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Relazione annuale 2006

20 aprile 2007
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La Relazione annuale, presentata il 7 marzo in Consiglio dei Ministri, rappresenta - come spiega Bonino nella introduzione - un' occasione di "riflessione importante sul bilancio della politica italiana del 2006, ma al tempo stesso sull' agenda della politica italiana in sede europea per il 2007, nel contesto delle priorità; individuate dalla Presidenze di turno".

Oltre agli sforzi per rilanciare il processo costituzionale, per il Ministro è necessario "identificare nuove ambizioni per l' Europa, di creare un nuovo slancio, un nuovo entusiasmo, dare una rinnovata dimensione reale, operativa al processo di integrazione (...) Al tempo stesso dovremo essere capaci di trasmettere ai nostri cittadini la consapevolezza di poter dare un contributo significativo ad inventare l' Europa che vogliamo".

La relazione 2006 è strutturata in cinque parti:

  • questioni strategiche dell' attualità; istituzionale dell' Unione Europea;
  • novità; relative alla c.d. fase ascendente, vale a dire la partecipazione dell' Italia al processo decisionale del diritto dell' Unione Europea, e alla fase cd. discendente, concernente l' attuazione del diritto di questa;
  • linee evolutive delle tematiche relative al mercato interno;
  • linee evolutive delle politiche comuni previste dal Trattato CE, con particolare riferimento alle questioni legate alla Strategia di Lisbona e alle priorità; individuate nel Piano nazionale di Riforma 2006-2008;
  • andamento dei flussi finanziari dall' Unione Europea all' Italia e delle politiche di coesione.

La relazione si apre con una premessa del ministro Bonino che qui riportiamo integralmente.

Puoi leggere la Relazione annuale 2006 in versione integrale oppure frazionata in: indice e premessa - parte prima - parte seconda - parte terza - parte quarta - parte quinta - allegati


L' UNIONE EUROPEA E L' ITALIA
di Emma Bonino

Quest' anno la presentazione della Relazione sulla partecipazione dell' Italia all' Unione Europea precede di poche settimane le celebrazioni del Cinquantenario dei Trattati di Roma. Un' occasione, mi auguro, che possa ridarci coraggio nel perseguire con rinnovato slancio gli ideali di integrazione comunitaria, nel realizzare l' Europa che vogliamo e che, soprattutto, vogliono i cittadini europei.

L'Italia deve affrontare questo importante appuntamento ponendosi fra coloro che sono in prima fila in questa avventura, rilanciando lo spirito della Conferenza di Messina del 1955 e quella impostazione europea che ne ha contraddistinto la storia nei cinquanta anni di costante sviluppo e di integrazione economica, politica e sociale.

Il senso e gli obiettivi di fondo dell' integrazione europea sono gli stessi oggi rispetto a quelli di cinquant' anni fa: pace, prosperità; e miglioramento della qualità; della vita degli europei. Per raggiungere questi obiettivi, tuttavia, è necessario passare da un' Europa che guarda dentro di sè; (pace tra gli europei, mercato interno) ad un' Europa che guarda sempre di più "fuori di sè;" e interviene con autorevolezza sulla scena internazionale.

Per garantire la propria sicurezza, l' Europa deve intervenire nell' arena globale, essere presente nelle aree che richiedono l' impegno congiunto della collettività; internazionale e comportarsi in maniera tale da ridurre i rischi dell' instabilità; mondiale.

La prosperità; economica, a sua volta, non può essere garantita se non si affrontano i problemi della competitività; nel mercato globale, dell' instabilità; finanziaria internazionale, del commercio internazionale, dell' ambiente e delle migrazioni. Migliori condizioni di vita della società; europea sono, inoltre, strettamente legate ad un diverso approccio ai cambiamenti demografici, alla globalizzazione e alle caratteristiche del mercato del lavoro. Il successo dell' Agenda di Lisbona, volta a migliorare il potenziale di crescita e di occupazione dell' Unione Europea, attraverso la creazione di una società; basata sulla conoscenza, dipende, dunque, in maniera determinante dalla risposta che sapremo dare a queste nuove sfide e dalla capacità; di essere protagonisti sulla scena internazionale.

