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Programma Nazionale di Riforma - Introduzione

5 novembre 2010Parole chiave: ,
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La crisi economica ha avuto tra i suoi più importanti effetti quello di spingerci a ripensare i meccanismi con i quali l'economia è governata in Europa. La crisi greca e le decisioni che hanno portato ad una sua soluzione condivisa ci hanno insegnato che i pilastri sui quali poggiava la stabilità europea non erano sufficienti; e d’altro canto è maturata la consapevolezza che non basta avere una struttura rafforzata sulla stabilità, bisogna avere una struttura più forte per il coordinamento di tutte le politiche economiche di riforma. Bisogna cioè trovare un metodo perché le politiche di riforma siano convergenti e rispondano realmente ai bisogni dei Paesi, affrontando con efficacia gli ostacoli allo sviluppo.

La scelta compiuta dal Consiglio europeo di adottare la nuova strategia “Europa 2020” deriva da questa nuova consapevolezza. Stabilità e riforme sono oggi le due direttrici chiave della politica economica in “Europa 2020”, i cui contorni sono delineati nei due documenti strategici, il Programma di Stabilità e il Programma Nazionale di Riforma. Essi rappresentano la mappa che i Paesi europei dovranno seguire per raggiungere obiettivi di crescita e occupazione più ambiziosi e sostenibili.

Il documento che il Governo italiano ha redatto in questa fase transitoria della strategia serve a dare l’avvio a questa nuova fase. Esso è oggi in versione preliminare: la versione finale verrà presentata all’Unione Europea nel mese di aprile del 2011 insieme al Programma di stabilità, nel quadro del nuovo ciclo di programmazione del “Semestre europeo”.

In questa prima fase abbiamo dato enfasi alle iniziative che sono già in atto, o che intendiamo mettere in atto a breve, per superare gli ostacoli alla crescita dell’Italia e avviare il processo per raggiungere gli obiettivi al 2020 su occupazione, conoscenza, energia e clima, povertà.PNR 2010 - Tavola 1
I principali ostacoli alla crescita del nostro Paese sono noti: l'elevato livello di debito pubblico, e la conseguente necessità di controllare strettamente le finanze pubbliche; la competitività, anche guardata dal punto di vista della relazione tra salari e produttività; il grado di concorrenza, ancora insoddisfacente, in alcuni settori; il sistema di istruzione e formazione, che deve essere più moderno ed efficiente a tutti i livelli; un livello di ricerca e innovazione che deve essere migliorato e portato al servizio della competitività delle imprese; un livello di occupazione che, se pure è migliorato negli ultimi anni nel suo complesso, presenta ancora forti differenze a livello regionale, e specialmente se consideriamo l’occupazione femminile e quella giovanile.

Il primo passo è dunque garantire la stabilità delle finanze pubbliche. Nel Programma vengono descritte alcune misure strutturali destinate a questo obiettivo, di cui le più rilevanti sono il processo di stabilizzazione e riduzione della spesa pensionistica in rapporto al PIL, avviato già nel 1995 e recentemente completato con il decreto legge n. 78/2010, e il federalismo fiscale, su cui vanno citate le recenti norme sul federalismo demaniale e sul trasferimento di competenze tributarie dal centro alla periferia. Inoltre, è stato avviata la discussione su una riforma complessiva del sistema tributario italiano, che sarà ispirata a principi di semplificazione, decentramento, e spostamento del peso della tassazione dalle persone alle cose.

Per il lavoro, l’obiettivo del Governo è raggiungere un tasso di occupazione al 2020 del 67-69%, attraverso strumenti già in corso di attuazione, come il piano triennale per il lavoro, che prevede quali punti chiave la lotta al lavoro irregolare e l’aumento della sicurezza sul lavoro, il decentramento della regolazione e l’attuazione del principio della sussidiarietà, lo sviluppo delle competenze per l’occupabilità ed il reimpiego. L’incremento del tasso di occupazione delle donne riveste un ruolo chiave: sia il Programma per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro "Italia 2020" presentato nel 2009 che il Piano per la conciliazione del 2010 sono finalizzati a favorire la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli dedicati alla cura della famiglia e a promuovere le pari opportunità nell'accesso al lavoro. Per i giovani, la difficile transizione dal mondo dell’istruzione e della formazione a quello del lavoro resta una delle principali criticità su cui intervenire per contrastare i crescenti tassi di disoccupazione, la dispersione scolastica e i bassi tassi di occupazione giovanili.

