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Gozi: nuova governance Ue, via i tecnocrati

20 agosto 2014Parole chiave: ,
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(Intervista del Sottosegretario Sandro Gozi al Mattino)


«Lavoriamo per una nuova governance europea, che ridarà il primato alla politica e la toglierà ai tecnocrati», perché «all'austerità e al rigore devono subentrare», in questa difficile fase di crisi, «la crescita e il lavoro». Sempre però nel rispetto delle regole di Eurolandia. Lo annuncia Sandro Gozi (Pd), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche europee, spiegando che il primo appuntamento in tal senso è previsto per il 28 agosto, quando a Milano si riunirà il Consiglio Ue degli Affari generali da lui presieduto in pieno semestre a guida italiana. Gozi parla dopo la risposta italiana alla messa in mora di Bruxelles sui debiti della Pubblica amministrazione (Pa), che «va nella giusta direzione» per la chiusura della procedura d'infrazione aperta a giugno, come riferito dal commissario all'Industria Nelli Feroci.

Soddisfatto per l'apertura dell'Ue?
«Oggi è una buona giornata. Abbiamo fatto un lavoro molto intenso con la Commissione, che ho condotto io in stretta collaborazione con il ministero dell'Economia. Nell'incontro del 30 luglio abbiamo passato in esame tutti i punti critici. Abbiamo ricordato le risorse arretrate, 56 miliardi, e spiegato il meccanismo legislativo approvato alla Camera e in Commissione al Senato e che a settembre passerà in aula, con le modifiche alla legge europea 2013 bis. Assicuriamo la perentorietà dei termini di pagamento in 30 o 60 giorni».

Quali novità?
«Non ci saranno solo gli interessi di mora per gli enti pubblici che pagano in ritardo, ma anche sanzioni amministrative e disciplinari nei confronti dei funzionari che colpevolmente ritardano i pagamenti. Le imprese potranno scegliere di avere il pagamento diretto o la compensazione con i loro crediti tributari o la cessione pro-soluto del debito alle banche. Dal primo luglio c'è poi una piattaforma elettronica in cui finora si sono registrati 21mila enti debitori e che a regime comprenderà tutti i debiti della Pa. Assicura trasparenza e in futuro eviterà l'accumulo dei ritardi accumulati in questi anni, un arretrato che siamo impegnati a eliminare progressivamente».

Quando si chiuderà la partita?
«Spero nei prossimi 2-3 mesi. Più importante ancora è mettere fine a qualcosa di immorale, come la chiusura delle imprese per crediti nei confronti della Pa non riscossi».

Cosa risponde all'ex commissario Tajani di Forza Italia, il quale sostiene che i giochi sono ancora aperti?
«Conferma la grave strumentalizzazione dell'Europa fatta all'epoca».

Quante altre procedure restano in piedi?
«Abbiamo ereditato oltre 120 infrazioni e ora siamo a 101. Fa parte del nostro obiettivo ridurle».

Ma non è il momento di cambiare le regole Ue?
«Un primo risultato politico durante il semestre a guida italiana l'abbiamo avuto, una cosa finora mai vista prima: un piano d'investimenti comuni europei, recepito da Juncker, pari a 300 miliardi di euro in 3 anni tra fondi pubblici e privati. Abbiamo indicato i settori: infrastrutture, innovazione, energia, trasporti e formazione. Serve ora un'applicazione più intelligente delle regole per la crescita. L'applicazione rigida di regole contabili non interessa la zona euro. Non solo non crescono Germania e Francia, ma anche Finlandia e Paesi bassi hanno serie difficoltà di tenuta dei conti pubblici. E' compito di Governi e Commissione lavorare, ognuno nel rispetto dei propri ruoli, per porre le condizioni concrete per far ripartire la crescita, che ci sarà solo quando creerà nuovi posti di lavoro».

C'è un caso Italia nell'Ue?
«C'è un caso Eurolandia, dimostrato dal fatto che, nonostante austerità e rigore, il debito pubblico continua a essere elevato e la crescita non c'è. Non c'è un caso Nord contro Sud Europa. Il pericolo troika è finito con la tempesta finanziaria. Serve un'unione politica più stretta con il primato della politica e non dei tecnocrati. Stiamo lavorando per una nuova governance europea. A fine agosto si riunirà a Milano il Consiglio Ue degli Affari generali che presiedo per capire come funziona e come deve funzionare il Consiglio dei ministri europeo. Bisogna fare seriamente politica industriale e non guardare solo i parametri finanziari. Siamo impegnati a riformare e spingere la politica economica, non più affidata alla tecnocrazia, con il primato della politica. Centrali saranno il Consiglio europeo e i Parlamenti Ue e nazionali. Le scelte sulle riforme spettano agli Stati».

Come si innesta il Sud in questo discorso?
«È una grande priorità. Bisogna puntare su export e formazione per poter creare lavoro. Siamo impegnati a migliorare l'utilizzo dei fondi Ue, arma principale se non l'unica per lo sviluppo dell'area. Abbiamo raddoppiato l'assistenza tecnica per le amministrazioni e per programmare meglio. Priorità a scuola, infrastrutture, high-tech, energie rinnovabili, smart cities e trasporti. Servono però nuove strategie euromediterranee».

Si parla di riduzione del cofinanziamento nazionale dei fondi Ue.
«Lo vedremo. In questo periodo la riduzione non è a svantaggio del Sud. Serve a migliorare la tenuta dei conti pubblici».

Possibili manovre?
«Al momento le escludo, mi attengo a quanto detto dal ministro dell'Economia Padoan, che si sta concentrando su revisione della spesa e privatizzazioni».

Lo sblocca-Italia è la riposta?
«Dopo un'estate tiepida avremo un settembre caldo, quando andranno accelerate e varate le riforme necessarie alla giustizia e al mercato del lavoro, continuando a guardare alle politiche economiche e dell'immigrazione».
Sergio Governale

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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