Insieme agli sforzi per rilanciare il processo costituzionale, dunque, dobbiamo essere capaci di identificare nuove ambizioni per l'Europa, di creare un nuovo slancio, un nuovo entusiasmo, dare una rinnovata dimensione reale, operativa al processo di integrazione. Processo che dovremo essere capaci di continuare a diffondere in tutta l' Europa, perchè; l' allargamento ai nuovi Paesi sia sentito non come una fonte di preoccupazione, ma come una opportunità; ulteriore.

E dovremo dimostrare alla pubblica opinione i vantaggi che derivano dal processo di integrazione. Al tempo stesso dovremo essere capaci di trasmettere ai nostri cittadini la consapevolezza di poter dare un contributo significativo ad "inventare" l' Europa che vogliamo.

Faccio soltanto due esempi per rendere chiara questa idea dell' Europa.
Importante è il ruolo che l' Unione Europea può assumere per quanto riguarda il cambiamento climatico e la protezione dell'ambiente. Un'Europa che approfondisce la questione del suo approvvigionamento energetico, che fa dell'energia una delle dimensioni chiave della sua politica estera e di sicurezza comune. Ambiti che stanno al centro degli interessi e delle preoccupazioni dei cittadini e delle imprese, rispetto ai quali tutti possono vedere e capire immediatamente il valore aggiunto che può avere un'Europa unita.

Altrettanto rilevante è il ruolo dell' Unione nell' affrontare il tema delle migrazioni e quello strettamente connesso dell'immigrazione clandestina. E' evidente che serve una risposta comune, strategica, di tutta l' Unione Europea perchè; solo l'Unione Europea ha la capacità; di attrazione sufficiente e la massa critica adeguata per poter rispondere a queste grandi sfide contemporanee. Soltanto l'Unione Europea può ambire a governare la globalizzazione piuttosto che a farsi governare da questa.

E' evidente, tuttavia, che questo risultato non può essere raggiunto se non si sviluppa anche nell' ambito nazionale una maggiore coscienza dell' importanza dell' Europa e delle politiche europee.
Vi sono due dimensioni da considerare:
La prima è il modo con cui l' Italia interagisce, attraverso l' azione di Governo, ma non solo, con l' Unione Europea, con le sue politiche, con le sue regole, con i suoi modi di funzionamento, con le opportunità; e i vincoli che ne derivano. Questo Governo ha inteso fare dell' Europa il suo punto di riferimento prioritario nelle relazioni esterne; nelle politiche di stabilità; finanziaria; nelle azioni per lo sviluppo, la competitività; e la coesione sociale; nella evoluzione del quadro normativo. Di tutto questo la relazione che presentiamo offre un primo quadro d' insieme.

La seconda dimensione è quella che attiene alla condivisione e diffusione degli obiettivi e dei metodi propri dell' UE, all' acquisizione graduale della mentalità; e del modo di operare dei decisori politici e dei cittadini. Occorre accentuare la capacità; di "parlare da europei", vale a dire di fare dell' Europa una dimensione orizzontale all'interno dei vari dibattiti su questioni nazionali o locali che facciamo ogni giorno. Solamente in questa maniera, infatti, l'Europa potrà; divenire un progetto che è dentro tutti i nostri progetti di società;; così facendo, sarà; possibile sfruttare ogni occasione per approfondire la costruzione di una vera sfera pubblica comunitaria. è l' ulteriore contributo che la Relazione vuole offrire: il primo passo di una rinnovata strategia e metodologia del Governo, consapevole delle opportunità; che ognuno degli strumenti previsti dalla legge 4 febbraio 2005, n. 11 offre.

