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Mercato unico

1 luglio 2012Parole chiave:
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 Nel 1957 prende il via un progetto molto ambizioso: dare vita ad un mercato comune. I Paesi europei si impegnano, infatti, con il Trattato di Roma a rimuovere le barriere interne alla libera circolazione dei beni, servizi, capitali e persone (le "quattro libertà fondamentali") per dar vita alla progressiva integrazione delle economie europee.

Viene previsto un percorso graduale chiamato periodo transitorio articolato in tre tappe, di quattro anni ciascuna, che punti a realizzare l'e doganale (quindi, abolizione dei dazi doganali all’interno del mercato comune e determinazione di una tariffa esterna comune), la libera circolazione delle merci (eliminando ogni misura restrittiva) e la libera circolazione delle persone, dei servizi e, in una certa misura, dei capitali.

In molti casi, gli obiettivi vengono raggiunti prima del 1° gennaio 1970, la scadenza prevista dal Trattato di Roma. L'istituzione di un'e doganale viene ultimata nel 1968 e successivamente vengono introdotte diverse misure, tra cui quelle riguardanti l'IVA, per garantire una certa armonizzazione fiscale in tutto il territorio comunitario.

Ma i traguardi ottenuti non sono sufficienti, restano una serie di ostacoli che impediscono la reale e concreta realizzazione di un mercato comune. Al processo di integrazione serve quindi una accelerazione che solo la creazione di uno spazio economico molto simile ad un vero e proprio mercato interno può garantire.


La creazione del mercato interno

L'obiettivo di creare un "mercato interno" viene sostenuto dai governi degli Stati membri in occasione del Consiglio europeo di Bruxelles del marzo 1985. La Commissione europea presenta un Libro bianco, approvato nel giugno 1985, in occasione del Consiglio europeo di Milano, che contiene circa 300 provvedimenti legislativi necessari al completamento del mercato interno da adottare, da parte delle istituzioni europee, entro il 31 dicembre 1992.

Il programma della Commissione viene recepito nel 1986 nell'Atto Unico Europeo che costituisce la prima vera importante revisione del Trattato di Roma in quanto introduce la nozione di mercato interno, ora definito come "uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali" e la cui realizzazione è soggetta ad una precisa scadenza: il 31 dicembre 1992.

Oltre il 90% delle misure previste dal Libro bianco vengono progressivamente adottate: la liberalizzazione di tutti i movimenti di capitali, l'abolizione del controllo delle merci comunitarie alle frontiere interne, l'abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere, i progressi per favorire le libertà di stabilimento e la libertà di prestare servizi, l'armonizzazione e il riconoscimento reciproco dei diplomi, l'accesso alle professioni regolamentate e non regolamentate, l'apertura del sistema degli appalti pubblici, dei sistemi bancari e assicurativi.

Ma anche questa volta, l'enorme sforzo delle istituzioni europee e i passi avanti pur importanti compiuti non bastano a far emergere il notevole potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro che soprattutto il settore dei servizi, capace di rappresentare i due terzi del PIL dell'Unione, può generare. Troppi gli ostacoli negli Stati membri dell'UE soprattutto alla libertà di stabilimento e alla prestazione di servizi.


La liberalizzazione dei servizi

La liberalizzazione dei servizi diventa il nuovo obiettivo della Commissione europea. Al termine di un dibattito lungo e complesso, il 16 novembre 2006 la direttiva servizi viene approvata. Il provvedimento consente a un fornitore di servizi, originario di uno Stato membro, di svolgere la propria attività in qualsiasi Paese dell'UE sulla base della normativa del proprio Paese d'origine. In contropartita, gli Stati membri possono peraltro adottare misure "non discriminatorie, proporzionali e necessarie" qualora si evidenzino problemi connessi all’ordine pubblico, alla sanità pubblica ed alla protezione dell’ambiente. I servizi pubblici, come ad esempio l’istruzione, e i servizi già disciplinati da normative europee, come l’energia o i servizi finanziari, non sono interessati da questa direttiva. Analogamente, le leggi in materia di lavoro vigenti nei differenti aesi dell'UE non hanno subito alcuna modifica in seguito all'adozione della direttiva servizi.