La riforma del modello contrattuale del lavoro, su cui molte iniziative sono già state prese, sarà essenziale per migliorare la competitività delle imprese e permettere un migliore allineamento della crescita dei salari alla crescita della produttività. Vi sono poi interventi per migliorare l’ambiente competitivo, come la trasposizione della direttiva europea sulla libera circolazione dei servizi, che stanno portando cambiamenti profondi. Altrettanto importante sarà l’approvazione la legge annuale sulla concorrenza, su cui il lavoro è già in corso, e trasporre rapidamente le recenti direttive sul mercato dell’energia e del gas. Tra gli altri provvedimenti in evidenza, l’introduzione di zone a burocrazia zero nel Mezzogiorno e la scelta per le imprese europee che vogliono insediarsi in Italia del regime fiscale europeo più favorevole.

Conoscenza, ricerca, e innovazione sono naturalmente fattori chiave per la competitività del sistema. Le riforme che stiamo apportando al sistema di istruzione e a quello universitario hanno come principi ispiratori la ridefinizione dell’intero sistema di formazione, adeguando i curriculum alle esigenze del mercato del lavoro, e contenendo la spesa. Le misure in atto porteranno alla riduzione degli abbandoni scolastici ad un livello del 15-16% e ad un incremento della diffusione dell’istruzione terziaria o equivalente fino al 26-27% della popolazione.

Tutte le politiche di incentivazione della ricerca e dell’innovazione debbono considerare la struttura produttiva del nostro Paese, basata su una prevalenza di piccole e medie imprese (PMI), ed esposta alle sfide sia della competizione globale di prezzo nelle produzioni nazionali di tipo tradizionale (tessile, abbigliamento, calzature, legno-arredo-casa, meccanica leggera, prodotti agroindustriali), sia alla competizione sleale (soprattutto contraffazioni) per i prodotti del made in Italy. Le politiche per l’innovazione, la ricerca e sviluppo sono dunque chiamate a sostenere lo sforzo del sistema produttivo volto all’innalzamento della qualità dei prodotti e dei processi, tutelandolo per questa via anche da tentativi di concorrenza sleale. Dal punto di vista dell’obiettivo numerico di spesa in ricerca, ferma restando la posizione italiana di maggior favore per un indicatore congiunto su ricerca e innovazione, l’Italia ha adottato un obiettivo dell’1,53% di spesa totale in rapporto al PIL, che tiene conto dei necessari vincoli di finanza pubblica e del fatto che va stimolata in particolare la quota di spesa privata in ricerca.

Di essenziale importanza per lo sviluppo futuro del nostro Paese il ritorno all’energia nucleare, che avrà effetti enormemente positivi in termini di competitività delle imprese italiane. Alcuni degli obiettivi su energia e clima sono stati definiti a livello europeo: ci riferiamo a quello sulle energie rinnovabili, pari al 17% dei consumi finali interni, e quello sulla riduzione delle emissioni, del 20% a livello europeo. Sull’efficienza energetica, invece, l’Italia ha adottato un obiettivo del 13.4% al 2020, misurati come risparmi di energia primaria.

Va sottolineato che al raggiungimento degli obiettivi del Programma contribuiscono gli interventi di politica regionale, programmati nell’ambito del Quadro strategico nazionale 2007 – 2013 e dei programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali comunitari in larga misura già concentrati sui i temi della strategia UE 2020. I programmi sono in corso di attuazione e il Governo è impegnato nel dare nuovo impulso alle Amministrazioni centrali e Regioni perché ne accelerino la realizzazione e ne migliorino l’efficacia.

Questa bozza rappresenta il primo passo di quello che ci auguriamo sia un nuovo percorso per ridurre davvero gli squilibri esistenti a livello regionale, nazionale, ed europeo, e garantire ai cittadini e alle imprese maggiore benessere, crescita, e occupazione.

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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