La Relazione annuale sulla partecipazione dell' Italia all' Unione Europea si colloca, difatti, nel nuovo quadro normativo delineato dalla legge 4 febbraio 2005, n. 11, approvata pressochè all' unanimità; nelle due Camere con la finalità; di garantire una partecipazione più efficace del nostro Paese al processo decisionale europeo e alla fase di recepimento. In questo contesto, la Relazione rappresenta, da un lato, un necessario momento di raffronto tra le azioni programmatiche del Governo sui temi europei e i risultati effettivamente conseguiti; dall' altro, una imprescindibile occasione di confronto per le iniziative che si devono portare a compimento e per quelle da intraprendere, anche alla luce delle indicazioni ricevute dal Parlamento.
L' impegno politico di questo Governo nei confronti dei temi europei è evidente: le metodologie e gli strumenti sono nuovi e, come tali, necessitano di essere sperimentati per migliorarne l' efficienza. Ma l' obiettivo è chiaro: un più mirato ed efficace coordinamento all' interno del Governo e nell' ambito delle Conferenze dei diversi livelli territoriali, una costante collaborazione con il Parlamento, l' apertura ai contributi del CNEL e di tutte le parti sociali. Questo coinvolgimento renderà; le istituzioni e i cittadini più partecipi del processo di costruzione europea.

La Relazione è, quindi, un' occasione di riflessione importante sul bilancio della politica italiana del 2006, ma al tempo stesso sull' agenda della politica italiana in sede europea per il 2007, nel contesto delle priorità; individuate dalle Presidenze di turno.

Vorrei sottoporre all' attenzione delle Camere l' opportunità; che l' esame della Relazione in Parlamento si svolga in modo autonomo, più concentrato, all' inizio dell' anno, non abbinato, come fino ad ora previsto, alla procedura per l' approvazione della legge comunitaria e ai suoi relativi tempi, che possono prolungarsi nel corso dell' anno. In questo modo la discussione può portare alla approvazione di indirizzi parlamentari per la definizione della posizione italiana sia rispetto alla presidenza del Consiglio dell' Unione entrante, sia ai fini del documento di programmazione economica e finanziaria che il Governo presenta a maggio.

Con la Relazione il Governo vuole aprire un colloquio più costruttivo con il Parlamento, nella nuova realtà; della integrazione e del progressivo intreccio fra l' ordinamento comunitario e l' ordinamento nazionale. A tal fine è in corso di definizione un accordo interistituzionale tra Presidenze delle Camere e Presidenza del Consiglio dei Ministri per definire modalità; più razionali di trasmissione degli atti e dei documenti comunitari. Il nostro Parlamento è chiamato, insieme ai Parlamenti degli altri Stati membri, a dare un essenziale contributo affinchè le attuali dinamiche della governance europea non siano insidiate da nuove forme di deficit democratico, che possono manifestarsi sotto forma di frammentazione decisionale, elusione del principio di responsabilità; politica, disarticolazione del sistema paese.

Per questo anche il Governo italiano ha incrementato gli incontri con gli europarlamentari italiani a Strasburgo. Le questioni europee all' attenzione del Governo superano, infatti, il livello istituzionale nazionale e richiedono che anche il Parlamento europeo "maturi" una maggiore sensibilità; ai dossiers sul tavolo italiano.

Nel 2006 sono notevolmente aumentate anche le visite di membri della Commissione europea in Italia. Dopo la pausa verificatasi ad inizio anno in coincidenza con la campagna elettorale, oltre alle numerose occasioni di intervento del Vice Presidente della Commissione Affari Interni e Giustizia On. le Frattini, numerosi Commissari europei sono venuti in Italia per incontri con i rappresentati del Governo, per audizioni nelle commissioni parlamentari e per la partecipazione a convegni od altri eventi pubblici.

Tale tendenza all' intensificarsi degli incontri dovrebbe continuare nel corso dei mesi del prossimo anno anche in coincidenza con le manifestazioni che si svolgeranno a Roma per la celebrazione del 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma.

Altrettanto numerosi gli incontri bilaterali promossi con i Commissari UE da parte dei nostri Ministri a Bruxelles. Il confronto delle posizioni sia nella fase ascendente del processo di formazione della decisione comunitaria, sia in quella discendente, nonchè; per la trattazione delle procedure di infrazione, va continuato con approfondimento costante dei dossiers in trattazione.

