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Relazione programmatica 2016, premessa del Sottosegretario Gozi

24 dicembre 2015Parole chiave: ,
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(Estratto dalla premessa del Sottosegretario Gozi dalla Relazione programmatica 2016) 


La relazione programmatica presentata al Parlamento un anno fa poneva l'accento soprattutto sull'esigenza di continuare il lavoro avviato, nel semestre precedente, dalla Presidenza italiana della UE. Sulla necessità di costruire su quel "nuovo inizio" che abbiamo cercato di assicurare all'Unione Europea in coincidenza con l'avvio di un nuovo ciclo politico istituzionale.

Nel 2016 il tema centrale, per il Governo italiano, sarà rafforzare ancora di più le politiche e il processo di riforma dell'Unione. Costruire sul buon inizio della seconda parte del 2014 e del 2015 per mantenere la promessa, che la stessa Commissione ha fatto propria, di una "nuova partenza" dell'Unione, guardando in particolare al 2017, quando celebreremo i sessanta anni del Trattato di Roma.

Per centrare quest'obiettivo, dobbiamo fare in modo che l'Europa sviluppi gli strumenti e soprattutto trovi la volontà politica per superare una serie di sfide vecchie e nuove. La più visibile, negli ultimi mesi, è stata l'emergenza migratoria.

L'Unione ha raggiunto un accordo complessivo su un pacchetto di misure, molte delle quali ricalcano esattamente le linee tracciate dalla Presidenza italiana del 2014; ma resta ancora molto da fare per fronteggiare un fenomeno con cui dovremo convivere, realisticamente, per i prossimi anni.

Altrettanto necessario e urgente è riportare la UE su un percorso virtuoso di crescita riparando i guasti di troppi anni di austerità. Negli ultimi mesi, si è diffusa l'impressione che la fase acuta della crisi sia ormai alle nostre spalle. Ma è troppo presto per tirare un respiro di sollievo, perché le cause profonde del malessere europeo degli ultimi anni non sono state ancora rimosse. Per questo l'Italia continuerà ad adoperarsi per riforme ambiziose, a cominciare da una diversa politica economica che privilegi ancora di più crescita e creazione di posti di lavoro, per consentire all'Eurozona di riprendere slancio e affrontare con più forza ed efficacia le nuove sfide.

Dovremo poi spingere ancora di più per un'Europa della sicurezza: il terrorismo islamico ha sferrato un attacco senza precedenti contro tutti gli europei. La minaccia alla nostra sicurezza viene dall'interno e dall'esterno. Nuove regole e strumenti comuni di prevenzione, utilizzando al meglio tutte le nuove tecnologie, e una maggiore cooperazione tra le forze di polizia europee sono assolutamente prioritarie nel 2016.

Anche la decisione della Gran Bretagna di sottoporre a referendum la sua appartenenza all'Unione Europea rappresenterà una sfida importante nel 2016, e l'Italia non mancherà di giocare un ruolo costruttivo per favorire la permanenza britannica nell'Unione, contemperando le esigenze di tutti gli attori coinvolti e la coerenza complessiva del progetto europeo.

Ma la sfida più grande, probabilmente, è quella di superare la crisi di fiducia nel progetto europeo che serpeggia sempre di più in ampi settori dell'opinione pubblica europea. La disaffezione delle opinioni pubbliche è anche conseguenza di un'Unione europea che negli ultimi ha trascurato la dimensione sociale e politica: un'Unione percepita dai cittadini come distante ed eccessivamente complessa, persa dietro automatismi e regole astratte, troppo spesso inefficace e litigiosa, quasi sempre in ritardo rispetto all'incalzare degli eventi. Anche su questo fronte, l'Italia intende adoperarsi, assieme agli Stati membri che condividono la nostra sensibilità, per un rilancio del progetto europeo, per fare sì che l'Europa riscopra la sua ragion d'essere e le sue ambizioni e per far sì che i cittadini europei ritrovino le ragioni del loro stare assieme.

Come vogliamo perseguire questi obiettivi e i molti altri che verranno indicati nella relazione programmatica? Come può e deve farlo un Paese come l'Italia. Abbiamo dimostrato ancora una volta, con la nostra ultima Presidenza e nell'ultimo anno, che sappiamo esercitare un'azione di leadership in Europa. Abbiamo un patrimonio di credibilità importante, che si sta rafforzando grazie soprattutto all'ambizioso programma di riforme nazionali che stiamo portando avanti. Stiamo facendo ripartire il nostro Paese. Stiamo riformando l'Italia. Possiamo e dobbiamo dire la nostra in Europa, senza arroganza ma sapendo il posto che ci spetta e forti della convinzione che anche in Europa siano necessari importanti processi di riforma. Senza inutile conflittualità ma nella piena consapevolezza di dover difendere con energia le nostre buone ragioni.

Ed è questo il filo conduttore del programma che l'Italia intende portare avanti in Europa. Stiamo cambiando l'Italia anche per cambiare l'Europa.
Sandro Gozi

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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