmente nel 2016 con al centro le questioni delle risorse proprie dell'Unione, cui sta lavorando il gruppo guidato da Mario Monti, e quelle relative alla creazione di un vero bilancio dell'eurozona, con annessa la tassa sulle transazioni finanziarie al pari della carbon tax. La terza fase è già fissata dal Fiscal Compact e scatterà alla fine del 2017, «quando occorrerà valutarne l'impatto e decidere se inserirne i contenuti all'interno dei Trattati».
Dino Pesole

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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