Un più costruttivo e "procedimentalizzato" rapporto Governo/Parlamento e Governi/Istituzioni europee permetterà; altresì un utilizzo non episodico della sofisticata strumentazione dell' istruttoria legislativa, favorendo la trasposizione del diritto comunitario secondo criteri di massima semplificazione, di economicità;, di previa valutazione di impatto. Sul punto, è importante evidenziare come anche la legge comunitaria 2006 abbia opportunamente previsto una delega al Governo per l' adozione di testi unici o di codici di settore delle disposizioni dettate in attuazione delle deleghe conferite dalla legge comunitaria stessa per il recepimento di direttive comunitarie. è un' occasione da utilizzare per coordinare le novità; legislative necessarie per il recepimento con le altre norme legislative vigenti nelle stesse materie; si otterrà; in tal modo un assestamento delle discipline interessate dando luogo in singoli settori ad un complesso di norme stabili e armonizzate.

- La struttura e i contenuti della Relazione

Rispetto alla Relazione già; prevista dall' art. 7 della legge n. 86 del 1989, l' articolo 15 della citata legge 11/2005 introduce due novità;.
Dal punto di vista procedurale, le modifiche mirano a consentire l' analisi e l' approvazione della Relazione in tempi certi, riservando anche una maggiore attenzione alle risoluzioni e agli atti di indirizzo adottati dal Parlamento.
Dal punto di vista dei contenuti, vengono integrati e arricchiti gli argomenti propri della Relazione stessa, includendo, in particolare, tra i temi oggetto del documento, i riferimenti ai pareri, alle osservazioni, agli atti di indirizzo delle Camere, nonchè; le osservazioni delle Conferenze del sistema delle autonomie, e, infine, l' elenco e i motivi delle eventuali impugnazioni di decisioni del Consiglio dell' Unione Europea o della Commissione europea.

Tali novità; sono state sottolineate nel corso del dibattito alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica sulla Relazione per l' anno 2005, e richiamate nella Relazione della XIV Commissione della Camera dei Deputati (relatore: On. Gozi) presentata alla Presidenza il 19 luglio 2006 e nella analoga Relazione della XIV Commissione Permanente del Senato (relatrice: Sen. Soliani) presentata il 2 novembre 2006. La Relazione richiama le conseguenti Risoluzioni approvate da Camera e Senato e risponde alle osservazioni formulate dal Parlamento, al fine di dare trasparenza e chiarezza alle linee di politica generale e settoriale del Governo.

Si tratta di una prima informazione che andrà; progressivamente rafforzata.
In linea con quanto previsto dall' art. 15 della legge n. 11/2005, e con l' intento, sollecitato dal Parlamento, di fornire maggiore chiarezza espositiva, la Relazione è stata strutturata in cinque parti.

- Parte prima

La parte prima della Relazione tratta le questioni strategiche dell' attualità; istituzionale dell' Unione Europea, con particolare riferimento agli "sviluppi del processo di integrazione europea, alle attività; del Consiglio europeo e del Consiglio dell' Unione europea, alle questioni istituzionali, alle relazioni esterne dell' Unione Europea, alla cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (GAI) e agli orientamenti generali delle politiche dell' Unione" (articolo 15, L. 11/05).

In questo quadro, il Governo presenta le principali questioni politico-istituzionali e di politica economica e sociale alla luce degli eventi che hanno caratterizzato le vicende europee e quelle internazionali nel corso del 2006: la ripresa del processo di ratifica del Trattato costituzionale da parte degli Stati membri; la prosecuzione del processo di allargamento; la rilevanza assunta dalla politica estera e di difesa comune dell' Unione, nonchè; dal settore della giustizia e degli affari interni, specie di fronte all' emergenza terrorismo e alle crisi internazionali in cui l' Italia e l' Europa hanno svolto un ruolo decisivo, come nel caso del Medio Oriente; l' accordo interistituzionale del 17 maggio 2006, che determinando l' approvazione delle Prospettive finanziarie 2007-2013 dell' Unione Europea, ha visto concludere un lungo e travagliato negoziato tra le istituzioni europee in merito alla ridefinizione della composizione del bilancio comunitario e all' incremento delle risorse proprie.

