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Relazione consuntiva 2015, premessa del Sottosegretario Gozi

11 marzo 2016Parole chiave: ,
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(Premessa del Sottosegretario Gozi estratta dalla Relazione consuntiva 2015)   


Nella Relazione programmatica 2015 il Governo aveva tratteggiato un'ampia panoramica delle attività e delle priorità che il nostro Paese intendeva perseguire in Europa nei successivi 12 mesi.

Dalle informazioni, spesso molto dettagliate, fornite nella Relazione emergeva con chiarezza un doppio filo conduttore: da un lato, la volontà del Governo di rilanciare i processi europei, stimolando un approccio più “politico” da parte delle istituzioni di Bruxelles; dall'altro, la determinazione nel perseguire obiettivi ambiziosi, per consentire all'Europa di recuperare slancio e capacità di iniziativa.

A un anno di distanza, possiamo trarre, con questa relazione consuntiva, un bilancio positivo per l'azione di governo ma in chiaroscuro per lo stato dell'Unione. Perché se è vero che nel corso del 2015 abbiamo centrato una serie di importanti risultati, è anche vero che molto resta da fare per assicurare quel “nuovo inizio”, quel cambio di marcia auspicato tanto dalla Presidenza italiana dell'Unione nel 2014 quanto dalla Commissione Juncker.

Tre ambiti su tutti mi sembra valgano ad illustrare il punto: crescita, immigrazione e diritto fondamentali. Il primo è quello del rilancio della crescita e dell'occupazione in Europa. Non c'è dubbio, anche grazie alla forte spinta italiana, l'Europa ha cominciato nel corso del 2015, a porre davvero la crescita al centro delle sue priorità. Non a caso, i primi mesi dell'anno hanno portato a risultati importanti come la definizione degli strumenti necessari a far funzionare il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici, la Comunicazione sulla Flessibilità della Commissione, il rapporto dei Cinque Presidenti sul completamento della Unione Economica e Monetaria. Nella seconda parte dell'anno, però, si è avuto l'impressione di una progressiva perdita di velocità. Con il timore che, senza uno scatto d'orgoglio, la palude del “business as usual” finirà con l'avere la meglio sulle speranze e ambizioni del nuovo ciclo politico istituzionale.

Lo stesso percorso è stato seguito sulla crisi migratoria. Il Governo italiano ha avuto un ruolo centrale nel ridefinire le politiche europee in quest'ambito. Fin dalla Presidenza del 2014 e per tutto il 2015 ha insistito sulla necessità di adottare un approccio autenticamente europeo in materia migratoria, trattare le frontiere esterne dei Paesi membri come delle frontiere comuni, riformare le regole di Dublino. E queste posizioni inizialmente minoritarie hanno cominciato poco a poco a farsi largo. Fra settembre e ottobre, quindi, il Consiglio Giustizia e Affari Interni, prima, e il Consiglio Europeo hanno definito un insieme di misure, un “pacchetto” complessivo che, se attuato, rappresenterebbe l'inizio di una vera e propria politica migratoria e dell'asilo europee. Gli ultimi mesi del 2015 hanno però fatto emergere una serie di difficoltà di attuazione, ed in alcuni casi delle divergenze fra Stati membri, che dimostrano come la strada da percorrere sia ancora lunga.

Infine, e più in generale, gli eventi del 2015 hanno evidenziato ancora di più la necessità di un rilancio europeo che parta dai valori fondamentali comuni, che tuteli lo Stato di diritto anche all'interno dell'Unione e che promuova una nuova politica dei diritti e delle libertà fondamentali, utilizzando pienamente tutti gli strumenti politici e giuridici a disposizione dell'Unione.

Il 2015 si chiude quindi all'insegna della consapevolezza che occorrerà grande determinazione, molto lavoro e anche una buona dose di combattività per confermare i buoni risultati ottenuti finora e portare a termine i processi che abbiamo contribuito ad avviare. Ed è quello che il Governo intende fare con la massima convinzione.

L'accenno ai principali dossier dell'attualità comunitaria non deve poi far dimenticare la grande varietà di dossier settoriali trattati a livello europeo. I risultati ottenuti in questi ambiti sono illustrati in maniera capillare nelle pagine che seguono. Come si vedrà, anche in questi settori, spesso al riparo dai riflettori ma di grandissima rilevanza per l'Italia e l'Europa, il bilancio dell'azione del Governo è decisamente positivo.

L'esperienza di quest'anno dimostra ancora una volta, qualora ve ne fosse bisogno, che i risultati sono in larga misura proporzionali alla capacità di presentarsi in maniera coerente, coordinata e compatta sui vari tavoli negoziali. Ed è per questo quindi che la relazione insiste con particolare dovizia di particolari sull'azione di coordinamento delle posizioni nazionali sviluppata dal Comitato Interministeriale per gli Affari Europei.

La presente Relazione si articola in cinque parti, ed è stata strutturata in modo da consentire, anche in prospettiva, un agevole confronto, contenutistico e di coerenza, con i contenuti delle corrispondenti Relazioni Programmatiche.

La prima parte, che riguarda le questioni istituzionali e le politiche macroeconomiche, riporta le attività del Governo volte ad assicurare il corretto funzionamento dell'Unione economica e monetaria e, più in generale, le relazioni con le Istituzioni dell'Unione europea.

La seconda parte è dedicata alle misure adottate sia nel quadro di politiche orizzontali – come le politiche per il mercato unico e la competitività, in linea con le Strategie della Commissione europea in materia di beni e servizi, mercato unico digitale, energia e mercato dei capitali – che settoriali – quali le politiche di natura sociale o quelle rivolte al rafforzamento di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia in Europa ed oltre i suoi confini.

La terza parte, rivolta al tema della dimensione esterna dell'Unione, illustra, tra le altre, le azioni governative in materia di politica estera e di sicurezza comune nonché in materia di allargamento, politica di vicinato e di collaborazione con Paesi terzi.

La quarta parte riguarda le attività di comunicazione e di formazione relative all'Unione europea.

La quinta parte, infine, è dedicata alle attività di coordinamento nazionale delle politiche europee ed espone, tra le altre, le attività del Ciae (comitato interministeriale per gli affari europei), le tematiche concernenti l'attuazione della normativa UE e il contenzioso davanti alla Corte di Giustizia.

Completano il testo sei Allegati con specifici riferimenti ai Consigli dell'UE e ai Consigli europei, ai flussi finanziari dall'UE all'Italia nel 2015, al recepimento delle direttive nell'anno di riferimento, ai seguiti dati dal Governo agli atti di indirizzo del Parlamento.

Nel predisporre la presente Relazione abbiamo seguito le indicazioni e i suggerimenti del Parlamento, cercando di rendere il testo più analitico e completo evidenziando ove possibile le linee politiche di azione che il Governo ha perseguito nei diversi settori.

Si tratta di un ulteriore tassello verso la piena attuazione della Legge 234 del 2012 – una delle priorità perseguite dal Governo in ambito europeo, come si vedrà anche nel corpo della Relazione.

Auspico che la Relazione si riveli, sempre di più, un utile strumento conoscitivo, funzionale all'ulteriore miglioramento del reciproco dialogo tra Governo e Parlamento, nel quadro di una sempre più consapevole, sistematica ed efficace partecipazione del nostro Paese alle politiche dell'Unione europea.
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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