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Meno conti in sospeso con l'UE

1 marzo 2010Parole chiave: ,
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Articolo del Sole 24 Ore

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Da fanalino di coda nel processo di adeguamento alle regole comunitarie a paese virtuoso per numero di procedure di infrazione archiviate da inizio legislatura. «Con riferimento al mercato interno, nel 2009 l'Italia è stato il paese più virtuoso con una diminuzione del 34% delle procedure d'infrazione pendenti» sottolinea il Ministro delle Politiche dell'UE, Andrea Ronchi, anticipando al Sole 24 Ore i contenuti della relazione che presenterà domani mattina in Consiglio dei Ministri.

Ma aver scalato la classifica è solo l'inizio, per certi versi inevitabile. La pace con Bruxelles sui ritardi nell'euroallineamento della disciplina sull'etichettatura dei pomodori pelati, delle tariffe autostradali o della sicurezza dei cantieri edili, per fare un esempio, è solo un primo passo verso la neutralizzazione del rischio di dover subìre pesanti sanzioni pecuniarie se non verranno sciolti i nodi del contenzioso ancora in atto con la Commissione o con la Corte di giustizia europea. Nonostante i buoni risultati ottenuti, infatti, 69 delle 150 procedure di infrazione tuttora pendenti si trovano già in uno stadio avanzato.

«Questo significa - sottolinea Ronchi nella sua relazione - che se non dovessimo trovare il modo di risolverle prima di un'eventuale sentenza di condanna, l'Italia potrebbe essere condannata a dover pagare un prezzo salato. Per ciascun provvedimento di censura, ricorda il ministro, potrebbe scattare una penale forfettaria minima di 9,22 milioni di euro oltre a penalità di mora variabili tra un minimo di 22.000 e un massimo di 700.000 euro al giorno».

A conti fatti oltre 250 milioni di euro l'anno per ognuno dei procedimenti chiusi con esito negativo. E il tempo a disposizione non è poi molto. «I margini sono stretti conferma Ronchi. L'iter delle sanzioni, con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, è stato accorciato in modo significativo. In base alle nuove regole la Commissione può saltare la cosiddetta fase di pre-contenzioso, con cui metteva sull'avviso il partner inadempiente prima di poterne chiedere la condanna, per deferirlo direttamente alla Corte di Strasburgo. Quest'ultima, nell'ambito di un unico giudizio, se accerta l'inadempimento dispone contestualmente il pagamento della sanzione pecuniariazia.

L'Italia ha più di un motivo per non abbassare la guardia. Se, da un lato, il numero complessivo delle infrazioni è diminuito anche grazie alle 119 archiviazioni di reclami che hanno evitato l'avvio di altrettante procedure, dall'altro continua a crescere quello delle censure mosse dalla Commissione europea per il mancato recepimento delle direttive giunte a scadenza. Il deficit di attuazione dell'ordinamento italiano (1,16%) nel 2009 è stato superiore a quello della media europea (0,69%). Quest'ultimo tipo di infrazioni è, infatti, salito da 22 del gennaio 2009 a 33 nello stesso mese di quest'anno e rappresenta quasi un quarto dell'intero stock di dossier in attesa di definizione. Per la maggior parte si tratta di irregolarità scaturite dalla cattiva applicazione del diritto comunitario innescate, il più delle volte, dai ricorsi presentati a Bruxelles da cittadini e imprese.

Quindi, se nel chiudere le procedure di infrazione l'Italia avanza in classifica, sui mancati adeguamenti c'è ancora da lavorare. E questo il ministro lo sa. «Mentre sul contenzioso giuridico lavora l'apposita struttura di missione istituita nel 2002 presso il ministero - spiega Ronchi - il recepimento delle direttive comunitarie passa in primo luogo attraverso la legge comunitaria annuale che scandisce tempi e modalità per la loro attuazione. Tempi per ormai insostenibili».

Infatti la legge comunitaria sembra essere diventata il collo di bottiglia che ha contribuito a far impennare il numero dei provvedimenti in lista d'attesa e che poi alimenta il contenzioso con Bruxelles. Basti pensare che proprio mentre il governo si appresta a varare la legge per il 2010, il parlamento è ancora alle prese con l'approvazione di quella licenziata nell'anno passato.

Ma su questo il ministro ha allo studio una soluzione. «Stiamo lavorando a una nuova impostazione della legge comunitaria che ne acceleri l'iter di approvazione: la parte relativa alle sole deleghe di attuazione delle direttive potrebbe viaggiare in modo autonomo dalle norme più complesse e che richiedono un confronto politico pi articolato e complesso».

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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