La Relazione 2006 dà;, inoltre, particolare risalto alle questioni connesse alle politiche economiche e finanziarie, con particolare riferimento al rilancio della crescita e della competitività;, sottolineando come la politica economica del Governo si muova nella direzione indicata dall' Europa, sia sul fronte della politica di bilancio sia su quello delle riforme e dello sviluppo, in attuazione della strategia di Lisbona. Si tratta, infatti, di seguire e condividere il cammino percorso dall' Unione Europea da Maastricht a Lisbona: i vincoli di bilancio devono necessariamente essere accompagnati da misure atte a favorire la crescita, riservando opportuna attenzione ai problemi sociali e ambientali. Uno sviluppo sostenibile deve saper guardare agli aspetti più complessi delle singole tematiche. In tale ottica e al fine di rendere l' Unione Europea un' area sempre più dinamica e innovativa, il Governo italiano, in linea con le Conclusioni dei Consigli europei del 23-24 marzo e del 15-16 giugno 2006, ha ribadito l' impegno per la rinnovata Strategia di Lisbona, focalizzato su crescita e occupazione.

La nuova Strategia prevede un preciso impegno degli Stati membri e il costante monitoraggio da parte della Commissione e del Consiglio. Gli Stati membri presentano i Piani Nazionali di Riforma e l' informazione annuale sullo stato di attuazione degli obiettivi di Lisbona. La Commissione e il Consiglio verificano e valutano gli obiettivi raggiunti.

Rispettando tali impegni, il 18 ottobre 2006 il Governo italiano ha approvato un Rapporto sullo stato di attuazione del Piano per l'innovazione, la crescita e l'occupazione 2006-2008 (PICO), presentato dal Governo precedente nel 2005. Nel Rapporto viene esaminato quanto di quel Piano sia stato attuato, quali effetti le misure prese abbiano avuto, e le ulteriori iniziative realizzate o avviate dal Governo. In particolare, il Rapporto, oltre a tenere conto delle quattro priorità; espresse dal Consiglio europeo di Primavera (competitività; delle imprese, conoscenza e innovazione, occupazione, politica energetica), affronta i punti del PICO sui quali la Commissione europea ha richiesto informazioni più dettagliate ed esaurienti: sostenibilità; fiscale, competizione, divari regionali nei tassi di occupazione. Il Rapporto è stato inoltrato il 19 ottobre 2006 alla Commissione. Quest' ultima ha presentato il 12 dicembre 2006 il proprio Rapporto sullo stato di attuazione della Strategia di Lisbona che contiene anche le valutazioni sui Rapporti presentati dagli Stati Membri. In tale occasione è stata espressa una valutazione nel complesso positiva per il Rapporto italiano. Nel Rapporto della Commissione sono per la prima volta contenute proposte di raccomandazione del Consiglio ai singoli Stati Membri sull' attuazione della Strategia di Lisbona. Il Consiglio europeo di primavera esprimerà; una propria valutazione politica sul Rapporto della Commissione, mentre le raccomandazioni verranno formalmente approvate dal Consiglio nelle sue formazioni ECOFIN e Occupazione e Affari Sociali.

- Parte seconda

La parte seconda della Relazione riguarda le novità; relative alla c.d. fase ascendente, vale a dire la partecipazione dell' Italia al processo decisionale dell' Unione Europea, e alla cd. fase discendente, concernente l' attuazione del diritto di questa. Inoltre, viene esposto lo stato delle procedure di infrazione e, per la prima volta, l' elenco e i motivi delle impugnazioni, da parte del Governo italiano, delle decisioni adottate dal Consiglio dell' Unione Europea e dalla Commissione (art.15, lettera e) legge n. 11/2005). Infine, la parte seconda riporta i pareri e gli atti di indirizzo delle Camere, nonché le osservazioni delle Conferenze dei livelli territoriali di Governo in materia europea (art. 15, lettera d)).

