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In sei mesi il via alla direttiva Servizi

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Intervista del ministro Ronchi al Sole 24 Ore

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«Tempo sei mesi e la direttiva sui servizi per il mercato interno sarà pienamente operativa». A lanciare la sfida è Andrea Ronchi, ministro per le Politiche comunitarie, all'indomani dell'approvazione della legge comunitaria, che recepisce complessivamente 50 direttive europee tra cui quella che istituirà lo sportello elettronico per le imprese e le norme che consentiranno di far scontare la pena nel Paese d'origine ai cittadini comunitari condannati con sentenza definitiva.

Ministro, sei mesi non sono troppo pochi per realizzare lo sportello unico?
Questa per noi è una grande scommessa e intendiamo vincerla. Anche perché l'Italia, rispetto agli altri paesi, è decisamente avanti nella fase di attuazione. I servizi oggi rappresentano il 70% del Pil europeo ed è un settore che ha ulteriori margini di sviluppo e quindi di occupazione. Abbiamo calcolato che l'attuazione della direttiva consentirà alle imprese un risparmio di almeno il 25% dei costi sopportati attualmente a causa del carico della burocrazia. E la più grande liberalizzazione mai realizzata.

Quali effetti concreti produrrà?
La libera circolazione dei servizi e la creazione reale di uno spazio senza frontiere, finora limitato da barriere anacronistiche e burocratiche, aumenterà la competitività delle imprese europee e contribuirà alla semplificazione e al varo di norme che non creino discriminazione all'interno del mercato unico.

In altre parole faciiterà le imprese di servizi a prestare la propria attività in altri Paesi del continente europeo?
Certo, perché ci sarà un sistema di regole comuni che non consentirà più come è avvenuto finora di introdurre barriere all'ingresso, sia pure di tipo burocratico. A partire da gennaio, tutte le imprese europee che operano nel campo dei servizi avranno a che fare con un unico interlocutore.

Come funzionerà lo sportello unico?
Attraverso la rete e consentirà ai prestatori di servizi di poter espletare tutte le procedure richieste nonché, ovviamente, di ottenere le informazioni necessarie a esercitare la loro attività in tempi brevissimi. Vorrei che fosse chiaro: questa è una vera e propria rivoluzione, le imprese potranno operare liberamente, a prescindere dal paese d'origine e da quello dove realizzeranno la loro prestazione.

L'obiettivo è, dunque, una maggiore omogeneità all'interno dell'Unione europea?
Sì, e non vale solo in campo economico. Abbiamo migliorato in modo sostanziale la collaborazione tra le forze di polizia europee. Non solo: l'Italia ha spinto affinché fosse anticipata l'attuazione del principio in base al quale le sentenze di condanna adottate da uno Stato membro nei confronti di un cittadino di un altro Stato membro potranno essere eseguite nel paese di origine.

Vuol dire che chi ha commesso un reato in Italia potrà scontare la pena all'estero?
Esattamente. Ed è un principio che, grazie al forcing del governo italiano, si applicherà fin dal 2010 e non dal 2011 come previsto inizialmente. Tutti i cittadini della Ue che sono stati condannati in Italia con sentenza definitiva, anche se non lo vogliono, dovranno scontare la pena comminatagli dal tribunale italiano nel loro Paese d'origine.

Barbara Fiammeri

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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