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«Pioggia di milioni dall'Europa. Ecco la svolta per Emilia e Marche»

9 dicembre 2014Parole chiave:
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(intervista del Resto del Carlino al Sottosegretario Gozi)


Sottosegretario Gozi, potremmo dire promessa mantenuta? La Macroregione Adriatico Ionica è divenuta realtà proprio nel semestre a guida italiana dell'Unione Europea.
«E' sicuramente un risultato importante e sul quale puntavamo molto che si è concretizzato nel Consiglio europeo dì ottobre dove erano presenti tutti i Capi di Stato. E' stato fondamentale in senso strategico».

Cioè?
«Era importante che la Macroregione fosse operativa all'inizio del nuovo ciclo politico europeo e potesse quindi attingere alle nuove risorse messe in campo con la programmazione 2014-2020. Senza dimenticare le risorse aggiuntive (300 miliardi, ndr) messe a disposizione dal presidente Juncker. Fondi che possono aiutarci sul fronte delle infrastrutture marittime e tecnologiche solo per fare un esempio».

Adesso inizia la fase più difficile, quella operativa. Come si dovranno muovere i territori?
«Lavorando tanto per utilizzare i fondi a disposizione».

Quali?
«Non si parla di un budget predefinito. La Macroregione avrà la possibilità di attivare nuovi investimenti, di moltiplicare le risorse attualmente a disposizione delle Regioni. Da una parte abbiamo i fondi per tutte le varie regioni e a questi si aggiungono quelli che arriveranno dai progetti di quelle che si affacciano sull'Adriatico e degli altri Paesi (sette oltre al'Italia, ndr). Si dovrà puntare sul trasporto marittimo, sull'ambiente, sulla cultura e il turismo in un'ottica di collaborazione non solo nazionale ma di area vasta, quella della Macroregione».

Una forte sinergia quindi.
«Certo, ed è questo l'obiettivo dell'incontro di Rimini. Iniziare a collaborare tra le varie regioni italiane e poi allargare i progetti agli altri Paesi. Dobbiamo seguire e, anzi, fare meglio di quello che già accade nelle altre due Macroregioni: quella del Danubio e del Baltico».

Però esiste un problema di leadership, di chi guiderà la Macroregione Adriatico Ionica e farà da raccordo.
«Sono convinto che questo ruolo spetterà all'Italia e verrà riconosciuto e anche auspicato dagli altri Paesi. E i motivi sono diversi. Basti pensare che ci sono quattro nazioni (Albania, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Serbia, ndr) che sperano in un successo operativo della Macroregione perchè sarà sicuramente di buon auspicio per il loro futuro ingresso nella Comunità Europea».

Tra le Regioni italiane quali potranno ambire ad avere un ruolo centrale nello sviluppo e nella guida della Macroregione?
«Voglio riconoscere alle Marche e al governatore Spacca di aver sempre creduto in questo progetto. L'Emilia Romagna fino a oggi è stata ai margini, ma adesso il neo governatore Bonaccini la vede come una priorità. Aggiungerei il Veneto che si è dato molto da fare. Comunque per consolidare l'ipotesi di leadership dovremo prima di tutto essere operativi al massimo».

Vale a dire presentare progetti. Cosa che fino a oggi ha sempre visto l'Italia in difficoltà.
«Il Governo proprio per questo ha investito fondi per preparare chi dovrà realizzarli. Dobbiamo rafforzarci per usare di più e meglio i fondi europei. E devo dire che sono proprio le regioni Adriatiche quelle che fino a oggi si sono comportate meglio».
di Alfredo Quarta

Dipartimento Politiche Europee

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