Per quanto riguarda la fase ascendente, viene delineato il metodo attraverso cui si forma la posizione italiana "su ciascuna politica comunitaria, sui gruppi di atti normativi riguardanti la stessa materia e sui singoli atti normativi che rivestono rilievo di politica generale" (art. 15, lett. b), legge n. 11/2005).
Al riguardo, impegno preciso del Ministro per le Politiche Europee sarà; quello di migliorare le procedure di coordinamento al fine di riuscire a definire tempestivamente e adeguatamente la posizione italiana sulle priorità; politiche e sulle proposte normative dell' Unione. Una posizione coordinata e unitaria rafforzerà; il ruolo dell' Italia e permetterà; di "negoziare" con gli altri Stati membri normative che non costringano il nostro Paese ad affannose e a volte non coerenti modifiche del nostro ordinamento. In questo ambito, la Relazione dà; conto dell' attività; svolta dal Comitato Interministeriale per gli Affari Comunitari Europei (CIACE) e dal Comitato Tecnico permanente durante il 2006, evidenziandone il ruolo rilevante nella formazione delle posizioni del Governo da far valere in sede comunitaria. In particolare, il Comitato Tecnico ha impostato le proprie attività; in modo da riunire intorno ad uno stesso tavolo le amministrazioni competenti per materia, in fase di istruttoria. Costruire nella chiarezza e nella consapevolezza posizioni comuni che bilanciano gli interessi in gioco significa, infatti, risolvere a livello nazionale potenziali contrasti che di fatto potrebbero indebolire la posizione del Governo italiano nel tavolo europeo. Questo metodo di formazione della posizione del Governo è finalizzato ad accrescere la capacità; negoziale italiana.

Il nuovo approccio nazionale alle politiche europee e l' azione di coordinamento svolta dal Comitato Tecnico permanente potranno, inoltre, consentire la riduzione dell' attuale discrasia tra la fase ascendente e la fase discendente, a cui vanno attribuite molte delle difficoltà; che emergono in sede di recepimento della normativa comunitaria.

La nuova impostazione, quindi, tende a creare condizioni migliori anche per quanto riguarda la fase discendente che, nelle intenzioni del Governo, viene resa più snella ed efficace. La legge 6 febbraio 2007 n. 13 (Legge comunitaria 2006) prevede, infatti, un termine generale di dodici mesi (e non più di diciotto) per l' esercizio da parte del Governo della delega legislativa per il recepimento delle direttive, e un termine più breve di sei mesi per le direttive il cui termine di recepimento sia già; scaduto ovvero scada nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge comunitaria. Sempre al fine di accelerare il processo di adeguamento dell' ordinamento nazionale a quello comunitario, nel disegno di legge comunitaria 2007 si prevede che il termine di delega legislativa debba coincidere, di norma, con la scadenza del termine di recepimento fissato dalle singole direttive e che sia, invece, di novanta giorni nel caso in cui lo stesso termine sia già; scaduto ovvero scada nei tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge comunitaria.

E' inoltre intenzione del Governo formalizzare, in un accordo con la Conferenza Stato-Regioni, le modalità; di trasmissione degli atti dell' Unione Europea alle Regioni e alle Province Autonome così da migliorare la loro partecipazione al processo decisionale comunitario. Su questo punto, la Relazione dedica una particolare attenzione al ruolo svolto dalle autonomie territoriali, previsto dall' art. 117, quinto comma, della Costituzione, e intensificato dall' art. 15, lett. d), della legge n. 11/2005.

Per quanto concerne le procedure di infrazione, la Relazione dà; conto dei nuovi strumenti previsti per seguirne le varie fasi. L' istituzione di una Struttura di missione all' interno del Dipartimento per le Politiche Comunitarie sta dando un contributo significativo, di metodo e di merito, alla trattazione di tali procedure per la complessiva riduzione dell' incidenza del contenzioso comunitario, impegno incluso dal Governo tra le priorità; della propria politica europea.

La gestione unitaria delle procedure d' infrazione ha senz' altro reso più ordinato e agevole il dialogo con la Commissione, la quale può contare su un interlocutore sicuro per i contatti con le differenti amministrazioni centrali e locali. E' , inoltre, in via di creazione una banca dati nazionale che permetterà; di monitorare tutte le procedure di infrazioni aperte o avviate nei confronti dell' Italia.

- Parte terza

Nella parte terza la Relazione illustra le linee evolutive delle tematiche relative al mercato interno. La tradizionale politica del mercato interno, concentrata sull' integrazione e sull' apertura dei mercati, ha sicuramente apportato grandi benefici per l' economia.

Il mercato interno fornisce ai cittadini UE una scelta più ampia di beni e di servizi di qualità; con una adeguata garanzia di protezione per il consumatore; ha realizzato una maggiore libertà; di viaggiare, studiare e vivere in altri paesi UE e ha consentito, allo stesso tempo, una collocazione più efficiente delle risorse offrendo opportunità; commerciali alle imprese.

