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Trattato di Lisbona: Eurobarometro e l'opinione dei cittadini

13 giugno 2008
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Per un efficace rilancio della costruzione dell'Europa e dell'avvenire dell'Unione, la Commissione europea ha commissionato a Eurobarometro un sondaggio al fine di comprendere lo stato d'animo degli europei all'indomani del "no" alla Costituzione espresso in Francia e in Olanda. Tra febbraio e marzo 2006 sono state intervistate oltre 25mila persone in tutti gli Stati membri dell'UE. Se gli obiettivi dei padri fondatori, in particolare la pace e il mercato interno, sono stati raggiunti e vengono riconosciuti dagli europei come un simbolo del successo dell'Unione, i cittadini dei 25 Paesi UE chiedono più Europa in aree chiave come l'economia, la sicurezza, l'ambiente, la ricerca e l'innovazione. In particolare, gli europei si aspettano interventi incisivi nella lotta alla disoccupazione, nella tutela dei diritti sociali e nella crescita economica.

I cittadini UE mostrano un sostanziale ottimismo verso l'Europa e il fatto che associno l'Unione Europea soprattutto alla "cooperazione tra gli Stati membri" (il 22 per cento degli intervistati) rivela che viene visto con ottimismo il lavorare insieme per trovare soluzioni ai problemi che riguardano tutti gli Stati membri.

La ricerca, inoltre, mostra che l'Unione Europea è percepita come democratica e moderna (67 per cento) ma anche protettiva (54 per cento) anche se quasi la metà degli intervistati non risparmia critiche di tecnocrazia ed inefficienza.

Per la metà degli europei, elemento chiave per il futuro dell'Europa è rappresentato da uno standard di vita comparabile, seguono a distanza. L'introduzione dell'Euro in tutti i Paesi membri e una Costituzione comune seguono a distanza nelle preferenze degli intervistati. La Costituzione è menzionata più frequentemente nei "vecchi" Stati dell'UE e, in particolare, in Belgio (36 per cento) ma anche in Olanda (32 per cento) e Francia (29 per cento), i due paesi dove il referendum per la ratifica della Costituzione europea ha espresso un risultato negativo, mentre in Italia (29 per cento) quasi un terzo degli intervistati indica anche una lingua comune.

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