Il varo della direttiva servizi era stato preceduto da un altro importante provvedimento, la direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali, che consente al lavoratore interessato di accedere nello Stato membro di accoglienza alla professione per cui è qualificato e di esercitarla con gli stessi diritti dei cittadini nazionali. In questo modo, si favorisce la libera circolazione dei lavoratori, nonché una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro ed in quello dei servizi.

Eppure, nonostante i notevoli progressi realizzati, il mercato unico non può oggi considerarsi completato. Semmai viviamo tuttora una fase di sviluppo, pur caratterizzata da una progressione costante, nella quale resta sempre concreto il rischio che possano insorgere nuove barriere.


Rapporto Monti

Per questo motivo, il Presidente della Commissione europea ha incaricato Mario Monti, ex Commissario UE per il mercato interno e per la concorrenza, a definire una nuova strategia per il rilancio del mercato unico, il cosiddetto Rapporto Monti del maggio 2010, che costituisce la base per la nuova Comunicazione "Verso un atto per il mercato unico - Per un’economia sociale di mercato altamente competitiva" presentata il 27 ottobre dello stesso anno dalla Commissione europea. La Comunicazione contiene un elenco provvisorio di 50 azioni in cui si dovrà sostanziare, in linea con il percorso tracciato dal Rapporto Monti e a seguito di una consultazione con Stati membri e Parlamenti nazionali, il futuro Atto per il Mercato Unico. Le proposte dalla Commissione europea sono basate su tre grandi linee direttrici: sostenere una crescita economica duratura e sostenibile, rilanciare la fiducia dei cittadini europei nel mercato interno, migliorare la governance del mercato interno.

12 cantieri per il mercato unico

Il 13 aprile 2011 la Commissione europea adotta il nuovo Atto per il mercato unico con cui si propone di aprire 12 cantieri per rilanciare il mercato unico per il 2012. Il documento parte dall'assunto che il mercato unico resta il cuore ed il motore economico principale dell'e Europea e la migliore carta possibile per rispondere alla crisi economica attuale. Tuttavia, il suo potenziale di crescita non è ancora pienamente utilizzato, malgrado i progressi realizzati dalla sua creazione nel 1992. I 12 cantieri rappresentano dodici leve di crescita, competitività e progresso sociale che vanno dalla mobilità dei lavoratori ai finanziamenti per le PMI, alla protezione dei consumatori, passando per i contenuti digitali, la fiscalità e le reti transeuropee. La loro finalità è facilitare la vita di tutti i protagonisti del mercato unico: le imprese, i cittadini, i consumatori ed i lavoratori.

Patto crescita e occupazione. Rafforzare il mercato unico

Con l'adozione del "Patto per la crescita e l'occupazione" in occasione del Consiglio europeo del 28/29 giugno 2012, l'Unione Europea inserisce il "rafforzamento del mercato unico" tra le "nuove misure urgenti per stimolare la crescita e l'occupazione" e per "potenziare il finanziamento dell'economia nel breve e medio periodo", al fine di "rendere l'Europa più competitiva come luogo di produzione e di investimento".

Il rafforzamento del mercato unico comporta l'eliminazione degli ostacoli ancora presenti ad una piena realizzazione del mercato stesso, in particolare nelle industrie digitali e di rete. Obiettivo della Commissione è presentare ulteriori misure a sostegno alla crescita nell'autunno 2012 nell'ambito del secondo atto per il mercato unico. "Si dovrà raggiungere al più presto - si legge nel documento - un accordo sulle proposte relative agli appalti pubblici, alla firma elettronica e al riconoscimento delle qualifiche professionali". E si spinge per una immediata attuazione della direttiva "Servizi" "anche attraverso una rigorosa revisione tra pari delle restrizioni nazionali e un'azione celere per eliminare ostacoli ingiustificati". In gioco ci sono almeno 330 miliardi di euro di ulteriore utile economico che una corretta attuazione della Direttiva permetterebbe.

Grande peso viene anche attribuito alla realizzazione del mercato unico digitale entro il 2015 "che imprimerà nuovo dinamismo all'economia europea" e al completamento del mercato interno dell'energia entro il 2014 che oltre a garantire che "nessuno Stato membro rimanga isolato dalle reti europee di distribuzione del gas e dell'energia elettrica dopo il 2015" contribuirà anche notevolmente "alla competitività, alla crescita e all'occupazione nell'UE".


Per saperne di più:
Normativa sul mercato unico europeo
The EU Single Market - sito della Commissione UE [EN]

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