A questo stadio di integrazione, tuttavia, è necessaria una maggior attenzione alla competitività; dei prodotti basata sulla specificità; e qualità;, in una economia globalizzata aperta ai flussi commerciali dei paesi emergenti.

Una nuova strategia per il mercato interno appare l' unica possibile strada da intraprendere per il raggiungimento degli obiettivi nell' ambito del rilancio della strategia di Lisbona. L' esecutivo comunitario, nella volontà; di predisporre una relazione sul mercato unico nel XXI secolo, da presentare al Consiglio europeo nella primavera del 2007, ha elaborato un documento preliminare di consultazione.

Cinque particolari questioni sono emerse: facilitare l' accesso al mercato e favorire l' innovazione, migliorare la legislazione, ottimizzare l' attuazione e il controllo sull' applicazione delle norme, tenere maggiormente conto del contesto internazionale, rafforzare l' informazione e la comunicazione. Inoltre, si sottolinea la necessità; di creare mercati "più integrati" e di "rafforzare le sinergie" con altre politiche.

Il basso livello di liberalizzazione nel settore dei servizi, che oggi rappresenta il 70 per cento del totale del valore aggiunto e dell' occupazione in Europa, è il principale problema da risolvere per realizzare un mercato interno efficiente. L' approvazione conclusiva, il 12 dicembre 2006, della Direttiva relativa ai Servizi nel mercato interno rappresenta un significativo passo in avanti. Ora sarà; necessario un ulteriore sforzo politico per permetterne una trasposizione rapida, ambiziosa ed efficace nelle legislazioni degli Stati membri. Un impegno specifico sarà; profuso al riguardo dal Governo.

Il completamento del mercato interno dovrà; puntare, in modo strategico, sulla integrazione delle reti infrastrutturali, su una politica comune dell' energia, su una nuova politica per l' ambiente.

- Parte quarta

Nella parte quarta, la Relazione illustra le linee evolutive delle tematiche relative alle politiche comuni previste dal Trattato CE. Anche in questo caso si evidenzia l' impostazione finalizzata a collegare le politiche di settore e l' azione complessiva programmatica del Governo nell' ambito della strategia di Lisbona, attraverso il riferimento alle priorità; individuate nel Piano nazionale di Riforma 2006-2008.
Il Governo ha infatti individuato la cornice normativa all' interno della quale promuovere la realizzazione dei propri obiettivi e ha, altresì, individuato gli strumenti attuativi. Gli interventi riguardano numerosi settori: misure specifiche sono state avviate per la liberalizzazione di importanti segmenti del mercato, per il recupero del deficit infrastrutturale dell' Italia, per dare nuovo slancio e valore alla ricerca e all' innovazione.

- Parte quinta

La quinta e ultima parte della Relazione analizza l' andamento delle politiche economiche e dei flussi finanziari provenienti dall' Unione Europea all' Italia, secondo quanto previsto dall' art. 15, lett. c), della legge n. 11/2005, che stabilisce che la Relazione dia conto delle politiche di coesione economica e sociale, dell' andamento dei flussi finanziari verso l' Italia e della loro utilizzazione, anche con riferimento alle relazioni della Corte dei Conti delle Comunità; Europee.

L' impegno del Governo è stato finalizzato a coordinare le azioni programmatiche a livello regionale con quelle nazionali, facendo risaltare la complementarietà; tra l' obiettivo dell' innalzamento del tasso di sviluppo e di occupazione del paese e l'efficacia del coordinamento delle politiche.

Fondamentale risulta, in tale direzione, il passaggio dal quadro normativo sottostante la gestione dei fondi strutturali 2000-2006 a quello previsto per il periodo 2007-2013, che presenta una maggiore integrazione tra strumenti e politiche ai diversi livelli di coordinamento.

Spero di poter contribuire, con la Relazione che oggi presentiamo, all' avvio di una impostazione nuova e più costruttiva dei rapporti interistituzionali sui temi europei. Ringrazio fin da ora il Parlamento, nella convinzione che la indiscussa e sensibile attenzione da sempre dedicata a tali questioni potrà; rendere più proficuo il nostro impegno.

Roma, 7 marzo 2007

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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