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"Combattere le frodi con le buone pratiche"

18 luglio 2012Parole chiave:
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Una pubblicazione con le più importanti “best practice” italiane per aiutare le amministrazioni locali a combattere il fenomeno delle irregolarità nel campo dei fondi europei e far sì che queste importanti risorse possano realmente contribuire alla crescita e allo sviluppo di occupazione. E' l'obiettivo del prossimo autunno del Nucleo della Guardia di Finanza per la repressione delle frodi contro l'Unione Europea presso il Dipartimento Politiche Europee. La pubblicazione sarà il capitolo finale di un percorso formativo che tra febbraio e giugno 2012 ha visto la realizzazione di venti seminari sul territorio aperti a tutte le amministrazioni locali.

E’ un impegno in linea con il richiamo di qualche giorno fa espresso dal direttore generale dell’Ufficio Antifrode dell'Unione Europea (OLAF) Giovanni Kessler il quale ha ricordato che in tempi di crisi finanziaria la lotta alle frodi "dovrebbe costituire una priorità per tutti gli Stati membri". Un richiamo che non è passato inosservato e che presuppone quindi uno sforzo ulteriore da parte di tutti i Paesi UE per combattere il fenomeno. Peraltro, dalla lettura di alcuni dati emergono delle sorprendenti divergenze difficili da comprendere. Ad esempio, spicca il fatto che il tasso di irregolarità nell'anno 2010 sia in Francia 10 volte inferiore non solo all'Italia, ma anche al Regno Unito e di quasi 5 volte inferiore a Spagna e Germania.

Generale UrsoIl Generale Giovambattista Urso (nella foto, al centro insieme a rappresentanti di delegazioni estere in occasione di un recente incontro a Roma) è il Comandante del Nucleo della Guardia di Finanza per la repressione delle frodi contro l'Unione Europea del Dipartimento Politiche Europee presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Generale, come mai questi dati così eterogenei tra Paese e Paese?
"Non è mai possibile né corretto formare graduatorie tra gli Stati membri perchè potrei rispondere alla sua domanda ricordando come la Commissione europea elogia da sempre il nostro Paese in quanto tra i pochi ad avere un proprio programma di controllo sull'impiego dei fondi europei a contrasto delle infiltrazioni della criminalità. Un programma che alcuni Paesi dell'UE stanno studiando per poterlo replicare e applicare. Pertanto, i diversi tassi di irregolarità tra Paesi UE non sono solo la misura del grado di correttezza di un Paese e dei suoi cittadini, ma spesso sono il riflesso - ad esempio - di differenti interpretazioni dell'obbligo di comunicazione che in Italia avviene quasi contestualmente alla prima rilevazione dell’irregolarità".

Con questo vuole dire che l'Italia è all'avanguardia della lotta alle frodi ma non necessariamente il Paese dove si compiono più illeciti?
"Voglio dire che l'impegno profuso dall'Italia a tutela degli interessi finanziari dell'Unione non trova eguali negli altri Stati Membri grazie anche all'operato delle forze di polizia e in particolare della Guardia di Finanza, unico esempio in Europa di polizia economico-finanziaria. L’azione di contrasto svolta dall’Italia aiuta a comprendere i dati diffusi dalla Commissione europea, ma non basta. Altro elemento fondamentale da tener presente e che emerge chiaramente dalle relazioni di Parlamento e Commissione UE è da individuarsi nei tassi sospettosamente bassi di frode che alcuni grandi Paesi dell’Unione segnalano all’OLAF, sebbene quegli stessi Paesi percepiscano fondi dell’Unione al pari se non superiori all’Italia".

Quanto incide in termini negativi il fenomeno delle frodi?
"Il fenomeno delle frodi sono di varia natura e i cui effetti negativi che vorrei sottolineare attengono essenzialmente alla mancata realizzazione degli obiettivi di crescita e occupazione e al deterioramento del rapporto fiduciario tra cittadini ed istituzioni europee: in questo particolare momento storico caratterizzato da una profonda crisi economica e da un sempre più elevato disagio sociale, assumono particolare gravità e importanza. Non da meno, occorre considerare nell’analisi degli effetti negativi anche il pericolo prodotto dall’alimentazione di flussi dell'economia illegale. E per ultimo oltre ai danni sull’economia del Paese e sulla sua credibilità, c’è anche un rischio molto concreto: ovvero, il dover restituire le somme all’Unione in caso di mancato recupero, generando quindi una perdita finanziaria per lo Stato Membro".

Come si può migliorare la lotta alle frodi e agli illeciti?
"Innanzitutto, migliorando la cooperazione tra il Dipartimento Politiche Europee e tutte le Autorità europee, nazionali e locali, soprattutto in termini di prevenzione e di tutela della legalità. Solo sviluppando al massimo la capacità delle amministrazioni di prevenire tutte quelle irregolarità spesso dovute ad errori formali (come, documentazione mancante o incompleta, scarsa conoscenza degli obblighi contrattuali), sarebbe già possibile abbattere in maniera consistente il fenomeno. A tal scopo, da alcuni anni, il Dipartimento promuove sul territorio una serie di incontri formativi con tutte le amministrazioni interessate che solo nel primo semestre del 2012 ha toccato tutte le regioni italiane, venti "meeting" aperti a Torino ad inizio febbraio e chiusi a Roma a fine giugno. Questo ultimo ciclo di incontri è stato incentrato sulla raccolta e diffusione delle migliori prassi organizzative sviluppate sul territorio. Ora, il nostro obiettivo finale sarà quello di realizzare un pubblicazione con tutte le “best practice” amministrative raccolte grazie proprio al contributo di tutte le regioni".

Quale è l’obiettivo della pubblicazione e i benefici che potrebbe generare?
"L'obiettivo principale dello sviluppo del programma Hercule II, così come ricordato prima, è quello di fornire in concreto spunti di riflessione alle autorità di gestione dei fondi comunitari per dare maggiore efficienza all'amministrazione di tali risorse e, quindi, rendere più virtuose le singole amministrazioni anche locali con l'intento di ridurre in via preventiva la permeabilità delle procedure d'impiego alle irregolarità e alle frodi che determinano un danno considerevole al Sistema Italia".

Dipartimento Politiche Europee

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