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13 novembre 2015Parole chiave:
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La disciplina del riconoscimento dei titoli professionali ha avuto, nel tempo, varie evoluzioni. Inizialmente furono adottate direttive di tipo “settoriale”, ossia relative a specifiche professioni regolamentate, tra cui quelle concernenti le professioni sanitarie (medici, infermieri, odontoiatri, veterinari, ostetriche, farmacisti) e quella relativa alle attività nel campo dell’architettura. Queste direttive, basate su una preliminare armonizzazione dei criteri formativi, hanno previsto un riconoscimento professionale automatico per coloro in possesso delle qualifiche professionali richieste sulla base di appositi allegati.

Successivamente, al sistema di riconoscimento automatico si è aggiunto un sistema generale fondato sul principio della mutua fiducia tra gli Stati e del mutuo riconoscimento (le direttive 89/48/CEE, 92/51/CEE, 99/42/CE e 2001/19/CE). In base a tale regime gli Stati membri, non essendo disciplinati a livello comunitario i contenuti formativi minimi per le singole professioni, sono tenuti a confrontare il contenuto delle qualifiche professionali dei richiedenti con quelle previste nel proprio ordinamento, sulla base, pertanto, di una verifica caso per caso. Nell’ipotesi di “differenze sostanziali” l’autorità competente può richiedere il superamento di una misura compensativa consistente in una ”prova attitudinale” o in un ”tirocinio di adattamento”.

La professione di avvocato, invece, ha avuto un trattamento particolare dalla normativa europea. Essa, infatti, è disciplinata dalla direttiva 77/249/CEE, in materia di libera prestazione dei servizi, dalla direttiva 98/5/CE in materia di esercizio permanente delle professione di avvocato in un altro Stato membro attraverso un meccanismo di autorizzazione che prevede l’uso del titolo professionale del Paese d’origine, nonchè dalla direttiva 89/48/CEE che disciplina il riconoscimento professionale e quindi la possibilità di esercitare stabilmente la professione con il titolo del Paese ospitante.

La direttiva 2005/36/CE pubblicata sulla G.U. dell'Unione Europea n.L/255 del 30 settembre 2005 (in vigore dal 20 ottobre 2005) ha modificato il sistema del riconoscimento professionale. La direttiva, infatti, sostituisce le quindici direttive precedenti in materia (77/452/CEE, 77/453/CEE, 78/686/CEE, 78/687/CEE, 78/1026/CEE, 78/1027/CEE, 80/154/CEE, 80/155/CEE, 85/384/CEE, 85/432/CEE, 85/433/CEE, 89/48/CEE, 92/51/CEE, 93/16/CEE, E 1999/42/CE). Tale direttiva è stata recepita con decreto legislativo 206/2007 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 novembre 2007.

In linea con le disposizioni e le finalità  della direttiva, il decreto stabilisce le regole e disciplina le modalità amministrative che assicurano ai cittadini dell’Unione Europea, che hanno acquisito una qualifica professionale in un altro Stato membro, la possibilità di accedere ad una professione regolamentata in Italia e di esercitarla  con gli stessi diritti previsti dalla normativa nazionale. L’obiettivo è quello di  facilitare la mobilità in Europa per l’esercizio della professione, nonchè il riconoscimento dei titoli professionali.

L’Italia è stata tra i primi Paesi dell'Unione a trasporre la direttiva nell'ordinamento interno. Il decreto legislativo di recepimento ha sostituito, abrogando in tutto o in parte, la normativa nazionale che regolava la materia dei riconoscimenti professionali.

Le novità più significative di tale direttiva riguardano la previsione di una disciplina ad hoc per la libera prestazione temporale e occasionale, senza quindi necessità di essere stabiliti (completamente assente nelle precedenti direttive), un ampliamento del campo di applicazione e un rafforzamento dei mezzi di cooperazione tra le Amministrazioni nazionali e tra queste e la Commissione UE.

A tale ultimo scopo, in particolare, è stato realizzato un sistema informativo, denominato IMI - Internal Market Information system - che ha l’obiettivo di permettere un più veloce scambio di informazioni tra le Autorità competenti degli Stati membri. Il sistema è attualmente in uso con riferimento a circa 20 professioni (tra le quali medici, farmacisti, fisioterapisti e contabili).

Dipartimento Politiche Europee

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